ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùCrisi energetica

Caro bollette, Draghi promette «intervento ampio»: in arrivo altri 5-7 miliardi

Il presidente del Consiglio da Genova annuncia una nuova azione a sostegno di famiglie e imprese. Ecco dove saranno reperite le risorse

di Celestina Dominelli

Bollette, Draghi: "Intervento di ampia portata nei prossimi giorni"

4' di lettura

Dopo settimane di pressing a favore di una nuova manovra contro il caro energia, il premier Mario Draghi ha rotto gli indugi consegnando la risposta che le forze politiche e le imprese attendevano da tempo. Così mercoledì da Genova, dove è volato per una serie di incontri istituzionali e per la visita ai cantieri del progetto Terzo Valico dei Giovi-Nodo di Genova, la prima di una serie di tappe nei luoghi simbolo della ripartenza (la prossima il 23 febbraio a Firenze e poi al Sud), il presidente del Consiglio ha annunciato un nuovo intervento per ridurre ulteriormente i costi delle bollette e si è detto certo che tutti gli obiettivi del Pnrr saranno centrati anche quest’anno. «Il governo non dimentica il presente e il presente oggi ci fa vedere una realtà caratterizzata dalle difficoltà che famiglie e imprese hanno per i prezzi dell’energia elettrica. Volevo utilizzare questa circostanza per dire che il governo sta preparando un intervento di ampia portata nei prossimi giorni».

L’intervento «di ampia portata»

I tecnici sono dunque al lavoro per mettere insieme le risorse necessarie per un nuovo pacchetto di misure che dovrebbe arrivare, ma il condizionale è d’obbligo, al Cdm della prossima settimana e che giunge a meno di un mese di distanza dal via libera al decreto Sostegni ter, ora all’esame del Parlamento. Va detto che l’ammontare definitivo del provvedimento, come pure i contenuti, sono ancora in fase di definizione anche se mercoledì la sottosegretaria al Mef, Cecilia Guerra, ha anticipato alcune direttrici ai microfoni del Tg3 parlando di una cifra «tra 5 e 7 miliardi». Per il 2022 sono stati stanziati 5,5 miliardi, ha detto l’esponente di Leu, «raddoppieremo questa cifra, ma non è il momento di decidere uno scostamento». Quanto alle misure, l’obiettivo è intervenire «su più fronti» perché il rincaro delle bollette energetiche «riguarda molti soggetti, a partire dalle famiglie, soprattutto le più deboli, ma anche le imprese e gli enti territoriali: teniamo in mente quanto costa la bolletta energetica per tenere aperti gli ospedali e le terapie intensive», ha aggiunto Guerra per poi precisare che una parte del prossimo intervento «rafforzerà le misure in essere sui bonus sociali».

Loading...

La platea coperta dal beneficio

L’orientamento dell’esecutivo, dunque, sembrerebbe diretto innanzitutto a puntellare i sostegni garantiti alle fasce più deboli. Come si ricorderà, già con le precedenti misure, sono stati potenziati i bonus sociali, vale a dire lo sconto in bolletta previsto per le famiglie con disagio economico e fisico, in modo da azzerare gli effetti degli aumenti di luce e gas. Già nei mesi scorsi, però, era stata anche ventilata la possibilità, poi rimasta nei cassetti, di allargare il novero dei destinatari del beneficio (attualmente previsto per chi ha un Isee non superiore a 8.265 euro o a 20mila euro in caso di famiglie con almeno quattro figli a carico, oltre ai percettori di reddito o pensione di cittadinanza). Un’ipotesi che sarebbe tornata ora d’attualità fermo restando che qualsiasi allargamento farà alzare l’asticella del fabbisogno necessario per assicurare i ristori a una platea più ampia che oggi conta 3 milioni di famiglie per il bonus elettrico e 2,5 milioni per quello del gas.

Caro bollette: i sindaci spengono le città

Caro bollette: i sindaci spengono le città

Photogallery10 foto

Visualizza

Le misure a favore dell’industria

Quanto alle possibili misure a favore dell’industria, un punto di caduta finale ancora non c’è. Ma il governo avrebbe acceso un faro su due ipotesi di intervento, peraltro al centro del pacchetto di richieste avanzato già nelle scorse settimane dalle stesse imprese. Il primo binario rinvierebbe a una sorta di meccanismo di scambio per cui, a fronte di un trasferimento di energia rinnovabile elettrica «consegnata» al Gse per circa 25 terawattora e dal Gestore trasferita poi ai settori industriali in difficoltà a prezzi calmierati, questi ultimi si impegnerebbero a investire direttamente, in un arco di tempo prefissato, per realizzare 12 gigawatt di energia fotovoltaica e 5 di eolico attraverso contratti a lungo termine contribuendo così alla decarbonizzazione e al raggiungimento dei target green. A questa misura, che costerebbe circa 3 miliardi di euro annui per il 2022 e il 2023, si affiancherebbe poi l’altro tassello che vale 1,5 miliardi di euro per il solo 2022 e in misura minore l’anno successivo e che riguarderebbe l’incremento della produzione nazionale di gas di circa 3 miliardi di metri cubi l’anno per poi arrivare, anche qui, a una cessione a tariffe controllate ai grandi consumatori industriali di gas. Il confronto è aperto: le imprese vogliono un segnale forte e il governo sta cercando una quadratura del cerchio con un occhio anche a Bruxelles, con modalità compatibili con la disciplina sugli aiuti di Stato magari guardando al modello francese.

Dove reperire i fondi

Fin qui, dunque, il quadro delle misure allo studio che andrebbero comunque a incidere sul prossimo trimestre. Chiaro è, però, che al momento la priorità è recuperare le risorse, partendo dai pochi punti certi: i proventi delle aste Ets (fino a 3,5 miliardi, si stima) e i residui da bonus emergenziali inutilizzati (un altro miliardo). Il resto dei fondi è tutto da rinvenire. Consapevoli che ci sono altre strade percorribili, come ha ricordato in audizione il presidente dell’Arera, Stefano Besseghini, dal quale è arrivato l’auspicio «che siano rese strutturali talune delle misure previste dai recenti interventi legislativi, tra le quali, in particolare, la stabile destinazione del gettito derivante dalle aste per l’assegnazione delle quote di emissione di CO2 alla riduzione degli oneri generali di sistema, nonché di impiegare strutturalmente fondi del bilancio dello Stato per finanziare gli oneri generali non strettamente afferenti al sistema energetico» .

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti