Il caos dopo il voto

Bolivia, il presidente Morales annuncia nuove elezioni

Il Paese è scosso da tensioni e disordini scoppiati dopo il contestato voto che ha sancito il quarto mandato dell’ex coltivatore di coca


Bolivia, continuano le proteste: la polizia si unisce ai manifestanti

3' di lettura

Il presidente della Bolivia Evo Morales ha annunciato la convocazione di nuove elezioni presidenziali. Dopo il voto del 20 ottobre che ha riconsegnato il paese nelle mani di Morales, in Bolivia si è accesa un diffusa protesta contro il neo presidente accusato di aver manomesso i risultati per conquistare un quarto mandato. Tensioni e disordini si sono andati moltiplicando in diverse aree del Paese con l’opposizione sugli scudi e con centinaia di poliziotti che si sono ammutinati in molte città boliviane, rifiutando di intervenire contro i manifestanti anti-Morales.

«Nuove elezioni permetteranno al popolo boliviano di eleggere democraticamente nuove autorità», ha detto Morales in una conferenza stampa a El Alto, vicino a La Paz, aggiungendo di voler cambiare anche i membri del Tribunale elettorale supremo (Tse). Morales ha precisato che «nelle prossime ore» il Parlamento, d’accordo con tutte le forze politiche, stabilirà le procedure per rinnovare l’insieme dei membri del Tse.

Le proteste di piazza dopo il voto del 20 ottobre
Le proteste di piazza hanno già provocato tre morti e centinaia di feriti a causa degli scontri tra polizia e manifestanti. Questi ultimi, nei giorni scorsi, hanno anche preso il controllo di una rete televisiva e di una radio statali e hanno interrotto le trasmissioni. Dal canto suo, Morales ha continuato a negare le accuse di brogli elettorali e ha respinto la richiesta di dimissioni avanzata dal suo sfidante alle elezioni, l’ex presidente di Carlos Mesa.

Accanto all’opposizione, che fin dall’inizio ha gridato ai brogli, anche diverse organizzazioni internazionali sono scese in campo a sollecitare un altro consulto elettorale.

La denuncia di presunte irregolarità da parte dell’Oas
Tra queste anche l’Oas, l’Organizzazione degli Stati americani, che, poco prima dell’annuncio di Morales, aveva chiesto in un comunicato di «annullare» il primo turno delle presidenziali «a causa della gravità delle
denunce e delle analisi relative al processo elettorale» e di indire una nuova consultazione non appena ci saranno «nuove garanzie per la sua celebrazione», compreso appunto un nuovo organismo elettorale. L’Oas aveva spiegato di aver ravvisato «chiare manipolazioni» del sistema di voto e di non aver potuto verificare il risultato: «Le manipolazioni del sistema informatico sono di tale portata che devono essere indagate a fondo dallo Stato boliviano per arrivare ad assegnare le responsabilità in questo grave caso».

Per l’Oas non è statisticamente probabile che Morales si sia assicurato il margine di vittoria di 10 punti percentuali necessario, secondo la legge elettorale boliviana, per conquistare la presidenza a pieno titolo. Morales è stato dichiarato vincitore delle elezioni di ottobre con un vantaggio di poco più di 10 punti sul suo rivale Carlos Mesa. Ma lo scarto così ridotto ha provocato subito la protesta dell’opposizione e acceso lo scontro nelle piazze che si è intensificato nelle ultime settimane.

Davanti ai disordini, Morales e il suo governo hanno denunciato un “colpo di stato” contro il presidente e chiamato a raccolta alcuni leader di sinistra della regione, come il presidente venezuelano Nicolas Maduro, che hanno chiesto una risoluzione pacifica della crisi.

Il richiamo del Papa all’Angelus
Sul caos post elezioni in Bolivia, è intervenuto anche Papa Francesco durante l’Angelus: «Desidero affidare alle vostre preghiere anche la situazione dell’amata Bolivia - ha detto -. Invito tutti i boliviani, in particolare gli attori politici e sociali, ad attendere con spirito costruttivo, e senza alcune previe condizioni, in un clima di pace e serenità, i risultati del processo di revisione delle elezioni, che è attualmente in corso».

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