Lo shock energetico

Bolletta luce, il rialzo sale al 52%. Le nuove stime sulla stangata di gennaio

Re Rebaudengo (Elettricità Futura): «Il problema dei rincari si risolve favorendo investimenti nei nuovi impianti di rinnovabili non colpendo extra profitti che in larga parte non ci sono»

di Jacopo Giliberto

Manovra: bollette in 10 rate contro i rincari, torna il bonus tv

3' di lettura

Prima di tutto, ecco i numeri della crisi verso cui (forse) andiamo. Gli economisti di Nomisma Energia coordinati da Davide Tabarelli il 23 dicembre hanno aggiornato la previsione approssimativa e provvisoria del possibile rincaro delle bollette di luce e gas secondo i nuovi dati di mercato e il meccanismo che usa l’autorità dell’energia Arera per aggiornare le tariffe il 1° gennaio. Ovviamente Nomisma Energia non ha potuto affinare le cifre con i dati dei prossimi giorni né con le nuove decisioni salvabollette del Governo.

I numeri del rincaro

Ma ecco i numeri: elettricità +52%, gas +61%. Una randellata per famiglie e imprese. E anche per molte società energetiche, alcune delle quali sono espostissime. «Le soluzioni? Non è facile, anche perché il motivo del rincaro non è nelle mani dell’Italia e nemmeno dell’Europa: i profitti vanno ai produttori stranieri di gas naturale», osserva Agostino Re Rebaudengo, presidente di Elettricità Futura, l’associazione confindustriale delle aziende elettriche. «Come misura rapida, giustamente il Governo aveva individuato lo spostamento nella fiscalità generale di una parte delle voci “oneri di sistema” che rappresentano in condizioni normali circa il 20% della bolletta elettrica».

Loading...

Le soluzioni da adottare

A medio termine, secondo Re Rebaudengo, la risposta è sbloccare dai veti le fonti rinnovabili di energia. «Se fossimo già oggi nella situazione di centrali prevista al 2030, con più sole e più vento la bolletta energetica italiana costerebbe 30 miliardi in meno. Realizziamo meno di mille megawattt l’anno e i progetti sono in gran parte bloccati: dobbiamo costruire impianti solari ed eolici per 8mila megawatt l’anno. E poi il biometano, decine di progetti di impianti tenuti fermi da una bozza di decreto che scaccia gli investitori: potremmo passare da 1 a 10 miliardi di metri cubi di gas non fossile».

I NUMERI DELLO SHOCK ENERGETICO
Loading...

La tassazione dei profitti

Secondo l’Osservatorio di Anie Rinnovabili, nei primi 9 mesi del 2021 sono stati realizzati appena 809 megawatt. C’è chi, sull’esempio (malriuscito) della Spagna, vuole tassare i profitti delle fonti rinnovabili, che producono corrente a costi bassissimi e la vendono a prezzo pieno. «Macché profitti!» esclama Re Rebaudengo. «Gran parte dell’energia verde è pagata a prezzo fisso e basso con le aste, con le tariffe onnicomprensive, con i certificati verdi e soprattutto è venduta a prezzo fisso con contratti a termine basati su prezzi di cessione stabiliti anche con molto anticipo rispetto alla consegna, a beneficio di chi li ha stipulati».

La crisi potrà riguardare tutti

Il metano è rincarato del 55% in una settimana. C’è chi pronostica blackout imminenti o razionamenti e l’indice di sicurezza energetica Ispred dell’Enea rileva che «in vista dell’inverno richiede particolare attenzione l’indicatore relativo ai margini di adeguatezza del sistema». E intanto la spinta delle rinnovabili più meteopatiche fa correre la necessità di 48 nuove centrali a metano per affiancarne l’incostanza produttiva.
Scrive Alberto Clô sulla Rivista Energia: «Di fronte a questo scenario vieppiù drammatico sorprende l’assoluta inerzia delle autorità europee» e il 23 dicembre l’Assomet (metalli non ferrosi) confermava l’allerta: «Si fermano le aziende».

L’intervento ministeriale

La proposta del ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani per rafforzare l’estrazione dai giacimenti nazionali, con potenzialità di 10-15 miliardi di metri cubi, ha proprio la finalità di ridurre non tanto il prezzo (c’è chi propone di agire sulle royalty per spostare verso la collettività i maggiori profitti) bensì i rischi non remoti di approvvigionamento. Al 31 ottobre l’Italia aveva estratto dai suoi vasti giacimenti appena 2,77 miliardi di metri cubi, potrebbe moltiplicare per cinque.
L’Oipe, l’Osservatorio italiano sulla povertà energetica guidato da Paola Valbonesi, stima che nel 2020 le famiglie in povertà energetica in Italia fossero 2,1 milioni, l’8%, in lieve miglioramento rispetto al 2019, ma «sulla base dei recenti andamenti dei prezzi finali elettricità e gas (post interventi governativi, +54% per elettricità, +44% per gas alla fine del 2021) è ipotizzabile un significativo aumento della povertà energetica».

I NUMERI DELLO SHOCK ENERGETICO
Loading...
Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti