IL GOVERNATORE USCENTE

Bonaccini, il governatore Pd che ha difeso il fortino rosso dell’Emilia-Romagna dall’avanzata leghista

La vittoria finale non era scontata: alle politiche 2018 il centrodestra aveva superato in regione il centrosinistra e alle europee 2019 la Lega aveva superato il Pd

di Andrea Carli


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Il Governatore dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini si è confermato alla guida della Regione (foto Ansa)

3' di lettura

Stefano Bonaccini è destinato a essere ricordato dagli analisti politici come colui che è riuscito a difendere il fortino Emilia-Romagna, tradizionalmente feudo della sinistra, dall’avanzata leghista. Se la candidata del centrodestra Lucia Borgonzoni fosse arrivata davanti a lui, infatti, si sarebbe prodotto gioco forza un effetto destabilizzante sull’esecutivo M5S-Pd-Italia Viva-Leu, con il segretario del Carroccio Matteo Salvini in pressing a tutto campo per tornare quanto prima al voto.

La vittoria finale non era scontata
Ciò non è accaduto. E la vittoria finale non era scontata: alle politiche 2018 il centrodestra aveva superato in regione il centrosinistra e alle europee 2019 la Lega aveva superato il Pd. Alla fine Bonaccini si conferma alla presidenza della regione: l’Emilia-Romagna non sarà la tredicesima delle Regioni in mano alla coalizione di centrodestra (l’ultima a rientrare nel gruppo è stata l’Umbria). Il Governatore uscente con alle spalle una coalizione fatta da Pd, E-R coraggiosa (un rassemblement della sinistra “governista”), Verdi, Volt, +Europa e una lista civica ha evitato, partendo da quel 31,2% ottenuto dai Dem di Nicola Zingaretti alle europee del 26 maggio scorso, che la Regione cadesse nella mani del centrodestra. Con la sua vittoria ha, in via indiretta, lanciato un messaggio: la collaborazione tra Pd e Cinque Stelle nata all’indomani dello strappo dell’allora vicepremier e ministro dell’Interno Salvini, che ad agosto ha fatto saltare il banco del Conte uno a trazione M5S-Lega, ha il via libera degli elettori.

Una lunga carriera politica
Nato a Modena 53 anni fa, nella sua lunga carriera politica Bonaccini è stato assessore in Comune nella città natale, poi segretario nella sua città dei Ds, prima di guidare il Pd in Emilia-Romagna. È stato eletto nel novembre 2014, con una larga maggioranza sullo sfidante di allora, l’attuale sindaco leghista di Ferrara Alan Fabbri, ma con un’affluenza al voto bassissima, circa il 37 per cento.

Slogan scelto: «Un passo avanti»
Nel suo mandato da presidente, si vanta di aver visitato ogni singolo comune dell’Emilia-Romagna e di aver focalizzato la campagna elettorale sui temi locali, sulle sfide che toccano chi abita in quella regione, tenendosi alla larga dai leader nazionali. Ha chiesto una conferma sulla base dei risultati raggiunti su temi come la sanità, il lavoro e l’economia. Lo slogan in questa ultima campagna elettorale è stato: «Un passo avanti». Una strategia che alla fine ha premiato.

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Alle primarie ha sostenuto Zingaretti
Focalizzato sulla sua regione, Bonaccini, ma non avulso dal dibattito interno al Pd e al centrosinistra: allievo della scuola Pci, si è avvicinato a Matteo Renzi, oggi leader di Italia Viva, per poi prenderne le distanze sostenendo, alle ultime primarie, l’attuale segretario Nicola Zingaretti.

Non ha usato il simbolo del Pd
La sua campagna elettorale in Emilia Romagna è stata un tour de force. Ha cercato di raggiungere il maggior numero di luoghi possibile. I suoi avversari lo hanno accusato di nascondere il simbolo del Pd. Lui si è giustificato sostenendo che, essendo candidato per una coalizione, non poteva utilizzare il simbolo di un solo partito nei manifesti.

La proposta sugli asili nido gratuiti e per tutti
Fra le proposte che ha avanzato per la regione, un investimento per rendere gratuiti e accessibili per tutti gli asili nido. «Rendiamo i nostri figli il valore aggiunto dell’Emilia-Romagna di domani», ha detto. Nell’attesa di ottenere il plauso dei figli, ha incassato quello dei nonni e dei padri.

Per approfondire:
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