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Allarme bollette: 4,7 milioni di italiani non le hanno pagate negli ultimi 9 mesi

Il dato emerge dall'indagine commissionata da Facile.it agli istituti mUp Research e Norstat. Intanto i Comuni varano misure per risparmiare energia

di Sara Deganello

Arriva il decreto per il risparmio energetico invernale

5' di lettura

A causa dell'aumento del prezzo dell'energia 4,7 milioni di italiani hanno saltato il pagamento di una o più bollette luce e gas negli ultimi 9 mesi. Un numero destinato ad aumentare se i prezzi continueranno a crescere. Il dato emerge dall'indagine commissionata da Facile.it agli istituti mUp Research e Norstat, secondo la quale ci sono infatti 3,3 milioni di italiani che hanno dichiarato che, in caso di ulteriori rincari, potrebbero trovarsi nell'impossibilità di far fronte alle prossime bollette energetiche.

Per due morosi su tre è stata «la prima volta»

La situazione di emergenza si evince anche da un altro dato: quasi 2 rispondenti morosi su 3 (62%) hanno detto che è stata la prima volta che hanno saltato il pagamento delle bollette. Guardando i numeri più da vicino si scopre che se a livello nazionale la percentuale di chi ha dichiarato di non aver pagato una o più bollette negli ultimi 9 mesi è pari al 10,7%, il fenomeno è più diffuso nelle regioni del Centro Italia (11,5%) e al Sud e nelle Isole (11,2%). E in prospettiva dei prossimi aumenti, le aree più a rischio sono quelle del Meridione (9,4% a fronte di una media nazionale pari al 7,7% ).

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Caro energia: anche i Comuni corrono ai ripari

Intanto, con il caro energia alle stelle, non solo le famiglie ma anche i Comuni intraprendono azioni di austerity per contrastare il caro bollette. Sono già pronti a osservare il Piano Cingolani, redatto dal Ministero della Transizione energetica, per la riduzione del consumo di gas, con il posticipo dell’accensione dei termosifoni, la riduzione delle ore di riscaldamento, la temperatura interna portata a 19°C, tra le altre misure. Ora si preparano a tagliare ancora, con la riduzione del tempo giornaliero di illuminazione pubblica, l’abbassamento delle temperature negli edifici comunali, lo smart working per i dipendenti, la richiesta di prestare maggiore attenzione allo spegnimento di computer e luci.

Piscine più fredde e Natale sobrio

Alessandro Canelli, sindaco di Novara e delegato dell’Associazione nazionale comuni italiani (Anci) per la finanza locale, conferma che nella sua città è stata diminuita di 1 grado la temperatura delle piscine comunali. «E faremo un Natale più in austerity rispetto al passato», racconta. Non saranno tuttavia queste misure, da sole, a risolvere le conseguenze della crisi energetica sui conti degli enti locali.

Al di là delle modalità di approvvigionamento di ogni singolo comune, che vanno dalla fornitura tramite partecipate ai contratti diretti con i distributori, Canelli spiega che «in totale, gli 8mila comuni italiani spendevano 1,6 miliardi di euro per l’energia. Con tutte le differenze del caso – visto che ciascuno ha diverse dimensioni, locazioni geografiche, modalità di fornitura e servizi gestiti – noi stimiamo che ci possa essere un raddoppio per il 2022: una spesa di 1,7-1,8 miliardi in più. E consideriamo che i rincari continueranno anche nel 2023. Il governo ha già erogato in tre tranche 820milioni di euro. Qualcuno è riuscito con l’avanzo di amministrazione a coprire questi costi. Altri non ce l’hanno fatta. Chiediamo al governo di rimpolpare i ristori per i rincari energetici».

