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BolognaFiere vede la luce solo nel 2022 e apre all’alleanza con Rimini

di Ilaria Vesentini

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3' di lettura

I numeri approvati dagli azionisti di BolognaFiere fotografano il record alle spalle del secondo operatore italiano: un bilancio 2019 chiuso con quasi 200 milioni di euro di fatturato, un Ebitda di 34,1 milioni e un utile di 9,1 milioni, performance che non hanno precedenti nella storia del gruppo e raccontano di una crescita superiore al 50% nell’ultimo triennio.

Record che passa però in secondo piano di fronte alla débacle in arrivo: si prevede un 2020 con 50 milioni di euro fatturato, un quarto rispetto al consuntivo appena approvato e sempre a condizione che si riusciranno a realizzare almeno gli appuntamenti in calendario tra autunno e inverno.

Tra il 9 e l’11 ottobre è attesa la riapertura del quartiere Michelino – dove fervono i cantieri del piano di restyling e ampliamento da 130 milioni di euro che si completerà nel 2024 - in occasione del salone del bio Sana. Ma per l’evento clou internazionale della ceramica Cersaie non è ancora stata sciolta la riserva sul fatto che si terrà davvero la 38esima edizione nella data posticipata (rispetto al consueto appuntamento settembrino) del 9-13 novembre.

Al settore serve liquidità

«Sarà un 2020 drammatico – conferma il presidente Gianpiero Calzolari all’uscita dell’assemblea che lo ha confermato per il prossimo triennio - e nel 2021 prevediamo un calo del 30% rispetto al 2019 con un ritorno a una nuova normalità solo nel 2022». E se il motto “mal comune mezzo gaudio” non consola, è però vero che tutto il settore fieristico italiano si sta confrontando con dinamiche affini a quelle felisinee e la risposta degli azionisti di BolognaFiere (il 26% è in mano al sindaco Virginio Merola tra Comune e Città metropolitana, il 14,7% della Camera di commercio, l’11,6% della Regione Emilia-Romagna) è di riaprire il capitolo alleanze per avere spalle più robuste nello scenario globale, avendo però prima ottenuto da Roma la liquidità necessaria per sopravvivere.

Dall’incontro di inizio giugno dei governatori di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna e relative società fieristiche, con il Mef e Cdp era uscito l’impegno di Cassa depositi e prestiti a erogare 600 milioni di euro di liquidità per permettere al settore di sopravvivere a oltre sei mesi di lockdown. «Quell’impegno deve tradursi in risorse vere, poco cambia siano sotto forma di equity, di obbligazioni o di un finanziamento, ma serve subito liquidità», avverte Calzolari.

In vista nuove alleanze

E dopo la richiesta del sindaco di Bologna e del suo omologo di Rimini, Andrea Gnassi, a riaprire il capitolo delle nozze tra Ieg (la società che ha accorpato quattro anni fa le fiere di Rimini e Vicenza) e BolognaFiere, progetto di cui si discute lungo la via Emilia da oltre un decennio, anche Calzolari non si tira indietro, dopo il via libera arrivato la scorsa settimana dalla Romagna, dal collega Cagnoni: «Il tema dell’alleanza con Rimini non era all’ordine del giorno della nostra assemblea odierna, ma la gran parte degli interventi dei soci ha dato indicazioni in tal senso, per quanto informali. Sarà compito del prossimo Cda, che convocheremo nella prima settimana di luglio, trasformarle in una proposta formale. Ieg, in quanto quotata, aveva invece bisogno del via libera ufficiale dei soci per poter avviare un ragionamento», ricorda Calzolari.

Quel che è certo è che se si aprissero le compagini azionarie dei due expo tra Bologna e Rimini, che assieme fatturato quasi 400 milioni di euro, «automaticamente ne uscirà un gruppo quotato in Borsa, ma il percorso è tutto da costruire e sarà complesso», smorza facili fughe in avanti il presidente. Senza sbilanciarsi, invece, sull’allargamento a Parma del fidanzamento, così come da progetto già messo nero su bianco nel 2016 dalla prima Giunta Bonaccini, aspirando a un unico sistema fieristico regionale.

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