ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùL’intervista

Bond, come si guadagna con inflazione (e tassi) in rialzo

Rigeade (Carmignac): puntare su titoli indicizzati ai prezzi, corporate di settori legati alla ripresa, banche e adottare una «duration negativa» sui Treasury Usa. Ma serve ancora prudenza

di Maximilian Cellino

Inflazione, a settembre balzo dal 2 al 2,6%

3' di lettura

L’inflazione arrembante, le Banche centrali che si apprestano a togliere il piede dall’acceleratore dello stimolo monetario, la curva dei rendimenti obbligazionari «appiattita». Non sembra certo il momento più indicato per investire sul reddito fisso, eppure gli specialisti non perdono la calma, non soltanto perché quel mestiere comunque lo devono fare, e meditano le contromosse. «Abbiamo a disposizione tutti gli strumenti per gestire i portafogli obbligazionari e dare valore agli investitori anche nei periodi in cui assistiamo a un aumento dei tassi di interesse generalizzato come questo», spiega Guillaume Rigeade, che illustra a Il Sole 24 Ore i metodi utilizzati dal Carmignac Portfolio Flexible Bond che ha in gestione.

Quali strategie adottate?

Loading...

Il primo passo è gestire attivamente la duration, cioè la durata finanziaria dei titoli in cui investiamo. L’abbiamo in generale ridotta per l’intero portafoglio ed è addirittura negativa per i titoli di Stato Usa.

Che significa?

È l’equivalente di vendere allo scoperto un titolo azionario e permette di trarre beneficio nel momento in cui il rendimento di un bond sta salendo e il suo prezzo, di conseguenza, scende. Trasformiamo insomma un rischio in opportunità e per far questo utilizziamo strumenti derivati.

Mezzi facili da maneggiare per un professionista, come lei, ma un investitore non altrettanto preparato quali alternative può avere?

In un mondo estremamente diversificato e liquido come il reddito fisso abbiamo a disposizione le obbligazioni legate all’inflazione, che possono far guadagnare quando gli indici dei prezzi sono in aumento e continueranno a crescere, come io ritengo sia in questo momento perché non credo che questo fenomeno sia così transitorio. In questo caso si acquistano titoli indicizzati vendendo quelli nominali di uno stesso emittente e della stessa durata in modo da isolare la componente inflazione e puntare su di essa. Ma non è l’unica soluzione.

Cosa altro consiglia?

Penso che la crescita economica globale possa mantenersi robusta nei prossimi anni. In questo caso si possono acquistare corporate bond di aziende di settori che trarranno beneficio dalle riaperture post-Covid quali viaggi, tempo libero e anche di società che operano nel comparto energia. Oppure dare un’occhiata ad alcuni Paesi emergenti: quelli ancora una volta collegati al tema delle materie prime e in grado di avvantaggiarsi con il loro rincaro, e quelli che hanno un legame stretto con la crescita globale. Gli spread della Romania, per esempio, riflettono fortemente i legami che il Paese ha con l’Europa e la ripresa economica che vi è in atto. Un ulteriore tema è legato al debito finanziario.

Perché è così ottimista sulle banche?

Nell’ultimo decennio abbiamo assistito in Europa a un’evoluzione del settore, che sta diventando molto più solido. Se guardo al lungo termine, la Bce sta infatti costruendo l’Unione bancaria, mentre il fattore di sostegno a breve è rappresentato dalle contromosse adottate dallo stesso istituto centrale e dai Governi per affrontare la pandemia: misure della quali le banche stanno ancora beneficiando. In più le valutazioni dei titoli, pur non essendo a buon mercato come ovunque nel reddito fisso, risultano ancora attraenti se confrontate con altre attività, specialmente per quanto riguarda il debito subordinato.

Quindi state spingendo sull’obbligazionario?

Non proprio. Il nostro portafoglio conserva una componente di liquidità pari al 35%, sensibilmente superiore alla media storica che si attesta a quel 10-20% che riteniamo fisiologico e utile al tempo stesso per adeguare il portafoglio e cogliere le opportunità quando si presentano. L’abbiamo aumentata nel secondo trimestre di quest’anno per riflettere le valutazioni elevate e il fatto che le banche centrali si stessero preparando a ridurre lo stimolo monetario, francamente non vediamo le condizioni per ridurla di nuovo.

Cosa potrebbe farvi cambiare idea?

Un allargamento degli spread forte ed esteso a tutti gli ambiti del mercato obbligazionario come quello visto nel marzo 2020 allo scoppio della pandemia, che darebbe modo di cogliere opportunità nei titoli per cui questo movimento non è giustificato. Oppure un aumento dei tassi di interesse su scala globale fino a livelli che riflettano sufficienti aspettative di inflazione sulla base dello scenario che ci siamo prefigurati e un adeguato inasprimento delle politiche monetarie.

Pensate che possa materializzarsi presto?

Sulla prima condizione non ci si può pronunciare, perché dipende dai movimenti del mercato che a volte sono rapidi e improvvisi. Non credo poi che il secondo scenario possa manifestarsi nel brevissimo termine: occorrerà comunque tempo, e questo ci invita a mantenere un atteggiamento prudente.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti