a vent’anni dall’«handover»

«Bond connect», il regalo di Pechino a Hong Kong

dall'inviato Rita Fatiguso

Il presidente cinese Xi Jinping e la chief executive Carrie Lam al cantiere del ponte HongKong-Zhuhai-Macao

2' di lettura

HONG KONG - Gli investimenti esteri languono, Pechino cerca di cogliere tutte le occasioni utili per attirare nuovi arrivi: non basta il rilancio delle 11 free trade zones e una nuovissima “lista negativa” degli investimenti che taglia da 122 a 95 le aree ancora off limits per gli stranieri. Adesso corteggia anche i capitali stranieri e lo fa dando un ruolo chiave alla piazza di Hong Kong.

Succede proprio in concomitanza con la visita di Xi Jinping il quale, peraltro, oggi ha visitato la Great Bay Area che farà da link tra Hong Kong, Macao, Zhuhai, Guangzhou, nel più grande abbraccio affidato a ponti e alta velocità mai visto finora. Ma, adesso, bisogna fare il contrario, valorizzare Mainland China.
Aree come quella di Suzhou (Jangsu) hanno ricominciato ad attirare le aziende nei parchi industriali. Ma qui si tratta di calamitare capitali. Al World Forum di Dalian il premier Li Keqiang ha addirittura assicurato che non ci saranno limiti, in futuro, per le rimesse in patria degli utili prodotti da aziende straniere, un tema estremamente delicato. Perché dal 2015 a oggi è stato un crollo continuo, e negli ultimi cinque mesi è arrivato il colpo finale che ha dato la scossa ai vertici cinesi. L’anno scorso gli Usa hanno già sorpassato la Cina per investimenti e sappiamo il presidente americano Donald Trump come la pensa con gli investimenti stranieri.

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L’asso nella manica adesso diventa la finanza, con 9,3 trilioni di dollari fixed income assets, tanto vale lo schema Bond connect che da lunedì si servirà di Hong Kong come trampolino di lancio nel mercato interbancario dei bond. Attualmente solo il 2% fa parte di investimenti stranieri (a livello globale invece i mercati emergenti toccano addirittura il 20-30%). Nei prossimi due anni si presume che l’entità dello schema possa essere di 220 miliardi di capitali sul mercato onshore fino a formare 1 trilione di global fixed income investments che potranno essere piazzati in bond nei prossimi dieci anni. Nella seconda metà del 2017 l’output potrebbe essere di 100 miliardi di yuan.

Il ruolo di Hong Kong in questo schema è potenziato, si utilizzeranno financial facilities della Regione amministrativa speciale senza dover aprire conti ad hoc. E senza dover sottostare alle complesse regole di Pechino. Questi due elementi hanno frenato finora gli investimenti in bond cinesi da parte di investitori esteri.
Questa Bond Connect si aggiunge ai tradizionali schemi precedenti: China interbank bond market direct access scheme, Qualified foreign instituional investor scheme (QFII) e Renminbi qualified foreign institutional investor scheme (RFII).

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