ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa segnalazione al Governo

Bollette, dai contatori al taglio degli oneri di sistema: ecco la ricetta Antitrust per ridurre i prezzi

Nella segnalazione al Governo sulla legge annuale per la concorrenza, l’Autorità presieduta da Roberto Rustichelli segnala i passaggi necessari per assicurare la piena liberalizzazione del mercato dell’energia

di Celestina Dominelli

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3' di lettura

Spostare gli oneri di sistema presenti in bolletta ad altre fonti finanziamento come sta accadendo, per esempio, in Spagna e in Germania dove sono in fase avanzata iniziative legislative volte a rimodulare le voci della fattura energetica pagata dagli utenti finali. E ancora, occorre procedere senza indugi al trasferimento sul mercato libero della clientela domestica e delle micro imprese, ancora oggi servite in maggior tutela , replicando il modello già adottato per le pmi con il servizio a tutele graduali.
Infine, è necessario superare la disomogeneità nell’installazione dei contatori di seconda generazione. Con un obbligo generalizzato per i concessionari dei servizi di distribuzione elettrica con più di 100mila utenze.

Sono queste le indicazioni contenute nella segnalazione inviata dall’Antitrust al Governo con le proposte per la legge annuale sulla concorrenza.

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Il trasferimento degli oneri su altre fonti di finanziamento

L’Autorità presieduta da Roberto Rustichelli fornisce quindi la sua ricetta rispetto ad alcuni nervi ancora scoperti del mercato italiano dell’energia, a partire dal nodo degli oneri di sistema. E, su questo fronte, le considerazioni formulate dall’Agcm sono molto chiare: per l’Autorità è necessario eliminare «il peso improprio» degli oneri di sistema sulla filiera elettrica «per riportare più correttamente il finanziamento delle diverse voci, tra cui quelle di incentivazione alle energie rinnovabili (che rappresentano poi il 70% dell’intero capitolo oneri), a meccanismi di fiscalizzazione mediante l’emanazione di una specifica normativa.

Ma quale? Secondo l’Authority, sarebbe opportuno considerare modelli di finanziamento degli oneri di sistema «che vadano a gravare, in modo selettivo, sul consumo di combustibili fossili nel riscaldamento e nei trasporti, in modo da conseguire contestualmente obiettivi concorrenziali e ambientali». Un passaggio che, riconosce sempre l’Antitrust, dovrà avvenire «con una opportuna gradualità».

Il percorso di riforma indicato dall’Antitrust

L’Autorità è però altresì convinta che un percorso di riforma degli oneri sia possibile anche da subito, eliminando dalla bolletta gli oneri non connessi a obiettivi di sviluppo ambientalmente sostenibile e di contrasto alla povertà energetica. Le voci sopprimibili, secondo l’Agcm, sono quelle relative ai costi di smantellamento delle centrali nucleari dismesse e alla copertura del regime tariffario speciale riconosciuto alla società Rfi per i consumi di elettricità dei servizi ferroviari su rete tradizionale. Per la copertura di tali oneri, si potrà procedere attraverso trasferimenti dal bilancio dello Stato.

Ma l’Antitrust indica anche, tra le possibili fonti di provvista alternative per gli oneri, anche le aste per le quote di emissione di CO2. In sostanza, spiega l’Autorità, una parte del gettito derivante dalla vendita delle quote in asta potrebbe essere trasferita alla Cassa per i servizi energetici e ambientali (Csea) che si troverebbe a gestire i fondi derivanti dal bilancio dello Stato per destinarli alla copertura degli oneri.

Le barriere alla realizzazione del mercato libero

L’Antitrust dedica poi un passaggio della segnalazione alle barriere che ancora impediscono la piena realizzazione di un mercato libero della vendita di energia elettrica e che sono rappresentate, oltre che dagli oneri di sistema e dagli obblighi incombenti sui venditori (i quali si vedono fatturato dal distributore l’ammontare degli oneri dovuti dai clienti finali), dall’elevata incidenza della regolazione dei prezzi e dai perduranti ostacoli alla competizione derivanti dalle difficoltà di accesso ai dati necessari per lo sviluppo di prodotti innovativi. Tutti ostacoli che, unitamente all’elevato livello di concentrazione della vendita retail dell’energia elettrica, si riverberano sui prezzi, ancora tra i più alti della Ue.

La distorsione presente sul mercato

L’Autorità punta innanzitutto il dito contro la scelta effettuata dal legislatore nel 2007 di attribuire in via esclusiva il servizio di maggior tutela ai soli venditori verticalmente integrati nella distribuzione, con conseguente elevata concentrazione, compartimentazione dell’offerta su base locale e correlate pratiche di trasferimento del relativo potere di mercato anche sul segmento non regolato. Tradotto: il fornitore di maggior tutela può procedere allo “svuotamento” del proprio bacino di clienti tutelati, spostandoli sul mercato libero come clienti dell’impresa del proprio gruppo attiva su tale mercato.

La fine della maggior tutela per famiglie e microimprese

L’Agcm si sofferma poi sulla scadenza del 1° gennaio 2023 per la fine della maggior tutela e suggerisce di seguire il modello già adottato per il servizio a tutele graduali per le piccole e medie imprese con il ricorso alle procedure di asta competitiva tenendo però conto della dimensione e delle caratteristiche della clientela interessata (famiglie e microimprese). «Saranno pertanto necessarie la definizione di un numero maggiore di lotti (omogenei dimensionalmente e per caratteristiche della clientela) e l’imposizione di tetti antitrust inferiori a quelli previsti per le pmi.

Il nodo dei contatori

Infine, c’è il capitolo dei contatori di seconda generazione, la cui diffusione sul territorio è, ammette l’Antitrust, troppo disomogenea e limitata ai principali distributori elettrici. Da qui, dunque, l’idea di un intervento normativo che definisca, quale obbligo generalizzato per i concessionari dei servizi di distribuzione elettrica, l’adozione di piani di sostituzione dei contatori con apparecchiature con funzionalità 2G, individuando una scadenza unica per tutto il territorio nazionale almeno per i distributori con più di 100mila utenze.

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