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Bollette dell’acqua, perché in Italia fino al 27% degli utenti non le paga

Un report del centro ricerche Ref rileva che i mancati pagamenti di bollette e tasse si concentrano soprattutto in alcuni settori, come quello idrico, con picchi del 27% di «morosi» nel Sud Italia. Ecco perché ci sono più utenti irregolari e come andrebbe contrastato il fenomeno

di Alfredo De Girolamo

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3' di lettura

Morosità e bonus idrico, questo il titolo di uno dei numerosi paper del centro di ricerche milanese Ref, sempre molto interessanti. Secondo lo studio, in Italia la morosità, ovvero il mancato pagamento di bollette o tasse per servizi, si concentra nel settore idrico e ambientale, e soprattutto al Sud. Vediamo perché. La morosità in Italia per le bollette elettriche o gas si aggira intorno all'1% o 2% degli utenti, valore fisiologico (imprese fallite, persone non rintracciabili). Nel settore idrico si arriva al 27%, così come in quello ambientale (qui c'è una tassa, riscossa dai Comuni o in alcuni casi delle tariffe riscosse dai gestori). Nel settore idrico in realtà le percentuali di morosità variano dal Nord Italia (media del 2,4% con punte del 6%), al Centro (media del 6%, punte del 19%), al Sud (media del 14%, punte del 27%).

In generale, nel servizio idrico è complesso arrivare al distacco del contatore per morosità, sia per motivi legali (l'acqua è un servizio essenziale con risvolti sanitari), che per aspetti tecnici (se il moroso vive in un condominio), la procedura di riscossione forzata, quindi, è più difficile. Se non paghi energia elettrica e gas, il distacco avviene in poche settimane, non così nel servizio idrico. Nel settore rifiuti è tecnicamente impossibile «interrompere» il servizio. Questa minaccia per ottenere il pagamento non funziona: in caso di tassa si procede con la riscossione coattiva tributaria, nel caso delle tariffe è un normale recupero di una fattura, con tempi spesso molto lunghi.

Il problema politico della «morosità» italiana
Ma i differenziali di morosità nelle diverse aree del Paese ci dicono che non esiste solo un problema tecnico – la difficoltà di interrompere il servizio – ma anche un problema gestionale o addirittura politico. L'impegno dei gestori nell'attivare le riscossioni nei tempi dovuti cambia in ragione delle forme gestionali, e nel Sud sono ancora molto diffuse le gestioni in economia, ed il Comune (come si vede nei rifiuti) non sembra essere molto aggressivo nell'esigere i pagamenti. L'ultima istanza del distacco del contatore (anche come sola minaccia) non è ben vista da molti amministratori locali, che esercitano così una moral suasion sui gestori a non ricorrere a questa minaccia (l'unica che riduce al minimo il fenomeno). Non stupisce allora che nella ricerca di Ref si evidenzi come molti utenti morosi siano le stesse amministrazioni pubbliche, locali o centrali che siano.

Il mancato rispetto di questo principio di legalità (il servizio si deve pagare) genera una situazione di iniquità nel trattamento dei cittadini: chi correttamente paga la bolletta in tempo ed è un utente virtuoso, alla fine finisce per pagare anche le bollette dei furbi, e assecondare questo fenomeno è un messaggio sbagliato delle amministrazioni. La quota di morosi poi che non paga perché davvero in difficoltà economica è tutta da definire, ma dimensioni del 27% certo ci dicono che non tutti i furbetti sono in stato di necessità. Su questo punto, le agevolazioni per le cosiddette utenze deboli, è intervenuta la decisione dell'Autorità Nazionale di introdurre il «bonus acqua», così come già fatto con il «bonus gas» ed il «bonus elettrico». Un provvedimento semplice, basato sull'Isee, che consente alle famiglie a basso reddito o in difficoltà momentanee, di ridurre o azzerare la spesa della bolletta idrica. Uno strumento ancora poco usato in Italia per molti motivi: difficoltà a conoscere questo strumento, complessità della procedura a fronte di risparmi a volte esigui, un senso di vergogna. Ma è uno strumento adeguato per contrastare la morosità degli utenti davvero fragili, individuando così con facilità i furbetti veri e propri.

Perché servono norme più chiare
Ed è questo il punto: tollerare una morosità diffusa da parte degli amministratori significa favorire comportamenti illeciti ed ingiusti, in buona parte non motivati da reali ragioni economiche. E pone le basi per il dissesto gestionale ed economico finanziario dei gestori, se non degli stessi comuni. Una normativa più chiara sui distacchi nel servizio idrico e la diffusione dei bonus (anche nei rifiuti) è la soluzione al problema. Nel settore rifiuti occorrerebbe rendere automatiche e rapide le procedure di riscossione coattiva, riducendo al minimo la possibilità per i comuni di “tollerare” il fenomeno, che alimenta oltretutto fenomeni di dissesto di lungo periodo nei bilanci comunali (crediti che diventano inesigibili).

Per superare le difficoltà tecniche (difficoltà a staccare) nel settore idrico e dei rifiuti c'è chi propone di collegare i pagamenti alla bolletta elettrica o del gas, o introdurre contatori prepagati. Meccanismi discutibili e per adesso non utilizzabili in Italia. Intanto Arera (l'Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) ha avviato un lavoro importante sia sul versante del servizio idrico con la regolazione della morosità che su quello dei rifiuti, indicando nel do-cumento di consultazione sulla regolazione dei rifiuti urbani elementi importanti per la gestione della mo-rosità.

@degirolamoa

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