ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di più The room where it happened

Bolton: Trump ha chiesto aiuto a Xi per farsi rieleggere a novembre

L’ex consigliere per la sicurezza pubblica le sue memorie-shock. Il governo lo denuncia per fermarlo ma il libro è già in mano ai media

di Marco Valsania

Trump presenta riforma 'light' e difende polizia: senza, il caos

L’ex consigliere per la sicurezza pubblica le sue memorie-shock. Il governo lo denuncia per fermarlo ma il libro è già in mano ai media


7' di lettura

Parole come pietre. Sono quelle che scaglia John Bolton, l'ex consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, contro Donald Trump. Con il suo atteso libro dedicato ai 17 mesi passati quale stretto collaboratore del Presidente, fino allo scorso settembre quando se ne andò o fu cacciato a seconda delle versioni, Bolton si fa autore del primo j'accuse ad arrivare da un alto esponente dell'amministrazione americana.

E le rivelazioni scioccanti e controverse in “The Room Where It Happened” fioccano, prima di tutto sui rapporti con Pechino: Trump, nel racconto di Bolton, ha chiesto apertamente a Xi Jinping aiuto per farsi rieleggere nel novembre del 2020, supplicando il leader cinese di comprare grandi quantità di prodotti agricoli made in Usa che gli garantissero il voto dei “farmers”. Non basta: Trump ha interferito in inchieste penali federali contro aziende estere, comprese società cinesi, per concedere favori ai leader autoritari che ammira. Ha appoggiato campi di concentramento in Cina contro le minoranze musulmane. Sfoggiato ripetutamente grande ignoranza, anche nei confronti di paesi alleati. Dulcis in fundo, ha ricattato l'Ucraina a caccia di informazione dannose sui rivali politici come sostenuto durante il fallito processo di impeachment in Congresso voluto dai democratici.

In conclusione, attacca Bolton: “Fatico a identificare una decisione durante il mio periodo alla Casa Bianca che non sia stata guidata da calcoli per la sua rielezione”, da interessi personali che hanno la precedenza su quelli nazionali. Trump ha risposto che Bolton è un “bugiardo”, un “perdente” al quale lui aveva concesso una chance di riscatto nel suo governo.


577 pagine

Che le 577 pagine del libro siano potenzialmente esplosive – ben al di là dei suoi meriti letterari, assai discutibili secondo le prime recensioni - lo dimostra la dura battaglia tuttora in corso sulla sua pubblicazione. La sua uscita in libreria a pochi mesi dalle elezioni di novembre è prevista per martedì prossimo, 23 giugno, ed è già al primo posto nelle classiche sugli ordini di vendita online di Amazon. Ma il Dipartimento della Giustizia ha nei giorni scorsi presentato denuncia per violazione di contratto contro Bolton, che non avrebbe atteso il completamento dell'esame del contenuto da parte della Casa Bianca e avrebbe svelato materiale considerato confidenziale top secret. I proventi secondo l'amministrazione, dovrebbero essere sequestrati e consegnati al governo. Ieri sera ha poi chiesto un'immediata ingiunzione che ne fermi la pubblicazione e distribuzione da parte di Simon & Schuster, nonostante il volume abbia in realtà già raggiunto le librerie e ampi capitoli siano comparsi in queste ore sui principali mass media statunitense che ne avevano ricevuto copie in anticipo.

Una sedia vuota

Andiamo con ordine, partendo della crisi più recente. Davanti alla pandemia da coronavirus, Bolton afferma che Trump ha dimostrato come dietro al Resolute Desk, la scrivania dello Studio Ovale, “la sedia sia vuota”, immagine della carenza di leadership. Bolton prevede anche che Trump, qualora rimanesse Presidente, in un secondo mandato sarebbe ancora più imprevedibile e meno affidabile, vale a dire “molto meno controllato” di quanto non sia stato finora.

