cinema e business

Bologna, la Cineteca mette sul web rarità e film di nicchia

Decolla il progetto “Io resto in sala”: la programmazione prosegue on line in 50 sedi

di Ilaria Vesentini

Ogni estate in piazza Maggiore a Bologna per 50 notti il cinema popolare e d'autore open air. Con il Covid sono state distanziate le sedie sul crescentone. Ora si punta alla conoscenza del cinema sul web

3' di lettura

«Forse non si fa business facendo cultura, però si possono non perdere soldi e si creano posti di lavoro e competenze salvaguardando e producendo un bene primario, soprattutto in un Paese come il nostro».

Gian Luca Farinelli, dal 2000 direttore della Fondazione Cineteca di Bologna, guida un gruppo di 160 dipendenti e 15 milioni di fatturato con sedi a Parigi e Hong Kong, che ha raddoppiato il giro d'affari negli ultimi dieci anni e, a suon di restauri di pellicole e archivi filmici (oltre 70mila titoli conservati), ha conquistato le vette della cinematografia internazionale.

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Si devono alle tecnologie all'avanguardia e al know-how del laboratorio di restauro “L'immagine ritrovata” (Srl controllata dalla Cineteca di Bologna), il recupero dell’intera filmografia di Charlie Chaplin o di gioielli di Sergio Leone come “C’era una volta in America” o “Per un pugno di dollari”.

E si devono alla sua scuola internazionale di restauro e ai suoi festival la riscoperta e la diffusione tra il grande pubblico di capolavori di 125 anni di cinematografia. Fino all’arrivo del Covid, che ha chiuso le quattro sale gestite dalla cineteca in città attraverso un altro braccio operativo (Modernissimo Srl), ridotto il festival “Il Cinema ritrovato” - che ogni anno riunisce registi, critici, cinefili da 50 Paesi con 120mila spettatori per edizione - distanziate le sedie sul crescentone di Piazza Maggiore dove ogni estate va in scena “Sotto le stelle” per 50 notti il cinema popolare e d'autore open air.

«Non ci saremmo mai immaginati lo scenario degli ultimi dieci mesi - ammette il direttore - neanche durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale i cinema avevano chiuso e temiamo che nelle sale non si proietteranno film ancora per lungo tempo. Eppure noi non ci siamo mai fermati. Il Covid è stata l’occasione per aprire nuove strade via web accelerando l’utilizzo dello streaming, la cui portata avevamo finora sottovalutato. Anche quando si sarà tornati alla normalità, la riapertura fisica delle sale coesisterà in modo permanente con attività in streaming, perché stiamo raccogliendo risultati insperati e rendendo fruibile il nostro patrimonio di film e archivi a un pubblico molto più vasto e internazionale».

Nata nel 1962 su intuizione dell’allora assessore alle Istituzioni culturali - primo assessorato del genere in Italia - e poi sindaco Renato Zangheri, la Cineteca di Bologna, trasformata nel 2012 in Fondazione, è diventata uno dei simboli della cultura internazionale della città. La srl “L’Immagine ritrovata” che si occupa di restauro e conservazione di film e di formazione, dalla didattica divulgativa per i bambini alla scuola internazionale di film restoration, è oggi uno dei primi cinque laboratori al mondo sia per tecniche e tecnologie analogico-digitali (dal mega cubo-scanner di due metri per lato di via Riva Reno) sia per competenze storico-filologiche. Quasi l’80% del business è realizzato all’estero, tanto che nel 2015 è stata inaugurata la sede di Hong Kong e l’anno dopo quella di Parigi. A pagare il conto alla pandemia è soprattutto la divisione “sale” gestita da Modernissimo Srl, alle prese con un ambizioso progetto di ristrutturazione, cofinanziato dalle industrie del territorio, che entro il 2021 porterà a riaprire la storica sala cinematografica sotterranea del 1915, proprio sotto Piazza Maggiore.

In attesa di riportare fisicamente davanti al grande schermo i cinefili, Farinelli ha lanciato un mese fa “Il Cinema ritrovato fuori sala” per riscoprire sul web i film rari della storia del cinema: «Ogni mese proponiamo 18 film di nicchia in abbonamento, presentati da registi, critici, attori e la risposta è molto alta da tutta Italia. Raggiungiamo così per la prima volta in modo capillare chiunque sia interessato, non più solo i bolognesi, tanto che stiamo progettando di trasformare l’iniziativa in attività permanente. In passato ci hanno proposto più volte di aprire e gestire sale in altri luoghi d'Italia, ma è più facile dirlo che farlo. Lo streaming ci permette invece di far apprezzare i lavori di restauro e i ritrovamenti a cinefili di ogni luogo, senza difficoltà. E sempre grazie alla nostra piattaforma streaming è decollato il progetto “Io resto in sala” che coinvolge una cinquantina di esercenti italiani, tra cui il cinema Anteo di Milano, e consente alle sale di continuare la programmazione anche dei film attuali via web».

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