ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùL’audizione dell’arera in senato

Bollette, il nodo oneri: ecco la ricetta dell’Authority per ridurre la spesa

Nell’audizione in Commissione Industria al Senato, il presidente dell’Arera Stefano Besseghini è tornato a sollecitare l’opportunità di un intervento legislativo per trasferire queste componenti nella fiscalità generale

di Celestina Dominelli

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3' di lettura

Sono la voce che in bolletta compare sotto la dicitura “oneri generali di sistema” e che include tutte quelle componenti destinate a finanziare obiettivi di interesse generale. E, per supportarle, nel 2020 occorreranno 14 miliardi: è questo il fabbisogno totale indicato dal presidente dell’Autorità per l’energia, le reti e l’ambiente (Arera), Stefano Besseghini, nel corso dell’audizione in Commissione Industria al Senato in merito all’affare sulla razionalizzazione, la trasparenza e la struttura di costo del mercato elettrico e sugli effwetti in bolletta in capo agli utenti.

Il fabbisogno 2020 per gli oneri generali

Davanti ai senatori, il numero uno di Arera ha ricostruito l’ammontare delle due voci, che dopo la riforma del 2018, compongono la struttura tariffaria degli oneri di sistema per il settore elettrico: la componente Asos (vale a dire gli oneri generali relativi al sostegno delle energie da fonti rinnovabili e alla cogenerazione CIP 6/92) e la componente Arim (i rimanenti oneri generali). Secondo Besseghini, circa 12 miliardi di euro serviranno a sostenere il primo tassello, all’interno dei quali sono inclusi gli 1,5 miliardi di euro che servono a finanziare le agevolazioni a sostegno delle imprese energivore. Due miliardi, invece, copriranno le altre finalità: la voce principale, spiega l’Arera, è costituita dalla promozione dell’efficienza energetica (800 milioni per il 2020), ci sono poi 150 milioni a sostegno dei bonus sociali (lo sconto in bolletta per le famiglie economicamente disagiate), e ancora 500 milioni per lo smantellamento delle centrali nucleari dismesse e le compensazioni ai siti che le oppitano, mentre ammonta a 250 milioni il contributo tariffario alla società Rfi (Rete Ferroviaria Italiana).

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Nel medio termine serve un adeguamento della componente Asos

Cosa dice l’Arera nella memoria? Il messaggio è molto chiaro: «Al momento il gettito annuo delle componenti tariffarie a copertura degli oneri generali risulta complessivamente più basso al fabbisogno, soprattutto in relazione alla componente Asos». Che, chiarisce ancora l’Authority, non è prevista in diminuzione nel 2021. Anzi, si legge nella memoria, «si prevede piuttosto, nel medio termine, la necessità di un graduale adeguamento al rialzo, avendo finora utilizzato al massimo i margini di manovra concessi dall sfasamento tra gettito e pagamenti». Insomma, in futuro non sono da escludere possibili rialzi sul fronte degli oneri pagati in bolletta.

Quanto pesano gli oneri sulla spesa annua

Una voce, chiarisce il documento, che ha assunto un’incidenza sempre maggiore nella bolletta domestica: attualmente, spiega l’Arera, pesa per il 21,8% nella spesa annua del cliente domestico tipo, servito in maggior tutela e questa voce supera per incidenza quella relativa ai corrispettivi dei servizi di rete a copertura dei costi di trasmissione, di distribuzione e di misura dell’energia elettrica (20,4% della spesa annua. Con un risultato evidente: la capacità di scelta e la comprensione delle offerte da parte dei clienti finali nel mercato libero è molto limitata dal momento che la parte di prezzo determinata dal mercato «è molto contenuta rispetto al totale della spesa sostenuta dal cliente stesso».

La ricetta dell’Autorità per ridurre gli oneri

Secondo l’Autorità, però esiste una ricetta per ridurre il peso degli oneri in bolletta. Una strada, più volte segnalata al Parlamento e al Governo, che passa per un intervento legislativo volto al trasferimento alla fiscalità generale di queste componenti. In particolare, l’Arera ritiene che debbano essere fin da subito eliminati dalla bolletta «gli oneri non direttamente connessi agli obiettivi di sviluppo ambientalmente sostenibile e quelli finalizzati al contrasto della povertà energetica». Quali voci? Per cominciare, quelle che coprono i costi di smantellamento delle centrali nucleari dismesse e anche gli oneri a copertura del regime tariffario speciale riconosciuto alla società Rfi per i consumi di elettricità relativi ai servizi ferroviari su rete tradizionale (i consumi di Rfi per l’alta velocità non beneficiano di tale regime). Se si trasferissero queste due voci, il fabbisogno di competenza 2020 diminuirebbe di quasi un miliardo di euro l’anno. E si potrebbe ridurre il totale di altri 1,5 miliardi di euro annui spostando nella fiscalità generale anche le quote che coprono gli sgravi per le imprese energivore.

Come finanziare gli investimenti nei settori energetici

L’Autorità suggerisce poi di destinare parte delle risorse finanziarie che si stanno approntando per la ripresa economica e la transizione verde agli investimenti nei settori energetici senza gravare ulteriormente sulla bolletta. «Questo permetterebbe - chiarisce l’Arera - di non compromettere la progressiva e graduale diminuzione dell’onere complessivo, i cui effetti inizieranno a essere percepibili dalla metà di questa decade».

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