l'iniziativa dei beacon

Bolzano avamposto dei fari digitali per servizi alle imprese

Con 500mila euro di fondi europei creato un ecosistema d'innovazione

di Enrico Netti


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La sperimentazione del sistema di irrigazione smart presso il tecnopark Noi di Bolzano

2' di lettura

Prima l’infrastruttura “open” poi la creazione di una rete che a fine gennaio 2020 conterà sul territorio della provincia oltre 3.500 beacon (sensori digitali detti fari grandi come una saponetta che dialogano via Bluetooth con smartphone e altri dispositivi) e una nutrita comunità di sviluppatori. Con questi ingredienti l’Alto Adige, ma alcune propaggini raggiungono anche l’adiacente area ampezzana, si è dotato della prima infrastruttura pubblica “open” d’Italia per l’Internet delle cose e altri impieghi di ricerca e sviluppo.

«L’obiettivo è di finanziare e garantire l’uso dell’infrastruttura a tutti gli utilizzatori per un periodo di 5 anni - spiega Kurt Pöhl, direttore della ripartizione informatica e dell’Agenda digitale “Alto Adige Digitale 2020” - realizzando app a valore aggiunto e nuove soluzioni». Il progetto della provincia è stato realizzato grazie a fondi comunitari per lo sviluppo (Fesr), poco più di 500mila euro, secondo un modello di «smart green region» e attraverso la rete di beacon si può, per esempio, monitorare in remoto l’ambiente biofisico utilizzando i dati trasmessi da questi piccoli fari.

Alcuni beacon con al centro una moneta da un euro

Altre app permettono una interazione tra l’ambiente circostante e l’utente che riceve sullo smartphone informazioni, analisi statistiche ed elementi di realtà aumentata. La Provincia lavora allo sviluppo di alcune soluzioni con la mappa dei beacon sul territorio, la guida beacon Alto Adige e l’Adventure app. I beacon permettono soluzioni salvavita come, per esempio, il progetto Blueslemon grazie a una combinazione di questi fari digitali e droni per monitorare le valanghe. Un lavoro a 360 gradi perché «vogliamo capire il potenziale dell’IoT» rimarca Pöhl.

L’iniziativa ha il supporto dell’Ibm Open data hub, del Gruppo Fos, del Fraunhofer Italia Research, istituto di ricerca a livello europeo indipendente con sede a Bolzano, del parco tecnologico Noi Alto Adige nel capoluogo e molti altri partner industriali che costituiscono una comunità di start up, aziende e istituzioni impegnati nello sviluppo di progetti innovativi nell’ambito IoT.

Il tecnopark Noi di Bolzano

In cuore è nel tecnopark Noi di Bolzano dove lavorano circa 800 persone. Non è solo un polo formativo ma soprattutto un incubatore all’avanguardia per start up e hub di imprese impiegate in soluzioni legate all’innovazione, ricerca e la creazioni di applicazioni anche con i beacon nell’ambito della salute, l’ambiente, il turismo, l’edilizia, industria, agricoltura, la robotica e la Pa.

«Il Fraunhofer Italia - spiega Riccardo Brozzi - al Noi si occupa dello sviluppo di applicazioni, sistemi per l’acquisizione dei dati con sensori evoluti oltre alla consulenza su tecnologie abilitanti come i beacon».

Qui è nata una soluzione “open”, sviluppata da R3 Gis, per la gestione del verde urbano misurando il flusso linfatico delle piante. In Eurac Research, tra i vari progetti, si lavora invece alla prototipazione di sensori elettrochimici per sistemi d’irrigazione con controllo remoto misurando temperatura e umidità dell’ambiente. Proprio in questi giorni nel mercatino di Natale a Merano si può giocare a una caccia al tesoro hi-tech con lo smartphone e i beacon. Naturalmente seguendo le indicazioni inviate dai piccoli “fari”.

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