Calhoun nuovo AD dal 13 gennaio

Boeing caccia il ceo Muilenburg dopo lo stop al 737 Max

L'amministratore delegato ha perso la fiducia del board dopo quella dei regulators, dei politici e dei consumatori. Per l'azienda la rotta per il recupero rimane accidentata, con critiche anche nei confronti dei suoi progetti per lo spazio e nella Difesa

di Riccardo Barlaam

Boeing, da gennaio stop alla produzione dei 737 Max

4' di lettura

NEW YORK - Boeing ha annunciato che il chief executive Dennis A. Muilenburg si è dimesso e verrà sostituito nella carica da David L. Calhoun, presidente del board del gigante dell'aerospazio americano. La società è alla prese con una crisi senza precedenti causata dai due incidenti aerei dei 737 Max. «Il consiglio di amministrazione ha deciso che un cambiamento della leadership è necessario per recuperare la fiducia nella società, mentre si va avanti e si lavora per ripristinare i rapporti con i i regolatori, i clienti e tutti gli altri azionisti”, scrive in una nota l'azienda.

Piena trasparenza

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«Con la nuova leadership dell'azienda, Boeing opererà con un rinnovato impegno per la piena trasparenza, compresa una comunicazione efficace e proattiva con la Federal Aviation Administration, gli altri regolatori globali e i suoi clienti». Le dimissioni di Muilenburg dalla sua posizione di Ceo e consigliere di amministrazione hanno effetto immediato. Il direttore finanziario Greg Smith fungerà da amministratore delegato ad interim durante il periodo di transizione. Calhoun assumerà il ruolo di Ceo e presidente a partire dal 13 gennaio del prossimo anno.

Al timone dal 2015
Muilenburg, 55 anni, ingegnere aerospaziale era in Boeing dal 1985. Ha percorso tutta la carriera in azienda fino a diventare amministratore delegato nel 2015. In questi mesi è stato criticato da più parti per il modo con cui è stata gestita la crisi dei 737 Max, per la scarsa trasparenza e le tardive ammissioni di responsabilità. Lo scorso novembre davanti alla Commissione Trasporti del Senato Muilenburg aveva raccontato che aveva pensato alle dimissioni subito dopo il secondo incidente aereo in Etiopia, ma alla fine aveva deciso di restare per contribuire a rilanciare la società e a superare la più grave crisi della sua storia secolare.

«Ho fatto quello che dovevo»
Ai senatori Muilenburg aveva detto anche che riteneva di aver fatto tutto quello che doveva fare nel modo giusto. Nei due incidenti aerei sono morte 346 persone. E secondo quanto emerso dalle inchieste i collaudatori di Boeing erano a conoscenza dal 2016 dei problemi del sistema anti stallo (Mcas) dei 737 Max, all'origine dei due disastri aerei, ma avrebbero fornito una versione edulcorata alla Faa per ottenere la certificazione al volo. La stessa Boeing ha sempre negato pubblicamente dell'esistenza dei problemi sulla nuova versione dei jet a medio raggio più venduti della storia. E non ha cambiato versione sino a quando le autorità regolamentari di tutto il mondo non hanno deciso lasciare a terra i 737 Max dal marzo scorso.

Spazio, problemi nel volo-test della navetta Boeing "Starliner"

Lo stop alla produzione
La Faa, accusata di troppa vicinanza e di aver rilasciato delle certificazioni facili a Boeing, ha appena fatto sapere che il permesso per far volare di nuovo i 737 Max non arriverà entro fine anno e nemmeno a inizio del prossimo, come anticipato più volte da Muilenburg. I regolatori Usa e anche quelli europei forse a fine febbraio potrebbero rilasciare il bollino verde. Boeing nel frattempo a inizio della scorsa settimana ha annunciato che dal primo gennaio bloccherà “temporaneamente”, ma a tempo indeterminato, la produzione nel suo stabilimento a Renton, vicino Seattle, nello stato di Washington, dove si assemblano gli aerei.

Danni al Pil Usa
I danni economici dello stop alla produzione dei 737 Max toccheranno anche le 8mila aziende fornitrici di componenti. E perfino il Pil Usa che secondo le stime degli analisti nel primo trimestre 2020 avrà un rallentamento dello 0,5% per lo stop produttivo di Boeing.

Il flop della navicella spaziale
Ad aggiungere criticità è arrivato il flop del lancio della navetta spaziale di Boeing sempre la scorsa settimane: venerdì alle 6.36 la nuova capsula spaziale Starliner Cst-100 è partita da Cape Canaveral per un volo test. Ma 50 minuti dopo il lancio, per un'anomalia del sistema elettronico avvenuta dopo la separazione dal razzo lanciatore Atlas V, la navicella ha sbagliato orbita e non è riuscita ad agganciare la Stazione spaziale internazionale come previsto.

La telefonata di Trump
Troppo anche per il potentissimo Muilenburg. Il super manager, con 23 milioni l'anno di salario più i bonus, davanti alle critiche bipartisan della Commissione trasporti del Senato, nel novembre scorso, aveva annunciato che avrebbe rinunciato ai bonus quest'anno. Trump qualche giorno fa lo aveva chiamato al telefono per assicurarsi che la crisi del Boeing venisse superata e non intaccasse anche la crescita dell'economia americana nell'anno delle elezioni. Il flop della navicella spaziale è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Oltre al bonus ora dovrà rinunciare ai due milioni di stipendio al mese. Per Boeing si apre ora la sfida più difficile, quella di recuperare oltre ai danni economici e alla leadership ingegneristica traballante, un danno reputazionale enorme.

Per approfondire:
Perché lo stop al Boeing 737 Max è un colpo al cuore dell'industria Usa
Nuovo scivolone di Boeing: la capsula spaziale esce dall'orbita

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