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Bollette, servirà un nuovo Dl per gli aiuti di fine anno

Il caro energia in cima alle priorità di Meloni e del nuovo governo che dovrà assicurare anche la conversione degli ultimi sostegni. Mentre in Europa la battaglia è su price cap e disaccoppiamento

di Celestina Dominelli

Gas, nuova mossa dell'Ue: proposte su forniture e price cap

3' di lettura

Il fronte caldissimo del rinnovo degli ammortizzatori sociali. Che i settori più colpiti dal caro energia chiedono a gran voce. La conferma per le imprese manifatturiere degli incentivi del piano Transizione 4.0. Come pure la strategia nella lotta al Covid con il virus che potrebbe rialzare nuovamente la testa in autunno. E ancora, la riforma del fisco partendo dai tasselli che creano meno divisioni all’interno della coalizione. Le cui soluzioni paiono, in parte, divergere anche su un altro tema che ha tenuto banco durante la campagna elettorale: il restyling del reddito di cittadinanza. Su cui la leader di Fratelli D’Italia, Giorgia Meloni, vincitrice di questa tornata elettorale, ha idee chiarissime e non completamente allineate a quelle dei suoi alleati.

Priorità caro bollette

Sono tante le partite che il nuovo Governo si troverà ad affrontare. E la priorità è rappresentata ancora dal caro bollette che, come ha spiegato più volte la leader di Fratelli d’Italia, «riduce il potere d’acquisto e fa aumentare i costi di produzione e inflazione». Su questo fronte, dunque, insieme al sostegno al lavoro e a ulteriori aiuti per le famiglie, a partire dal potenziamento dell’assegno unico, Meloni, se sarà premier, concentrerà le prime mosse. Consapevole che il governo uscente lascia sul tavolo alcune partite da portare rapidamente a traguardo, a cominciare dal rinnovo dei crediti d’imposta per le imprese, contenuti nel decreto Aiuti ter, che dovranno essere estesi anche all’ultimo mese dell’anno. E che si configureranno come un primo banco di prova per testare la capacità di reazione alla crisi energetica in atto della nuova maggioranza di governo. Chiamata altresì ad assicurare, con tempi particolarmente stretti per via del cronoprogramma collegato alla formazione delle nuove Camere, la conversione dello stesso provvedimento. Dove potrebbero trovare spazio ulteriori puntelli per alleggerire l’impatto dei rincari su famiglie e imprese.

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Distinguo sulle risorse necessarie

Sulla necessità di intervenire rapidamente su questo versante, Meloni sa di poter contare sul pieno appoggio degli alleati ma è altrettanto consapevole dei distinguo che ci sono su come rintracciare le risorse necessarie. La leader di Fdi considera infatti il ricorso allo scostamento di bilancio - su cui continua, invece, a insistere il numero uno della Lega, Matteo Salvini -, come l’extrema ratio per finanziare nuovi interventi contro il caro bollette. Prima di azionare tale opzione, infatti, è decisa a sperimentare altre vie puntando, per esempio, sulle maggiori entrate fiscali derivanti dall’inflazione - come ha fatto finora Draghi che le ha lasciato in eredità l’extragettito di settembre, ottobre e novembre, - e sul ricorso a parte dei fondi europei, come è già accaduto per il Covid, oltre che su ulteriori fondi derivanti dalla tassazione degli extra profitti delle società energetiche.

Continuità con il governo Draghi

Insomma, il primo dossier al quale mettere mano è lo stesso su cui si è misurato fino all’ultimo il governo Draghi. Rispetto al quale, l’ex ministra intende muoversi in continuità per quanto riguarda le soluzioni da percorrere a Bruxelles. Dove Meloni è intenzionata a portare avanti la doppia battaglia condotta fin qui dal premier uscente e che passa per l’individuazione di un tetto europeo al prezzo del gas e per il decoupling, vale a dire il disaccoppiamento del prezzo del gas da quello dell’energia sui mercati all’ingrosso.

Ma le perduranti resistenze della Germania e dei Paesi nordici hanno reso praticamente impossibile un accordo sul price cap. E, anche sul disaccoppiamento, la Commissione europea, alle prese con la messa a punto del pacchetto di misure che andrà al vaglio dei 27 capi di Stato e di governo dell’Unione riuniti, venerdì prossimo, per il Consiglio Ue straordinario sull’energia, ha già fatto capire di voler battere strade differenti per provare a raffreddare i costi dell’energia.

Decoupling in salsa italiana

Se, dunque, come lasciano intuire gli ultimi segnali in Europa, non si arriverà a un’intesa su uno di questi due tasselli, la leader di FdI ha già chiarito di essere pronta a smarcarsi. «Se continuerà l’opposizione del governo socialista tedesco e di quello olandese allora il disaccoppiamento andrà fatto a livello nazionale. Con questa misura potremmo immediatamente ridurre le bollette del 40% con un costo contenuto per le casse dello Stato», ha spiegato qualche giorno fa nell’intervista concessa a questo giornale (si veda il Sole 24 Ore del 21 settembre), senza però fornire ulteriori dettagli su come verrebbe attuato il decoupling in salsa italiana. Che dovrebbe essere messo in pista, stando a quanto enunciato nel programma di Fratelli d’Italia, «attraverso una modifica normativa del funzionamento della Borsa unica nazionale dell’energia e del Prezzo unico nazionale».

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