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Bolzano fa leva sull’autonomia: aprono i negozi, ma il Governo impugna e punta al 18 maggio. Altre regioni in pressing

Il Consiglio provinciale ha approvato in seduta notturna una legge che accelera la Fase 2 in Alto Adige. I negozi possono aprire sabato 9 maggio. Lunedì 11 maggio toccherà a parrucchieri, bar, ristoranti e musei.

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Il Consiglio provinciale ha approvato in seduta notturna una legge che accelera la Fase 2 in Alto Adige. I negozi possono aprire sabato 9 maggio. Lunedì 11 maggio toccherà a parrucchieri, bar, ristoranti e musei.


4' di lettura

Lo strappo è venuto dalla provincia autonoma di Bolzano. Il Consiglio provinciale ha approvato in seduta notturna una legge che accelera la Fase 2 in Alto Adige. I negozi possono aprire sabato 9 maggio. Lunedì 11 maggio toccherà a parrucchieri, bar, ristoranti e musei. «La Provincia di Bolzano intende affrontare questa Fase 2 all'insegna dell'applicazione della nostra autonomia, dopo che Roma per settimane non ha ascoltato le richieste per una differenziazione regionale delle misure», ha sottolineato il presidente Arno Kompatscher. L'andamento dell'epidemia in Alto Adige ha portato ad avere un indice di contagio Rt al di sotto dell’1 (l’ultimo dato aggiornato è 0,44 il 5 maggio). E questa è stata secondo il governatore la pre-condizione per arrivare a fissare le regole locali per la ripartenza.

Governo impugna legge Bolzano su sicurezza lavoro
Immediata la replica del governo: «La Provincia Autonoma di Bolzano ha deciso di aprire alcune attività commerciali pur in assenza delle linee guida sul lavoro, non possiamo fare altro che impugnare il provvedimento, limitatamente alle parti in contrasto con le regole sulla sicurezza sul lavoro» ha annunciato il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Francesco Boccia, che sottolineato come «l'autonomia, sempre rigorosamente rispettata, debba esercitarsi sempre nell'ambito del rispetto dei valori universali garantiti dalla Costituzione, primo fra tutti quello alla salute». E ha «confermato l'orientamento a procedere dal 18 maggio ad aperture differenziate per Regioni sulla base delle valutazioni che perverranno dal ministero della Salute».

Il pressing delle regioni
Da giorni è in corso un pressing delle regioni per rivendicare la possibilità di aperture differenziate in base ai dati territoriali sul contagi. E i governatori hanno preso in parola la disponibilità manifestata dal premier ad accelerare i tempi delle riaperture. Il 6 maggio, prima nel corso della conferenza delle Regioni e poi nel confronto con il ministro per gli Affari Regionali Francesco Boccia, sono tornati alla carica chiedendo di poter far tirare su le saracinesche ai negozianti al dettaglio già lunedì 11 maggio.

La frenata del governo
Boccia però ha risposto che prima del 18 è impossibile perché bisogna valutare l'andamento dei contagi dopo la fine del lockdown. Un primo controllo sull'andamento della curva epidemiologica ci sarà lunedì prossimo, 11 maggio, e nello stesso giorno si insedierà al Ministero della Salute un comitato scientifico per valutare sulla base di un algoritmo come procede la diffusione del virus regione per regione. Sulla base dei risultati, Ministero della Salute e Regioni decideranno se procedere a ulteriori allentamenti delle misure. Il monitoraggio prevede tre tipi di indicatori: quello sull'andamento dei casi (trend in miglioramento per il 60%), la capacità di fare tamponi e tracciare i positivi e l'ultimo che misura la velocità del virus (l'R-t deve essere inferiore a 1) e la disponibilità di posti letto in terapia intensiva e altri ricoveri.

Bonaccini: dal 18 maggio Regioni decidano in autonomia
Non a caso il governatore dell’Emilia Romagna e presidente della Conferenza delle regioni ha ribadito in giornata quella che al momento sembra la linea di compromesso con il governo centrale. «Abbiamo chiesto che dal 18 (maggio, ndr) - visto che il 17 scade il decreto del Governo - le Regioni possano decidere in autonomia». Certo, ha aggiunto il governatore emiliano, «sempre in contatto col Governo e col Ministero della Salute, perché dobbiamo verificare il rimbalzo di questa epidemia».

I malumori dei governatori
Resta il fatto che c’è chi tra i governatori ha più fretta di riprendersi il potere di decidere in autonomia le prossime tappe della Fase 2. «Sono pronto a far ripartire tutto anche prima del 18 maggio», ha confermato Luca Zaia, seguito a ruota dai presidenti di Friuli Venezia Giulia e Liguria, Massimiliano Fedriga e Giovanni Toti. In realtà il governatore del Veneto non vuole provocare alcuno strappo. E infatti sottolinea che le aperture avverranno «ovviamente» seguendo gli indicatori sanitari e i protocolli di sicurezza tra le parti sociali, che vanno però integrati dalle indicazioni dell'Inail che dovranno stabilire per le singole categorie le nuove disposizioni e che al momento non ci sono ancora.

Verso aperture generalizzate il 18 maggio
L'ipotesi più concreta resta dunque una riapertura generalizzata dal 18 maggio - giorno in cui grazie al protocollo Governo-Cei , torneranno a celebrarsi anche le messe - decisa autonomamente dalle singole Regioni tenendo conto delle elaborazioni dell'Istituto superiore di sanità. La condizione fondamentale è infatti la conferma del calo dei contagi. Che potrà essere credibile non prima di due settimane dalla fine del lockdown (ecco perché il 18) tenuto conto del tempo che intercorre tra il contagio e la manifestazione dei sintomi.

In Puglia il 18 maggio riaprono parrucchieri e centri estetici
C’è comunque chi si è già mosso. Il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano ha emanato un’ordinanza che anticipa al 18 maggio l'apertura di parrucchieri, centri estetici e di bellezza. L'ordinanza è stata emessa al termine dell'incontro con i rappresentanti pugliesi di parrucchieri, estetisti e saloni di bellezza, per consentire a questi esercizi di riaprire il 18 maggio «nella massima sicurezza per operatori e i clienti»

Le accelerazioni di Calabria e Sardegna
In Sardegna, invece, dall'11 maggio, potranno riaprire le attività commerciali e i servizi alla persona - dai parrucchieri ai centri estetici, dai negozi di abbigliamento e calzature alle gioiellerie e profumerie - in quei comuni dove l’indice di contagio Rt sarà uguale o minore di 0.5. A meno di uno stop da parte del Governo nazionale, con il quale le Regioni hanno già ingaggiato un braccio di ferro, a decidere saranno i sindaci che dovranno prendersi la responsabilità. Dal 30 aprile in Calabria è «consentita la ripresa delle attività di bar, pasticcerie, ristoranti, pizzerie, agriturismo con somministrazione esclusiva attraverso il servizio con tavoli all'aperto». È quanto previsto da un'ordinanza per la fase 2 firmata dalla governatrice della Calabria, Jole Santelli. Ordinanza impugnata dal ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia.

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