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Bollette luce e gas, serve uscita graduale per la fine della maggior tutela

L’Autorità per l’energia, le reti e l’ambiente (Arera) torna a chiedere, in una segnalazione al Parlamento e al Governo, l’approvazione di norme che consentano un passaggio senza traumi nel mercato libero. Ancora 18 milioni i clienti tra famiglie e imprese nel regime di maggior tutela.

di Celestina Dominelli

Bollette, tutto quello che c’è da sapere per difendersi dalle trappole

L’Autorità per l’energia, le reti e l’ambiente (Arera) torna a chiedere, in una segnalazione al Parlamento e al Governo, l’approvazione di norme che consentano un passaggio senza traumi nel mercato libero. Ancora 18 milioni i clienti tra famiglie e imprese nel regime di maggior tutela.


3' di lettura

Serve un’uscita graduale per famiglie e imprese dal mercato tutelato e, per assicurarla, occorrono norme ad hoc per accompagnare i clienti finali lungo la strada della completa liberalizzazione. In una segnalazione al Parlamento e al Governo, l’Autorità per l’energia, le reti e l’ambiente torna a richiamare l’attenzione sull’annunciata fine della maggior tutela e sulle resistenze che ancora caratterizzano il passaggio dei clienti alle offerte presenti sul mercato libero.

Ancora 18 milioni di clienti sotto tutela nel settore elettrico
Nel documento, consultabile sul sito, l’Arera parte innanzitutto dai numeri che certificano la limitata attitudine di famiglie e imprese ad abbandonare la comfort zone rappresentata dal mercato tutelato. Nel 2019, sottolinea l’Autorità, in media il 53,5% dei clienti domestici (le famiglie, circa 14,9 milioni) e il 40,9% di quelli non domestici (le imprese, circa 2,7 milioni) è ancora fornito in maggior tutela nel settore elettrico, nonostante gli strumenti messi a disposizione dall’Authority presieduta da Stefano Besseghini per favorire la transizione (dal portale offerte alle campagne informative, fino all’Atlante del consumatore).

Non va molto meglio nel gas, dove il servizio di tutela costituisce ancora la modalità più gettonata da clienti domestici e condomini uso domestico: nel 2019, infatti, a ricorrere al mercato tutelato sono stati circa 9,6 milioni di clienti finali (il 47% dei clienti domestici e il 42% dei condomini uso domestico).

Passaggi limitati da un fornitore all’altro per la luce e il gas
L’Autorità fornisce anche un altro dato che conferma la scarsa propensione dei consumatori a migrare nel mercato libero: nel 2018, si legge nella segnalazione, solo il 14% dei clienti domestici è stato interessato da un passaggio tra modalità di fornitura. Maggiore dinamicità, invece, è riscontrabile tra i non domestici: circa il 20% di questo segmento, infatti, ha manifestato l’intenzione di cambiare il fornitore.

Quanto al gas, gli esiti del monitoraggio condotto dall’Autorità mostrano che i passaggi da una modalità di fornitura all’altra hanno riguardato solo il 9,9 per cento dei clienti.

La fotografia della vendita: mercato troppo concentrato
Nella segnalazione diffusa oggi, l’Arera traccia poi una fotografia puntuale dell’offerta: in entrambi i mercati retail dell’energia elettrica e del gas, l’attività di vendita ai clienti di piccole dimensioni è molto concentrata nonostante la presenza di circa 400 operatori attivi in ciascun settore. Nell’elettricità, per esempio, evidenzia l’Autorità, il primo operatore ha fornito il 70% dell’energia consumata dai clienti domestici e circa il 39% di quella dei non domestici.

E lo stesso trend si osserva anche nel mercato del gas naturale dove a livello nazionale il primo operatore controlla poco meno del 40% del gas consumato dai clienti domestici e dai condomini uso domestico.

Le proposte dell’Arera
Cosa suggerisce quindi l’Autorità? Secondo l’Arera c’è innanzitutto un rischio e cioè che, in mancanza di un accompagnamento graduale verso il mercato libero, alla scadenza fissata per la fine della maggior tutela (1° luglio 2020), lo strumento di salvaguardia, previsto al momento come “servizio di ultima istanza” da assicurare a chi non risulti titolare di un contratto nel mercato libero perché non ha scelto il venditore o a chi non ha un fornitore per motivi indipendenti dalla propria volontà, diventi la principale forma di fornitura per consumatori di piccole dimensioni e perda dunque la sua natura di servizio residuale.

Occorrono quindi, insiste l’Authority, degli interventi normativi che rendano questo passaggio non traumatico e che tengano conto della differente capacità di accedere al mercato libero per i diversi tipi di clienti (domestici e piccoli imprese). Per l’Arera, poi, è fondamentale fissare delle tempistiche precise entro cui prevedere l’attivazione del servizio di salvaguardia in modo da consentire agli operatori di disporre del tempo necessario per adeguare le proprie strutture operative e partecipare alla gare (rispetto alle quali l’Autorità suggerisce di porre un tetto massimo di clienti che, a valle delle gare, possono essere assegnati allo stesso operatore).

Infine, tra i tasselli rimarcati nella segnalazione, l’albo dei venditori: secondo l’Authority è infatti indispensabile procedere all’avvio dell’elenco dei soggetti abilitati alla vendita di energia elettrica come peraltro già previsto dalla legge sulla concorrenza.

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