ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa proposta dell’arera

Bollette luce e gas, doppio binario per la fine della maggior tutela

L’Autorità per l’energia, le reti e l’ambiente e il ministero dello Sviluppo Economico al lavoro per definire il percorso di uscita dal mercato tutelato: allo studio un iter con scadenze frazionate per i diversi target

di Celestina Dominelli e Carmine Fotina


Bollette, tutto quello che c’è da sapere per difendersi dalle trappole

3' di lettura

Un’uscita in due tempi dalla maggior tutela con un iter differenziato per i consumatori domestici e per le Pmi. È questa la soluzione suggerita dall’Autorità per l’energia, le reti e l’ambiente (Arera) per gestire la fine del mercato tutelato per l’energia elettrica e il gas, la cui scadenza è per ora fissata per il 1° luglio 2020. E su questa strada sembrerebbe esserci anche la convergenza del ministero dello Sviluppo Economico come ha lasciato intendere il titolare del dicastero, Stefano Patuanelli, intervenendo nei giorni scorsi in Parlamento.

Il ministro Patuanelli: percorso con scadenza frazionate
La proroga, dunque, è ormai certa, ma non è stato ancora deciso lo strumento legislativo. Due le possibili vie: il classico milleproroghe o un emendamento al disegno di legge di bilancio all’esame del Parlamento. Nel corso di un’audizione alla commissione Industria del Senato, il ministro ha spiegato «che non dovremo semplicemente spostare in avanti quella data, perché se la spostiamo senza fare nulla ovviamente ci troveremo nella scadenza successiva nelle stesse condizioni di oggi». Il Mise sta dunque lavorando con l’Authority, ha aggiunto Patuanelli, «per avere da un lato dei passi che consentano la maggiore consapevolezza dei clienti, dall’altro una maggiore offerta», nell’ambito «di un percorso che porterà con scadenze frazionate all’uscita dal mercato della maggiore tutela».

Al momento, stando ai numeri aggiornati diffusi dalla stessa Arera, nel 2018, il 56% dei clienti domestici del settore elettrico (16,5 milioni di famiglie) è ancora sotto il servizio di maggior tutela, mentre i non domestici (le imprese) sono il 43% (3 milioni di aziende). Nel gas, invece, sono ancora 10,2 milioni i soggetti (famiglie e condomini uso domestico) che non hanno optato per il passaggio al mercato libero.

Besseghini: uscite differenziate dalla fine tutela per Pmi e famiglie
Quasi 20 milioni di clienti, dunque, non hanno ancora abbandonato la maggior tutela nell’elettrico. Un esercito consistente che conferma la necessità di supplemento di riflessione per predisporre tutti gli strumenti necessari a garantire una transizione ordinata. Non a caso, il presidente dell’Arera Stefano Besseghini, intervistato nei giorni scorsi da Radio 24, ha sottolineato che sull’addio al regime di maggior tutela «abbiamo ancora un cantiere in divenire», in particolare «sull’albo fornitori», che attualmente sono circa 400.

Rispetto, poi, al cronoprogramma, Besseghini ha ribadito che l’opzione migliore sarebbe quella di fissare lo stop alla tutela «al primo gennaio 2021 per la parte più strutturata della domanda, vale a dire le pmi che potrebbero essere le prime ad avventurarsi nel mondo del mercato libero», per procedere poi «con i consumatori domestici».

Lo snodo dell’albo dei venditori (rimasto nel cassetto)
Il numero uno dell’Autorità ha poi ricordato, come emerge anche dalla Memoria appena pubblicata dall’Arera sul recente aggiornamento dei prezzi finali dell’elettricità e del gas, «che le imprese passate al mercato libero sono circa il 56%, mentre le famiglie sono il 44%: vuoto per pieno siamo circa a metà, nei rimangono circa 16 milioni che non hanno ancora fatto il passaggio, quindi per questo la gradualità ha una ragione d’essere. Un conto è applicare il servizio di salvaguardia (ideato per coloro che alla vigilia dello stop non avranno scelto, ndr) agli utenti residuali, un altro a 16 milioni di utenti che non hanno ancora affrontato il tema».

L’altro nodo evocato da Besseghini è poi quello dell’albo dei venditori: l’elenco, già previsto dalla legge sulla concorrenza, che dovrebbe includere tutti i soggetti autorizzati all’attività di vendita ai clienti. Un passaggio rimasto, però, finora sulla carta perché manca il decreto attuativo del Mise che avrebbe dovuto definire criteri, modalità e requisiti per l’iscrizione all’elenco.

Per approfondire:
Bollette, ecco perché la fine tutela è un buco nero per i consumatori
Sulla liberalizzazione dell'energia gradualità per evitare la giungla

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