Ostruzione della giustizia come stile di vita

Per Bolton, Trump ha sempre messo l'accento sulla sua rielezione, sui propri interessi personali rispetto a quelli del Paese. “L'ostruzione della giustizia è uno stile di vita” nella Casa Bianca di Trump, parte della sua tendenza a “concedere favori personali ai dittatori che gli piacciono”. Bolton sostiene di aver riferito le sue preoccupazioni per comportamenti che riteneva “inaccettabili” al Segretario alla Giustizia William Barr. Tra queste, interventi a proposito di grandi aziende cinesi e turche.


Ignoranza e istinto al potere?

Trump sarebbe “incredibilmente poco informato”. Ecco durante un meeting con l'allora premier britannico Theresa May che esprime sorpresa nello scoprire che Londra possiede armi nucleari. Durante incontri alla casa Bianca affermò che “il Venezuela è in realtà parte degli Stati Uniti” chiedendo piani per inbvadere la nazione sudamericana. In un'altra occasione chiese se la Finlandia fosse parte della Russia. I briefing di intelligence con il Presidente erano una perdita di tempo perché “spesi ad ascoltare Trump invece di essere Trump ad ascoltare i briefing”. Trump non ha filosofie di governo o di politica estera ma istinti. “Il suo modo di ragionare è simile un arcipelago di puntini, come individuali affari immobiliari, che lascia agli altri definire o creare politiche”.

Xi, aiutami a essere rieletto

La saga politico-commerciale cinese è il caso più eclatante della miscela di incoerenza e di commistione di interessi personali con quelli nazionali. Nel meeting a Osaka con Xi Jinping nel giugno 2019, al margine del G20, Trump “in modo scioccante cambiò discorso parlando delle elezioni presidenziali americane, alludendo alla capacità economica della Cina e facendo appello a Xi perché assicurasse una sua vittoria. Sottolineò l'importanza degli agricoltori e di aumenti negli acquisti di semi di soia e grano per l'esito elettorale. Citerei le parole esatte di Trump, ma il governo nel procedimento di revisione del testo ha deciso altrimenti”. Xi diede il benvenuto a concessioni del Presidente sui dazi e alla fine Trump disse che Xi era “il più grande leader nella storia della Cina”.

Pedine di scambio, Huawei e Zte

Trump mostrò anche di essere pronto a intervenire per fermare inchieste federali americane contro aziende cinesi quali Zte e Huawei, per truffa e violazione di sanzioni internazionali, quale pedina per gesti perdonali distensivi verso Xi. Bolton cita la cancellazione di sanzioni che il Dipartimto del Commercio aveva deciso contro la Zte nel 2018 e la promessa di ribaltare un caso contro Huawei nel 2019 per aiutare il negoziato commerciale in funzione elettorale.

Tienanmen, ma chi se ne frega

Trump mostrò indifferenza per i diritti umani in Cina. Davanti al 30esimo anniversario del massacro di Tienanmen Square, rifiutò di fare una dichiarazione. “E' accaduto 15 anni fa – disse stando Bolton – Non importa a nessuno. Io sto cercando di fare un accordo”. Nei confronti della repressione degli Uiguri, etnia musulmana nel nordovest della Cina, sempre a Osaka Trump concordò con la scelta di Xi di creare di fatto campi di concentramento e glielo disse di persona stando all’interprete presente al colloquio. “Trump pensò che era la cosa giusta”, afferma Bolton.


Taiwan come la punta del pennarello

Trump minimizza anche l'importanza dell'alleato Taiwan quando in gioco è la Cina. Il paragone preferito del Presidente è rivelatore secondo Bolton: “Questo è Taiwan”, dice mostrando la punta di un pennarello. “Questa è la Cina”, aggiunge indicando l'enorme scrivania nello Studio Ovale.

