festival del lavoro

Boeri: calo immigrati è un problema serissimo per le pensioni da pagare

di Matteo Prioschi


Boeri, avanti su vitalizi e privilegi pensioni politici

3' di lettura

Gli immigrati consentono di risolvere un problema che il sistema previdenziale attuale non è in grado di affrontare, cioè la riduzione del numero di lavoratori italiani. Quasi a rispondere alle dichiarazioni del ministro dell’Interno Matteo Salvini, il presidente dell’Inps, Tito Boeri, intervenuto anch’egli al Festival del lavoro, ha ricordato come gli scenari demografici prevedano che la riduzione dei flussi migratori già in atto non consente di compensare la diminuzione della popolazione autoctona.

«Il sistema previdenziale – ha detto Boeri - ha meccanismi che tengono conto dell’allungamento della vita, ma non è in grado di adattarsi al fatto che diminuiscono le coorti di pensioni che entrano nel sistema. La classe dirigente deve spiegare agli italiani che questo è un problema ed è immediato perché anche ammettendo che gli italiani riprendano a fare figli ci vorranno almeno 20 anni prima che inizino a versare contributi mentre gli immigrati versano subito».

Pensioni di domani fardello sui lavoratori
Il sistema previdenziale italiano si basa sul fatto che le pensioni attuali vengono pagate da chi lavora oggi. E se si riduce il numero di contribuenti, diventa difficile mantenere la situazione bilanciata. Sempre Boeri ha ricordato che, in base alle valutazioni del Fondo monetario internazionale, oggi in Italia ci sono 2 pensioni ogni 3 lavoratori mentre tra vent’anni ci sarà 1 pensionato per 1 lavoratore. Tenuto conto che gli assegni oggi valgono «mediamente l’83% del reddito» incassato in precedenza dall’interessato, «si crea un fardello molto pesante che grava sui lavoratori».

La flessibilità ha dei costi
La necessità di tenere i conti in ordine non vieta però in assoluto di prevedere l’introduzione di misure di flessibilità in tema pensionistico. Tuttavia «la flessibilità ha dei costi che si devono rendere neutrali con aggiustamenti attuariali» per cui se si va in pensione prima si riceve un assegno meno ricco, dato che la speranza di vita è più lunga. E su questo fronte sarebbe utile tenere conto delle differenti aspettative di vita in relazione all’attività lavorativa svolta, ma a questo riguardo «non si hanno ancora notizie della commissione prevista dall’ultima legge di bilancio» che avrebbe dovuto raccogliere ed elaborare i dati disponibili.

Dal taglio dei vitalizi 200 milioni di risorse
In tema di equilibrio di costi e di equità, sul fronte dei vitalizi per i quali l’ufficio di presidenza della Camera ha messo a punto un taglio consistente con relative polemiche, Boeri ha ricordato che in base alle stime fatte dall’Inps, il risparmio complessivo potrebbe arrivare a 200milioni di euro, coinvolgendo più istituzioni oltre alla Camera fino ad arrivare ai consiglieri regionali. Si tratta di un «niente rispetto al nostro debito pubblico, ma sono importanti rispetto ad altre voci di spesa, come la Dis-coll, l’indennità di disoccupazione per i collaboratori, che costa meno di tale cifra». E al di là dei numeri si tratta di un intervento simbolico «che conta tantissimo perché - secondo Boeri – chi chiede alle famiglie di fare sacrifici deve dare il buon esempio, altrimenti non ha diritto di chiedere alcunché ai cittadini».

Censimento iscritti ai sindacati quasi al traguardo
È in prossimità del traguardo, invece, il censimento degli iscritti ai sindacati. «Siamo vicini a chiudere un accordo storico – ha dichiarato il presidente dell’Inps – che consentirà di avere misurazioni oggettive e a quel punto potremo dare significato alla definizione di rappresentatività» . Questo è un aspetto rilevante, che è stato oggetto ieri di un vivace scambio di opinioni tra i rappresentanti dei consulenti del lavoro e i vertici dell’Ispettorato nazionale del lavoro (secondo cui si può già fare riferimento ai dati raccolti dal ministero del Lavoro). In base alla normativa attuale, infatti, numerose agevolazioni e interventi di flessibilità contrattuali sono riservati alle aziende che applicano contratti sottoscritti da associazioni comparativamente più rappresentative.

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