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Bollorè al bivio su Mediaset: fermarla o rincorrerla in Olanda

Nei Paesi Bassi c'è la super pillola avvelenata contro le scalate ostili

di Antonella Olivieri


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(Bloomberg)

3' di lettura

Bollorè ricarica le munizioni per nuove acquisizioni. Dopo aver esaurito il tesoretto accumulato con la vendita delle partecipazioni nelle tlc e aver chiuso il semestre con un indebitamento netto di 2,1 miliardi, Vivendi con i 6 miliardi che potrebbe ricevere da Tencent per il 20% di Universal, non avrebbe nemmeno bisogno di rivolgersi alle banche per tentare l’assalto finale a Mediaset , che in Borsa capitalizza appena 3 miliardi. Il problema però non sono i soldi nella campagna d’Italia finora rivelatasi rovinosa per il finanziere bretone. Le mire dei francesi hanno trovato un argine nella legge Gasparri, che impedisce le commistioni di peso tra tlc e media, nell’irruzione del fondo Elliott che li ha relegati in minoranza nel consiglio Telecom e nella resistenza di Mediaset che sta per spiccare il volo verso l’Olanda dove poi potrebbe rivelarsi proibitivo sfilare il controllo a Fininvest.

In Olanda non esiste come in Italia e in Francia una legge che disciplina le loyalty shares, ma tutto quello che non è vietato è ammesso. In realtà sono solo quattro le società che prevedono il voto maggiorato per gli azionisti fedeli e tutte e quattro sono nell’orbita degli Agnelli - Exor, Fca, Cnh e Ferrari - che l’hanno adottato per guidare le aggregazioni senza perdere la rotta. C’è poi il caso di Altice, la holding del francese Patrick Drahi che si è trasferita ad Amsterdam a fine novembre col corredo di una categoria di azioni con 25 voti ciascuna per il solo azionista di controllo.

Nello statuto di Media for Europe, la neo costituita holding olandese destinata a riunire sotto lo stesso tetto le Mediaset italiana e spagnola, è prevista una sorta di loyalty share ibrida. Zero tempi di attesa, voto triplo da subito, moltiplicato per cinque dopo tre anni e per dieci dopo cinque anni, benefici che permetterebbero a Fininvest di raggiungere la tranquillità della maggioranza dei due terzi, stante che a Vivendi non sarebbe concesso accedervi fintanto che pende il contenzioso in Italia sullo stesso tema (esclusione dal voto all’assemblea che ha approvato il voto doppio secondo le regole nazionali).

In Olanda, dove le società sono perlopiù multinazionali a capitale diffuso, nessuna ha il voto multiplo. Tuttavia i tre quarti delle quotate hanno inserito in statuto una super pillola avvelenata contro le scalate ostili che permette l’intervento di una Fondazione indipendente che, tramite aumento di capitale gratuito, può blindare il controllo senza svenarsi fino al cessato pericolo e comunque per un massimo di due anni. Una difesa pensata per le public company, ma che potrebbe tornar utile anche agli assediati.

Ora, Vivendi ha puntato sul recesso nella speranza che il mercato volti le spalle a Media for Europe. Se è vero che le quotazioni Mediaset languono a 2,6 euro, sotto il prezzo di recesso fissato a 2,77 euro, non dovrebbe però essere difficile ricollocare ad altri investitori i titoli che dovessero essere restituiti, dal momento che MfE distribuirà un dividendo straordinario da cento milioni e varerà un buy-back fino a 3,4 euro per azione. Bolloré, che non sembra intenzionato a mollare la presa, ha di fronte due strade. O ricorrere d’urgenza al Tribunale per recuperare i diritti di voto sul suo 28,8% all’assemblea del 4 settembre e bloccare così il trasferimento in Olanda. O lasciar correre, per proseguire il contenzioso in Olanda, dove la Corte deputata alle controversie d’affari ha il merito di decidere nell’arco di pochi mesi. Non c’è però giurisprudenza sul tema, visto che manca la materia prima. L’unico precedente è la contestazione di un dividendo di “fedeltà” maggiorato, che la Corte ha giudicato ammissibile purchè motivabile e proporzionato. Se comunque la “preda” riuscisse a sfuggire, c’è chi immagina contraccolpi su Telecom, che Bollorè potrebbe essere tentato di cedere al miglior offerente. Fermo restando che quotazioni ancora inchiodate a 48 centesimi, poco più della metà del prezzo di carico già svalutato, potrebbero scoraggiare velleità in tal senso.

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