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Bologna accende il supercomputer e presto sarà sede dell’Università dell’Onu

Il tecnopolo dei big data: oltre 800 milioni di euro di investimenti prima del nuovo salto nel quantum computing. Il 24 novembre inaugurazione del cervellone europeo

di Ilaria Vesentini

Il Tecnopolo di Bologna accende i computer, ora servono i talenti

4' di lettura

Un ecosistema che ha già catalizzato oltre 800 milioni di euro di investimenti nazionali ed europei concentrando i più potenti sistemi di calcolo e di ricerca del Paese, che ora si candida a ospitare l'Università delle Nazioni Unite e a realizzare uno dei sei computer quantistici della prima rete europea: questo è oggi il “Tecnopolo dei big data” nell'ex Manifattura Tabacchi di Bologna. Un’area industriale dismessa di 120mila mq in zona fiera, al centro di una imponente opera di riqualificazione che da settembre scorso è anche la casa dell'ICSC, il centro nazionale per il supercalcolo promosso dall'INFN-Istituto nazionale di fisica nucleare, uno dei cinque centri italiani per la ricerca di frontiera, finanziato dal Pnrr con 320 milioni di euro.

Un percorso lungo sette anni

Portabandiera del Big data technopole bolognese sono il supercomputer HPC Leonardo, uno dei tre cervelloni più performanti al mondo, che sarà inaugurato il prossimo 24 novembre, e il data center dell'ECMWF-Centro europeo per le previsioni meteo, acceso lo scorso 18 ottobre dopo il trasloco dall'Inghilterra. Ma sono in arrivo altri poli italiani di ricerca (tra cui quello Enea per l'economia circolare, quello del Cnr per la ricerca sui materiali, l'Agenzia Italia Meteo, l'INAF-Istituto nazionale di astrofisica) che porteranno al 90% la quota di capacità di calcolo del Paese condensata nel capoluogo emiliano. «Questo luogo incredibile è il frutto di un pensiero paziente e intelligente iniziato nel 2015, condiviso e portato avanti con un gioco di squadra tra pubblico e privato che ha permesso di aggiudicarci progetti senza i quali il nostro Paese avrebbe perso l'occasione di essere in prima fila nel mondo», sottolinea l'assessore allo Sviluppo economico dell'Emilia-Romagna, Vincenzo Colla, aprendo i lavori del convegno Ifab, l'International Foundation Big Data and Artificial Intelligence for Human Development. Lungo nome che definisce il soggetto indipendente voluto nel 2019 dalla Regione per creare un ponte tra il tecnopolo e la società, la porta di accesso per privati e imprese - soprattutto Pmi - a macchine in grado di elaborare in un secondo i calcoli che tutti gli 8 miliardi di abitanti del pianeta, assieme, riescono a fare in un anno.

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Il ruolo “cerniera” di Ifab tra super-pc e Pmi

A Ifab spetta ora anche il compito, altrettanto paziente, di diffondere la conoscenza di questo “tempio” dei big data che sta prendendo forma a tre chilometri dalle Due torri e sta trasformando l'immagine della rossa, dotta e grassa città universitaria, terra di cibo e di motori, nei colori freddi del verde e del blu che caratterizzano sostenibilità e digitale: mentre si prepara a inaugurare il cervellone pre-exascale Leonardo (il 24 novembre ci sarà il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e sono attese le presidenti del Governo italiano, Giorgia Meloni, e della Commissione europea, Ursula von der Leyen) Bologna è in fermento perché dal prossimo giugno diventerà la prima città italiana tutta “zona 30” (chilometri orari). Lentissima negli spostamenti umani quotidiani, ipersonica nel trasferire dati e informazioni.

Nuovi investimenti in arrivo

«Siamo all'inizio di un'avventura straordinaria – afferma Francesco Ubertini, ex rettore dell'Alma Mater oggi presidente di Ifab e Cineca – il nostro compito ora è scaldare e ritingere di rosso questo ecosistema unico e complesso, che è ancora un cantiere a cielo aperto, e far sì che le sue enormi potenzialità arrivino ai cittadini e al tessuto economico e produttivo». I big data alimentano ogni aspetto della nostra vita quotidiana, dalle previsioni meteo alla medicina, dal corretto funzionamento di una macchina al monitoraggio del traffico. Come ben sanno le aziende Bonfiglioli e Unipol, antesignane di big data, IoT, digital twin che sono socie di Ifab e scommettono sulla nuova era dell' “onlife”. Termine coniato dal professore di Filosofia ed Etica dell’informazione all’Università di Oxford, e ora anche di Bologna, Luciano Floridi, presidente del comitato scientifico internazionale di Ifab. Nella nuova era in cui non c'è più confine tra online o offline, l'evoluzione tecnologica va anticipata, non inseguita: «Dopo i 240 milioni di euro di investimento nel supercomputer Leonardo (metà sostenuto dall'Ue e metà dell'Italia) abbiamo già ottenuto l'ok per altri 50 milioni di risorse, sempre al 50% tra Bruxelles e Roma per un suo upgrade, battezzato Lisa, che installeremo tra fine 2023 e 2024», anticipa Ubertini. «Abbiamo due sfide per il futuro – spiega Antonio Zoccoli, presidente dell'INFN e della Fondazione ICSC – la prima, già partita, è sviluppare qui le Cpu, i microprocessori puntando a portare al tecnopolo player del calibro di Intel; la seconda, al alto rischio, è realizzare il primo prototipo di computer quantistico». Quello che manca ora sono i talenti digitali.

Caccia a giovani e personale qualificato

Dopo Floridi l'Alma Mater è riuscita a richiamare a Bologna anche il fisico e studioso internazionale nel campo del Quantum Computing Tommaso Calarco, attualmente direttore dell'Istituto di controllo quantistico del Peter Grünberg Institute presso il Centro di Ricerche di Jülich (il più grande laboratorio nazionale della Germania), ma non basta. Si parla di 1.500 ricercatori necessari per far funzionare il tecnopolo. Senza parlare delle imprese chiamate alla sfida dei big data. «Dobbiamo sfruttare l'esperienza del Covid per moltiplicare di 4-5 volte il numero di studenti di ingegneria sfruttando modalità ibride di insegnamento – è la proposta di Sonia Bonfiglioli, presidente dell'omonimo colosso della meccatronica “Made in Bo” – perché se uno studente laureato alla triennale in ingegneria dell'automazione, come mio figlio, riceve 900 proposte di lavoro da imprese, significa che c'è una emergenza. Noi big capofiliera non possiamo vincere la sfida dei big data se non entrano giovani digitali nelle piccole imprese delle nostre catene di fornitura».

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