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Bollette a 28 giorni, Consiglio Stato boccia i ricorsi delle compagnie sugli indennizzi

È definitivo. Il Consiglio di Stato mette la parola fine alla vicenda delle fatturazioni a 28 giorni. Per le compagnie telefoniche arriva il rigetto dell’appello contro la decisione Agcom che imponeva “misure ripristinatorie”. Le compagnie dovranno ora rimborsare gli utenti. I ricorsi respinti sono quelli di Wind Tre, Vodafone e Fastweb. Per Tim l’udienza di merito arriverà in un secondo momento.

di Andrea Biondi


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3' di lettura

È definitivo. Il Consiglio di Stato mette la parola fine alla vicenda delle fatturazioni a 28 giorni. Per le compagnie telefoniche arriva il rigetto dell’appello contro la decisione Agcom che imponeva “misure ripristinatorie”. Le compagnie dovranno ora rimborsare gli utenti. I ricorsi respinti sono quelli di Wind Tre, Vodafone e Fastweb. Per Tim l'udienza di merito arriverà in un secondo momento.

Gli utenti, fino a oggi avrebbero potuto accettare misure compensative che gli operatori stanno prevedendo da tempo. Ma senza l’ok dei consumatori (si parla di 10 milioni di utenti interessati) scatterà ora il diritto ai giorni gratis. Il tema dei rimborsi per quanto incassato in più dalle compagnie fra giugno 2017 e i primi di aprile 2018 è andato avanti a forza di ricorsi fino alla sentenza di oggi le cui motivazioni saranno rese note nei prossimi giorni.

Questo il quadro, ad oggi, di una vicenda che ha tenuto banco fra 2016 e 2018 e che ha visto i consumatori salire sulle barricate contro le compagnie telefoniche e la loro scelta di portare la fatturazione a 28 giorni. Un meccanismo, questo, che nei fatti andava a creare un aumento dei ricavi (e quindi dei costi per i consumatori) che Agcom ha quantificato in un 8,6% con una “13esima mensilità” (visto che con le 52 settimane in un anno i rinnovi passavano da 12 a 13).

A marzo 2017 arriva il primo atto della vicenda, la delibera 121/17/CONS con cui Agcom è intervenuta per vietare la fatturazione a 28 giorni nelle offerte sul fisso e convergenti, mantenendo invece la possibilità di utilizzarle nel settore mobile. Fra i vari motivi a spiegare il diverso trattamento fra fisso e mobile, Agcom segnalava che il 76% del traffico mobile in Italia è prepagato.

La delibera dava 90 giorni per mettersi in regola, passati invano. E quindi dal 23 giugno 2017 – dal punto di vista dell'Agcom – Tim, Vodafone, Wind Tre e Fastweb erano de facto inadempienti. E così con 4 delibere (la 497/17 per Wind Tre, la 498/17 per Vodafone Italia, la 499/17 per Tim e la 500/17 per Fastweb) di dicembre 2017, relatore il commissario Francesco Posteraro, l’Autorità interviene poi per multare le compagnie (1,16 milioni) imponendo loro anche lo storno delle somme tratte dai giorni “erosi” rispetto alla fatturazione che sarebbe dovuta tornare mensile dal 23 giugno 2017.

Il ricorso al Tar delle compagnie ha portato al congelamento della restituzione automatica degli utenti fino all’udienza di merito di fine ottobre. Intanto la legge 172/2017 ha messo sostanzialmente fuori gioco le fatturazioni a 28 giorni, con obbligo per le compagnie telefoniche (e le pay tv) di tornare alla fatturazione mensile in un periodo fra il 24 marzo e il 5 aprile 2018.

Si arriva così, con una misura messa comunque fuorilegge, a novembre 2018, con il Tar del Lazio che intanto interviene nel merito, sul pregresso, cancellando la multa di 1,16 milioni per le compagnie telefoniche ma mantenendo i meccanismi “ripristinatori” nel frattempo previsti riconoscendo ai clienti un bonus di giorni in base a ciò che era stato calcolato in più.

Da qui il ricorso delle telco al Consiglio di Stato. Oggi la decisione con la quale peraltro il Consiglio di Stato ha confermato il dimezzamento già deciso dal Tar riguardo alle multe che l’Autorità nelle delibere comminava alle compagnie. Negli ultimi mesi le telco hanno fatto diverse proposte ai clienti per restituire il pregresso sotto forma di servizi compensativi (aumento dei Giga per la connessione Internet o anche altri servizi) . Ora dovranno restituirlo automaticamente in bolletta. Si parla di centinaia di milioni in mancati ricavi per le compagnie telefoniche. Su tutto, poi, pende in parallelo la spada di Damocle dell'Antitrust. L’Agcm ha un’istruttoria in corso su un presunto cartello che si sarebbe manifestato, secondo l’ipotesi accusatoria, nel ritorno dai 28 giorni alle fatturazioni mensili. Le multe sarebbero salatissime.

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