ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùla relazione annuale dell’arera

Bollette, maggior tutela o mercato libero? Ecco cosa scelgono le famiglie al Nord e al Sud

Secondo l’ultima fotografia scattata dall’Autorità per l’energia, nel 2019 il 3% di clienti domestici ha scelto il mercato libero. E le percentuali più alte si concentrano nelle Regioni centro-settentrionali.

di Celestina Dominelli

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Secondo l’ultima fotografia scattata dall’Autorità per l’energia, nel 2019 il 3% di clienti domestici ha scelto il mercato libero. E le percentuali più alte si concentrano nelle Regioni centro-settentrionali.


3' di lettura

Come previsto dal decreto legge milleproroghe, la fine della maggior tutela per le bollette di luce e gas è fissata al 1° gennaio 2022. Ci sarà quindi più tempo per passare al mercato libero. E, a giudicare dall’ultima fotografia scattata dall’Autorità per l’energia, le reti e l’ambiente (Arera), contenuta nella Relazione annuale sullo stato dei servizi e dell’attività svolta che sarà presentata il prossimo 11 settembre, i passaggi al mercato libero continuano: dei quasi 30 milioni di clienti domestici censiti nel 2019, 15 milioni sono infatti serviti in maggior tutela, mentre 14,6 milioni risultano passati al mercato libero. Il 49,4% del totale rispetto al 46,4% dell’anno prima: il 3% in più.

Le famiglie sul mercato libero cresciute del 13,2% nel 2019

A fronte di un milione e 690mila punti di prelievo domestici persi nel mercato tutelato nel 2019, quello libero ne ha guadagnati 1 milione e 768mila. Le famiglie che acquistano energia sul mercato libero sono cresciute del 13,2%, mentre quelle servite in maggior tutela sono diminuite dell’8,7 per cento. A dodici anni di distanza dalla completa apertura del mercato elettrico, avvenuta il 1° luglio 2007, il servizio di maggior tutela riguarda ancora poco più della metà della clientela domestica.

Al Nord più alta la porzione di energia acquistata sul mercato libero

Ma dove si concentrano maggiormente i passaggi al mercato libero? La ripartizione delle diverse tipologie di mercato a livello territoriale, fa osservare l’Arera, è molto simile a quella del 2018: la porzione di energia acquistata sul mercato libero risulta più ampia nelle Regioni centro-settentrionali, mentre nella maggior parte di quelle meridionali i segmenti della maggior tutela e della salvaguardia sono più estesi della media nazionale (pari al 15,9% nella maggior tutela, all’1,4% nella salvaguardia e all’82,7% nel mercato libero)

Ecco le Regioni con le percentuali più alte

Sfogliando la relazione, si scopre infatti che sono Valle D’Aosta, Umbria, Friuli-Venezia Giulia , Emilia-Romagna e Lombardia i territori con le quote di mercato libero più elevate (circa sei punti percentuali o più sopra la media nazionale). Le Regioni in cui la quota del mercato libero ha raggiunto o superato l’80% nel 2019 sono divenute 14, mentre nel 2018 erano 11: le tre Regioni in più rispetto al 2018 sono il Molise dove la quota del mercato libero è passata dal 76% all’84%, la Basilicata, dove è salita dal 79% all’81 per cento, e la Liguria, passata dal 78% all’80,5 per cento.

Il Sud continua a prediligere la maggior tutela

Al contrario, le Regioni con le percentuali più basse sono le seguenti: la Calabria mantiene il primato con la più bassa quota di apertura al mercato, quest’anno pari al 60,8%, seppur in lieve e costante crescita (era al 59,2% nel 2018). Percentuali ridotte si riscontrano poi in Sicilia (69,3%), Campania (68,6%) e Puglia (72,9%).

Otto Regioni con oltre il 50% delle famiglie sul mercato libero

Passando alla diffusione del mercato libero tra le diverse famiglie, nel 2018 erano solo due le Regioni in cui più della metà delle famiglie acquistava elettricità nel mercato libero: Umbria (55%) ed Emilia-Romagna (52%). Nel 2019 il numero delle Regioni con oltre il 50% delle famiglie che compra l’energia elettrica nel mercato libero è salito a 10. Oltre all’Umbria (in cui nel frattempo la quota è salita al 62%) e all’Emilia-Romagna (passata al 57%), si sono aggiunte anche il Piemonte con il 55%, l’Abruzzo, la Valle d’Aosta e le Marche, tutte al 53 per cento, la Lombardia e la Toscana, al 52%, il Trentino-Alto Adige e il Lazio, con il 51 per cento.

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