Serve un miliardo di euro di ristori

La richiesta è di 1 miliardo di euro: «Abbiamo bisogno di 200milioni nel Dl Aiuti quater. Il resto lo chiederemo nella la legge di bilancio per un fondo che a consuntivo, visto che non sappiamo l’ammontare finale delle bollette, permetta ai comuni di non andare in default e di continuare a riscaldare le scuole senza dover fermare i tram, diminuire i servizi, chiudere teatri e musei», continua Canelli, che sottolinea: «Faremo queste richieste nell’ambito di quelle che Anci presenta di solito per la legge di bilancio. Inoltre domanderemo, per chi ne ha la possibilità, di usare i residui dei fondi Covid, gli avanzi liberi, e di usare le entrate derivate da oneri di urbanizzazione o dalle multe, entrambe al momento vincolate. Per usare tutti gli strumenti, anche normativi, e aiutare i comuni a svolgere le loro funzioni. Siamo per questo in attesa che si insedi il nuovo governo», spiega.

Le misure in campo servono ad arginare l’emergenza, ma la preoccupazione, condivisa da Canelli, è che se non si trova una soluzione a livello europeo per arrestare la spirale al rialzo dei prezzi, la crisi da economica diventerà sociale. «Alcuni comuni sono riusciti a dare una mano alle famiglie più in difficoltà. Per esempio Novara ha stanziato 650mila per il pagamento delle bollette. Ma se non cambia qualcosa, alla fine i cittadini verranno a bussare alla porta dei servizi sociali. Dei comuni, non dei ministeri», conclude Canelli.

Redistribuzione degli extra utili

Tra le misure di sostegno alla cittadinanza, il comune di Mantova e Tea, la multiutility partecipata al 72%, hanno varato una misura di totale ridistribuzione degli extra utili, per 8 milioni di euro, di cui 7 provenienti dal teleriscaldamento in città, a beneficio delle utenze domestiche e delle attività economiche allacciate a questa modalità di riscaldamento, che ha registrato rincari del 200% rispetto 2020.

Per il lungo periodo, il Mite ha recentemente messo a disposizione un fondo da 320 milioni di euro per finanziare la transizione energetica negli edifici pubblici. «La misura interviene a sostegno degli investimenti dei comuni favorendo la transizione verde e contrastando gli effetti negativi dell’aumento dei prezzi delle forniture energetiche», si legge nella nota del Ministero che finanzia con contributo a fondo perduto impianti fotovoltaici, solari termici e a pompa di calore per la climatizzazione, sistemi di relamping, chiusure trasparenti con infissi e sistemi di schermatura solare, generatori di calore.

La crescita del led

Chi ha abbracciato da tempo la transizione ha già messo a bilancio qualche risparmio energetico, anche se con la crisi corrente non sembra essere sufficiente. A Milano, Brescia e Bergamo, per esempio, A2A Illuminazione Pubblica ha installato negli ultimi anni lampade a Led: 136mila punti luce a Milano, 43mila a Brescia e 15mila a Bergamo hanno portato a diminuzioni dei consumi di elettricità del 40-50 per cento. Modena ha da poco sbloccato 7 milioni per essere “full Led” in due anni, con un intervento in collaborazione con Hera Luce, stimando un risparmio energetico del 75 per cento. Si tratta di iniziative virtuose, che certo aiutano ma non risolvono il problema attuale. Se, come ricordava Canelli, le decisioni devono essere prese a livello europeo, è comunque utile il coinvolgimento degli enti che operano sul territorio. Proprio con questo spirito ieri è stato approvato un documento dal Coordinamento dei presidenti delle commissioni politiche europee dei Consigli regionali, riunito a Milano: “Il ruolo delle Regioni nella transizione energetica” sarà portato all’attenzione del Consiglio europeo della prossima settimana.

Il contenuto? Serve «un nuovo piano straordinario dell’Ue che individui e stabilisca un prezzo massimo per l’energia e un tetto per le bollette a carico delle famiglie e delle imprese, con un maggiore coinvolgimento delle Regioni e degli enti locali nella programmazione dei piani comunitari a sostegno della transizione verde», ha sintetizzato il presidente della commissione Bilancio della regione Lombardia Giulio Gallera.

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