ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùL’assemblea del Pd

Bonaccini avvia il confronto: senza impresa non c’è lavoro

Via libera al nuovo Manifesto, rientrano i bersaniani di Articolo 1. Elly Schlein insiste su ambiente, precariato e diritti. L’addio di Letta

di Emilia Patta

Bonaccini: "Percorso congressuale durato troppo, ci fa apparire marziani"

3' di lettura

«Un grande partito popolare e non populista. Che recuperi la vocazione maggioritaria, che non è autosufficienza ma vuol dire rivolgersi a tutto il Paese senza delegare i voti di sinistra al M5S e quelli moderati al Terzo Polo. Andiamoci a riprendere i voti che abbiamo perso. Le alleanza le facciamo, certo, ma da una posizione di forza e non di subalternità». E ancora. «Oggi non ho mai sentito risuonare la parola impresa. Per me è inconcepibile per una forza progressista e riformista, perché senza impresa non c’è lavoro».

Il Pd di Stefano Bonaccini

È ancora quello della «vocazione maggioritaria» di Walter Veltroni, e i voti persi per lui non sono solo quelli andati a sinistra ma anche e soprattutto quelli fuggiti a destra, verso la Lega prima e Giorgia Meloni poi.

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Sono «gli autonomi e le partite Iva che abbiamo lasciato colpevolmente ad altri». E a chi da sinistra insiste sulla lotta al precariato e ai bassi salari, il governatore dell’Emilia Romagna ricorda che la via principale per alzare i salari e produrre lavoro stabile è il taglio del cuneo fiscale che grava sul lavoro rendendolo troppo costoso per le imprese.

Quanto all’ipotesi di cambiare nome introducendo la parola “lavoro” avanzata dalla sinistra (Andrea Orlando, Giuseppe Provenzano e anche la candidata “movimentista” Elly Schlein), è «una discussione incompresibile»: «Me lo chiedono solo i giornalisti: nessun elettore ci pone il tema di cambiare nome. È surreale discutere del nome e non dei contenuti».

Il candidato in pole alla segreteria del Pd parla quasi per ultimo all’Auditorium antoniano di Roma, dove l’Assemblea nazionale “costituente” dà il via libera alle regole e “Manifesto per il nuovo partito democratico” avviando il congresso vero e proprio con il confronto tra i candidati in vista delle primarie del 26 febbraio. E parla già da segretario, dopo aver stoppato il tentativo di cestinare il Manifesto fondativo del 2008 per sostituirlo con il nuovo: con un compromesso bizantino si è deciso che il nuovo documento affiancherà il vecchio e sarà completato e aggiornato dopo le primarie del 26 febbraio.

Schlein: "Serve visione, non si può essere tutto e il contrario di tutto"

Il ritorno di Articolo 1

I bersaniani di Articolo 1 guidati dall’ex ministro della Salute Roberto Speranza, che appoggiano Schlein, rientrano nel Pd dopo esserne usciti sbattendo la porta nel 2017 in polemica con l’allora leader Matteo Renzi. Un rientro salutato freddamente da Bonaccini («grazie ad Articolo 1 di essere qui, ma se la fase costituente si limitasse a questo sarebbe poca cosa: bisogna richiamare i milioni di persone che se ne sono andate»), che pure lancia già ponti per prevenire nuove fratture e nuove scissioni: a Speranza va il riconoscimento del lavoro svolto al governo contro il Covid («possono istituire le commissioni che vogliono, ma grazie Roberto per quello che hai fatto per questo Paese»); agli altri candidati (oltre a Schlein sono in corsa Gianni Cuperlo e Paola De Micheli) l’offerta di un “patto” dopo il congresso: «Se vincerò chiederò ad Elly, Gianni e Paola di darmi una mano, se perderò mi metterò a disposizione di chi ha vinto».

Già, perché i partiti andati in scena ieri in un Auditorium semi-deserto (molti delegati erano collegati da remoto) sono almeno due. Quello di Schlein guarda decisamente più a sinistra di quello di Bonaccini e insiste sulle parole chiave ambiente, precariato, diritti civili, donne. Il terreno di incontro naturale di Schlein è con il M5s, quello di Bonaccini con il Terzo polo.

Letta: Vorrei che oggi fosse il primo giorno di primavera del nuovo Pd

L’ultimo appello di Letta

Riusciranno i due partiti a restare insieme? Il segretario uscente Enrico Letta è intanto riuscito a tenere insieme il Pd fino al congresso, e non è poco. «Andiamo nella valle, parliamo con le persone - è l’appello di Letta, che cita il canto della Chiesa delle Tre tende -. Oggi è la giornata dell’orgoglio ritrovato, dopo mesi che ne abbiamo subite di tutti i colori. Hanno provato a sostituirci ma non ci sono riusciti. L’inverno è finito, oggi è primavera». Fuori però ci sono 5 gradi.

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