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Boggi Milano va oltre l’Europa e punta sull’omnicanale

L’azienda di abbigliamento maschile, che nel 2019 ha compiuto 80 anni, punta a espandere la propria rete di vendita toccando quota 330 negozi nel 2023. Con focus su Cina e Russia. Ma non smette di investire sull’Italia, un mercato in continua crescita

di Marta Casadei


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Il negozio Boggi Milano di San Babila dopo il restyling

3' di lettura

«Chi vuole restare sul mercato deve sapersi rinnovare, in linea con le nuove esigenze dei consumatori. Noi l’abbiamo fatto e lo stiamo facendo, senza dimenticare il nostro focus: un prodotto di qualità, made in Italy, proposto con un ottimo rapporto qualità-prezzo». Sandro De Bruno è il ceo Italia di Boggi Milano, azienda di abbigliamento maschile che è nata 80 anni fa come piccolo laboratorio di sartoria e oggi è presente in tutto il mondo con circa 200 negozi e un fatturato che, nel 2018, ha toccato quota 210 milioni. E che crescerà ancora: «Nel 2020 dovremmo raggiungere quota 250 milioni di euro di ricavi», continua De Bruno.

A riflettere lo sviluppo del brand è la rete di negozi a insegna Boggi Milano: attualmente sono 194 in tutto il mondo, ma i piani di espansione sono ambiziosi e puntano a incrementare il network di circa 100 negozi in quattro anni, arrivando a 330 store nel 2023. «A settembre abbiamo aperto a Dusseldorf e Barcellona, poi ci sarà Mosca. Già nei primi mesi del 2020 supereremo quota 200 negozi».

Se il mercato di riferimento di Boggi Milano è l’Europa, con una presenza capillare in Francia, Germania e Svizzera, l’azienda si è spinta anche a Est, in Cina e Russia, dove è presente con due separate joint venture. «La Cina è un mercato importante nel quale abbiamo una forte identità di marchio anche grazie ai clienti cinesi che ci hanno scoperto a Milano e Ginevra. In Russia abbiamo otto negozi e cinque sono in apertura. L’obiettivo è arrivare a 23 punti vendita nel 2023». Il passo successivo potrebbero essere gli Usa: «Al momento non sono nei nostri piani, ma potremmo pensarci tra quattro, cinque anni» dice De Bruno.

Il mercato italiano gioca sempre un ruolo importante nel business: «Registra ogni anno un incremento delle vendite del 3-4 per cento. E continuiamo a investirci: quest’anno abbiamo aperto, tra i tanti, un negozio a Torino e abbiamo riaperto, dopo un restyling importante, quello di San Babila, che è il nostro primo store per fatturato». Poi sarà la volta di Roma, in Piazza Venezia, seguita da possibili aperture in discussione anche a Como, Cagliari, Modena, Bologna, Palermo e Perugia.

La formula retail di Boggi Milano è pienamente omnicanale: «Chi viene in negozio può anche scorrere un catalogo virtuale e ordinare ciò che non è fisicamente disponibile in quel momento. La metà delle nostre vendite online, che nel complesso pesano circa il 10% sul fatturato complessivo, di fatto viene realizzata in store». L’integrazione riguarda soprattutto i punti vendita e il magazzino: «Abbiamo un sistema che permette riassortimenti veloci ed efficienti, per andare incontro alle esigenze reali del singolo negozio».

Il marchio ha una clientela trasversale - «il core target sono i 45-50 enni, ma vendiamo anche ai 25enni e ai 65 enni» - di uomini attenti allo stile sì, ma soprattutto alla ricerca «di un guardaroba che sia contemporaneo e confortevole. Il tempo che si passa fuori di casa - continua il ceo di Boggi Milano Italia - è sempre di più . È per questo che, per esempio, funzionano sempre di più i tessuti antipiega o quelli che si possono lavare in lavatrice. Noi abbiamo deciso di puntare anche sul tech-tailoring che sta riscuotendo un grande successo». Tra i lanci previsti per il 2020 ci sono proprio le linee performance: B-tech, B-washable e B-Jersey.

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