Verso il voto

Bologna, l’industria accelera. Resta il ritardo sui trasporti

Saldo record di oltre 700 nuove imprese nel secondo trimestre. Le aziende non trovano il 40% dei profili richiesti. Da sciogliere il nodo del passante autostradale e del piano di mobilità integrata

di Ilaria Vesentini

(bbsferrari - stock.adobe.com)

3' di lettura

Non sarà difficile per l’economia bolognese recuperare il terreno perso nel 2020 causa Covid e confermare i suoi primati europei in quanto a benessere di vita, forza manifatturiera e internazionalizzazione, data la velocità con cui le filiere industriali (meccanica e packaging su tutte), si sono rimesse a correre dalla scorsa primavera, con un +15% degli ordini, un +17% della produzione, un +18% dell’export e un saldo attivo record di oltre 700 nuove imprese nel secondo trimestre, che non si registrava da anni in Camera di commercio. Quello che non sarà facile recuperare è invece il ritardo di decadi sul fronte infrastrutturale, il tallone d’Achille del capoluogo emiliano su cui convergono i traffici e la logistica da nord a sud dello Stivale e dal Tirreno all’Adriatico e che da oltre 30 anni aspetta un passante autostradale ancora solo su carta e un grande piano di mobilità integrata per un’area metropolitana di un milione di abitanti. Così come non sarà semplice rimediare nei tempi imposti dal mercato al mismatch tra domanda e offerta di lavoro, in una provincia dove solo tra settembre e ottobre si prevedono 24mila assunzioni, ma dove le imprese non trovano il 40% dei profili richiesti. Nonostante gli investimenti record sugli ITS post diploma e la presenza della più antica università d’Europa ai vertici per qualità nelle classifiche Censis e World Higher Education e prima in Italia per mobilità internazionale e per progetti di ricerca finanziati.

LA FOTOGRAFIA ECONOMICA DI BOLOGNA
Loading...

«Ma i giovani nativi digitali qui studiano e poi vanno all’estero a lavorare e ci restano, perché hanno nel Dna relazioni internazionali e Bologna per restare attrattiva deve capire chi vuole essere e dove vuole andare. Se fino a dieci anni fa bastavano il forte senso civico dei cittadini e la responsabilità delle imprese a preservare la qualità del territorio e a reggere l’urto delle congiunture, oggi non sono più sufficienti e senza il supporto delle istituzioni che fanno quadrato attorno a grandi progetti sistemici condivisi non possiamo ambire a restare competitivi a lungo», sottolinea Valter Caiumi, presidente di Confindustria Emilia, che da quattro anni ha messo a sistema le industrie di Bologna, Modena e Ferrara e che proprio in vista della tornata elettorale nel capoluogo ha avviato in primavera un lavoro con Ipsos per raccogliere riflessioni e proposte da presentare al futuro sindaco.

Loading...

Il progetto più grosso su cui Bologna si gioca il futuro è il Tecnopolo, destinato a diventare l’hub europeo delle scienze di supercalcolo, di big data e intelligenza artificiale, grazie al lascito dell’attuale ministro per l’Istruzione Patrizio Bianchi che è riuscito a far convergere sotto le Due torri il Data centre del Centro meteo europeo (ECMMWF), il supercomputer europeo pre exascale Leonardo e le macchine e i ricercatori dell’Agenzia Italia Meteo, dell’Istituto nazionale di astrofisica, del Centro ricerca Enea sulle energie rinnovabili, delle biobanche dell’Istituto ortopedico Rizzoli e del Competence center nazionale Bi-Rex. Anche qui si apriranno migliaia di posizioni di altissimo profilo, con il rischio si scateni una guerra ai talenti con il tessuto produttivo, in una città con una impresa ogni dieci abitanti e con il tasso di occupazione e di donne al lavoro che è già record.

In vetta alle classifiche nazionali per Pil, ricchezza pro capite, qualità della vita, apertura ai mercati esteri, Bologna è percepita come «città moderna a misura d’uomo, vivibile, accogliente, crocevia internazionale e potenziale modello di uno sviluppo economico sostenibile che lega tradizione e innovazione, ma soffre di un atteggiamento protezionista e nostalgico che blocca il cambiamento e impedisce reazioni forti alla decadenza del decoro urbano, delle strade, della sicurezza», è la sintesi delle indagini Ipsos che portano non solo Confindustria Emilia ma anche il mondo della cooperazione (l’Aci-Alleanza delle coop Italiane solo a Bologna rappresenta quasi 500 imprese, oltre 80mila lavoratori e più di 2,7 milioni di soci) a chiedere di riportare il fuoco di Palazzo d’Accursio su due snodi chiave: i giovani, quindi nuovi lavori di qualità, formazione di competenze e professionalità adeguate alla sfida digitale ed ecologie; e le infrastrutture, con un grande piano di mobilità integrata e interconnessa tra aeroporto, ferrovia e autostazione.

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti