Futuro

Boero, innovare è una questione di spezie

di Giovanna Mancini

 Il tetto del Padiglione Italia a Dubai, di cui Boero è sponsor. Suoi sono i prodotti usati per verniciare il tetto, le colonne portanti e alcune zone interne.

3' di lettura

«Il mondo sarà salvato dalla chimica e dalla ricerca, ne sono convinto». Giampaolo Iacone, direttore generale e Cfo di Boero, non è un chimico (ha studiato giurisprudenza), ma da 40 anni lavora per il gruppo genovese fondato nel 1831, specializzato in prodotti vernicianti per l’edilizia e lo yachting. Della chimica Iacone conosce bene perciò pregi e difetti, ma soprattutto potenzialità, in un’epoca di grandi e necessarie trasformazioni in chiave ecosostenibile: «È un processo lento, ma ci arriveremo – assicura –. Investiamo da anni per rendere più sostenibili i processi produttivi e per studiare formulazioni innovative, che sostituiscano ai prodotti di chimica pura, di sintesi, prodotti in parte naturali, meno impattanti su ambiente e salute».
Non è facile: prodotti di questo tipo avranno performance diverse da quelli tradizionali e costeranno un po’ di più. Perciò serve tempo: alle aziende per metterli a punto, sperimentarli ed industrializzarli. Al mercato per comprenderli e assorbirli. «Deve cambiare la sensibilità – aggiunge Iacone –. Quando 30 anni fa siamo usciti con gli smalti all’acqua anziché a solvente, i clienti ci hanno messo un po’ per accettarli. Ma la direzione è questa e un nuovo mercato, spinto anche dalle generazioni più giovani, si sta creando. Perciò non solo vale la pena, ma è doveroso per un’azienda come la nostra investire su questo fronte: sia per business, sia per etica».

Verso nuove frontiere

Boero investe ogni anno il 3% del fatturato (circa 90 milioni di euro nel 2020) nelle attività di ricerca e sviluppo, che dal 2016 sono state concentrate a Rivalta Scrivia, in provincia di Alessandria, nella stessa zona industriale in cui, dal 2010, ha sede anche lo stabilimento produttivo dell’azienda, che ha invece mantenuto a Genova gli uffici centrali. La ricerca è sempre stata l’anima di questa impresa familiare, ricorda il presidente onorario Andreina Boero, quarta generazione della famiglia dei fondatori, che ancora oggi detiene una quota rilevante del gruppo, controllato dalla portoghese Cin. Nei 1.200 metri quadrati del centro di R&D di Rivalta lavorano 40 persone, in quattro aree: Formulazione, Colore, Laboratorio chimico-fisico e Assistenza tecnica. Il 10% di loro è impegnato in attività «di frontiera», ci racconta Alessandro Beneventi, direttore tecnico e acquisti del gruppo. Come quelle che hanno dato vita ai prodotti utilizzati per la realizzazione del Padiglione Italia all’Expo di Dubai. Boero ha utilizzato oltre 17mila litri di prodotti per verniciare i tre scafi rovesciati che formano il tetto del Padiglione, dando vita al più grande tricolore della storia d’Italia (2.100 mq), oltre alle 165 colonne che sorreggono l’edificio. All’interno, l’azienda ha decorato alcune zone ricorrendo a «nanomaterie», pitture che utilizzano pigmenti a base dell’alga spirulina. «Questo lavoro sta suscitando grande interesse – ammette Iacone –. Ma servirà ancora tempo prima di poter mettere sul mercato i prodotti sperimentali».

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Intelligence chimica

Erika Cozzi (PhD in Scienze dei materiali) è Innovation Specialist del gruppo e fa parte del manipolo di ricercatori dedicati alle ricerche più avanzate: due anni fa ha seguito il primo progetto di sostenibilità in ambito di economia circolare, sviluppato con l’Istituto italiano di tecnologia (Iit) di Genova, che puntava a sostituire i pigmenti chimici con quelli naturali, realizzando bioplastiche a partire dagli scarti della produzione alimentare, come bucce d’arancia o polveri di cacao e caffè. Un lavoro ancora in progress, spiega Alessandro Beneventi: «La sfida è trasformare questa idea in un processo industriale sostenibile anche dal punto di vista economico, attraverso la creazione di una filiera». Nel frattempo, si procede anche su altri fronti. Quando la incontriamo nei laboratori di Rivalta, Erika Cozzi sta pesando su una bilancia «delle materie prime di origine naturale, per realizzare un protettivo per la verniciatura del legno». Non può dirci di più: è segreto industriale. Anche se il lavoro di «intelligence chimica» (così lo definisce Beneventi) si svolge nel Laboratorio chimico-fisico che analizza le caratteristiche dei prodotti propri e della concorrenza, è nel reparto Formulazione che si studiano e realizzano le «spezie» usate nello stabilimento produttivo, pochi metri più in là.

La produzione

Qui ci attende Michele Piscitelli, direttore operations dell’impianto in cui lavorano 140 persone. È lui a parlare di «spezie», in senso metaforico, mentre ci illustra il processo produttivo, che consiste nel mescolare, all’interno di grandi serbatoi, alcuni ingredienti: polveri, resine, acqua. E additivi (le «spezie», per l’appunto): «quel tocco in più che fa la differenza», spiega Piscitelli. Proprio come in cucina. L’impianto (120mila mq complessivi), è uno dei più grandi poli produttivi per l’industria dei colori e dei prodotti vernicianti in Europa, diviso in due ali speculari per le produzioni all’acqua e quelle a solvente. Da qui escono le latte di vernice da conferire al nuovo magazzino, inaugurato lo scorso agosto, per poi essere consegnate ai clienti: grande distribuzione, soprattutto, e colorifici, ma anche armatori e cantieri navali di tutto il mondo.

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