Una canzone per la Corea del Nord

La Cina non è la sola relazione di Trump passata al microscopio. Lo strano rapporto con il dittatore della Corea del Nord Kim Jong-un è esemplificata da episodi come questi. Durante un incontro del 2018 di Trump con il leader di Pyongyang, lo stesso Segretario di Stato Mike Pompeo passò una nota a Bolton che parlava del Presidente come “così pieno di m…”. In un'altra occasione, Trump avrebbe insistito che Pompeo portasse a Kim un cd da lui autografato con la canzone Rocket Man di Elton John. In un curioso tentativo di serenata, di trasformare la sua definizione denigratoria di Kim - appunto Uomo-Missile o Piccolo uomo missile - in un termine affettuoso che sancisse il nuovo “amore” pubblicamente professato dal Presidente per il dittatore.

Ucraina abbandonata

Bolton conferma anche che la Casa Bianca avrebbe abbandonato e ricattato l'Ucraina, aggredita dalla Russia, per fini di politica interna. Trump la considerava un nemico, convinto da teorie cospirative infondate che il Paese avrebbe cercato di ostacolare la sua elezione nel 2016. Voleva che ora indagasse sui democratici e il loro leader Joe Biden per rilasciare promessi aiuti. “L'Ucraina ha cercato di farmi perdere – avrebbe detto nell'estate del 2019 – Non sono interessato per un c…. a aiutarli”. Trump avrebbe affermato che “era contrario a inviare loro qualunque cosa finchè non avranno consegnato tutto il materiale legato a Clinton e Biden” e alla nascita della pista russa, cioè del sostegno di Valdimir Putin all'elezione di Trump. Bolton e altri avrebbero provato almeno una decina di volte a sbloccare gli aiuti necessari all'Ucraina per resistere a Mosca.

L'amico Erdogan

Trump intervenne anche a favore di un altro uomo forte da lui ammirato, il turco Recep Tayyip Erdogan. Disse a Erdogan che la finanziaria turca Halbank, accusata di violazione di sanzioni all'Iran, era “ del tutto innocente”. Un'assicurazione offerta durante un G20 a Buenos Aires nel 2018 dopo aver ricevuto da Erdogan un memorandum preparato dagli avvocati della banca. Erdogan e la sua famiglia erano considerati vicini alla banca. Trump continuò promettendo “di occuparsi lui della cosa”, che avrebbe sostituito i procuratori fedeli di New York che seguivano il caso e che non erano “suoi uomini” ma di Obama.

Molte ragioni per un impeachment

Bolton afferma che tutti questi casi costituiscono un comportamento sistematico che “erode la legittimità stessa della presidenza”. E indica che se i democratici avessero allargato le indagini di impeachment contro Trump forse il risultato sarebbe stato diverso. Bolton si rifiutò però di testimoniare all'inchiesta della Camera e il deputato che guidò quell'indagine, Adam Schiff, ha avuto parole severe per l'ex consigliere che ha tenuto tutto per il suo libro, per il quale ha ricevuto un assegno da due milioni di dollari: “Sarà anche un autore, ma non è un patriota”.

Bolton, figura controversa

Di sicuro Bolton è una figura da sempre nella bufera. Ex esponente delle amministrazioni Reagan, Bush senior e George W. Bush, è noto come super-falco conservatore di politica estera dalle posizioni men che limpide. Grande proponente e difensore della guerra in Iraq e di interventi militari contro l'Iran e la Corea del Nord. Dall'amministrazione Trump è uscito in contrasto perché la Casa Bianca non aveva risposto militarmente alle tensioni con Teheran. La recensione del New York Times sul libro non fa sconti a Bolton. Definisce il racconto di Bolton come pieno di dettagli di scarso rilievo, ossessionato da nemici, auto-celebrativo anche se la sua influenza appare essere stata limitata. Nell'insieme a tratti noioso e a tratti con segni di squilibrio. Non per questo, però, appare oggi meno significativo nella battaglia sul futuro della presidenza Trump.

Riproduzione riservata ©
  • default onloading pic

    Marco ValsaniaGiornalista

    Luogo: New York, Usa

    Lingue parlate: Italiano, Inglese

    Argomenti: Economia, politica americana e internazionale, finanza, lavoro, tecnologia

Per saperne di più

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti