Borse, come investire dopo i record

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Bond, primavera delle banche centrali

di Marzia Redaelli


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3' di lettura

É tornata la primavera sul mercato obbligazionario, contro ogni previsione. E così le quotazioni dei titoli di debito, da quelli governativi a quelli più rischiosi, sono rifiorite.

La convenienza ad acquistare bond per l’investitore, naturalmente, si assottiglia man mano che i prezzi aumentano. Secondo gli economisti, però, le condizioni favorevoli al comparto non dovrebbero mutare tanto in fretta e, piuttosto, perdurare.

L’arrivo delle colombe

La bella stagione per le obbligazioni arriva dal rallentamento economico. Perché per evitare una frenata, le banche centrali si sono di nuovo rese disponibili a tenere bassi i tassi di interesse (la Federal Reserve americana) e a varare nuove manovre che implicano l’acquisto dei bond (la Banca centrale europea).

Il taglio dei tassi aiuta i titoli già in circolazione a mantenere un rendimento competitivo rispetto alle condizioni finanziarie vigenti e anche rispetto ai ritorni delle azioni (che, in teoria, salgono con la crescita).

Invece, le misure espansive che si attuano con l’acquisto dei titoli per iniettare liquidità nel sistema e alimentare consumi e investimenti hanno un effetto diretto sul prezzo dei bond.

La Bce, secondo Morgan Stanley, potrebbe iniziare ad acquistare titoli nel quarto trimestre di quest’anno o nel primo trimestre del 2020, con un ammontare nell’ordine di 45 miliardi al mese; la manovra potrebbe includere le obbligazioni pubbliche,ma anche le emissioni societarie e,se necessario, estendersi al debito delle banche e agli Etf (i fondi passivi quotati) azionari.

Dopo l’annuncio di Bce eFed, gli investitori si aspettano indicazioni nelle riunioni dei comitati monetari delle due autorità in calendario il 25 e il 30 luglio, rispettivamente.

Il mercato sta già scontando il clima accomodante e pure il taglio del costo del denaro Usa, ma secondo i gestori non c’è il rischio di restare disillusi.

«Riteniamo - afferma Marika Dysenchuk, specialista di reddito fisso, valute e materie prime di J.P. Morgan Asset Management - che la Federal Reserve possa dare il via a una fase accomodante con due o tre tagli dei tassi quest’anno, in risposta alla persistente bassa inflazione e all’incertezza economica causata dalle guerre commerciali. E questo scenario è in linea con le aspettative del mercato».

I rendimenti

Da inizio anno, gli investimenti obbligazionari hanno dato rendimenti total return (cioè dati dall’incremento del capitale e dalle cedole) che vanno dal +4,8% dei governativi a livello globale all’11% dei titoli ad alto rendimento, i più rischiosi; in Italia, sia le emissioni governative sia quelle delle società private hanno reso oltre il 6%. Questo significa anche, però, che la caccia al rendimento ha schiacciato il premio per il rischio verso il basso.

IL BALZO DELLE OBBLIGAZIONI

Rendimento total return dal 31/18/2018

Le prospettive

L’aumento della richiesta di obbligazioni ha ridotto i margini di guadagno, ma i gestori sono positivi il contesto resta favorevoli per il prossimo futuro.

Secondo J.P. Morgan A.M., il supporto arriva dal fronte macro, perché , crescita e inflazione, i nemici delle obbligazioni, restano bassi, e dal fronte tecnico, visto che la domanda di rendimento spinge o su titoli di lunga durata o di qualità inferiore, che pagano di più.

«La nostra preferenza - spiega Dysenchuk - va a emissioni societarie a reddito fisso di alta qualità, sensibili alla durata finanziaria, nei settori più difensivi e meno ciclici, perché il debito è gestibile e le società sono ben capitalizzate. I titoli ad alto rendimento hanno un profilo più vario: i fattori fondamentali restano solidi anche se le valutazioni sono meno interessanti, dati i rendimenti superiori al 10% solo nella prima metà anno».

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