Le scadenze

Bonifiche di Taranto, piano del commissario per accelerare i lavori

di Domenico Palmiotti

4' di lettura

Si accinge a chiudere il primo anno di mandato il commissario alla bonifica dell'area di Taranto, il prefetto Demetrio Martino, che è anche prefetto della città, nominato con Dpcm del 2 ottobre 2020 in sostituzione di Vera Corbelli, in carica per sei anni. «Lo stato di attuazione è ancora insoddisfacente» ha detto a metà luglio sulla bonifica il ministro per il Sud, Mara Carfagna, coordinatore del Contratto istituzionale di sviluppo per Taranto (Cis). «Chiedo al nuovo responsabile unico del Contratto – ha affermato il ministro in relazione all’incarico a Paolo Esposito, direttore generale dell’Agenzia per la coesione territoriale – di fare una ricognizione per individuare gli ostacoli e consentirmi così di arrivare a una proposta che acceleri la realizzazione di queste opere così importanti».

«All’inizio del mio percorso – spiega a Il Sole 24Ore il prefetto Martino –, ho incontrato notevoli difficoltà per l’assenza di una struttura tecnico-amministrativa che aveva invece il precedente commissario attraverso le consulenze. Certo, ho avuto la collaborazione di altri soggetti che hanno competenze nel campo, come ministero dell’Ambiente, Ispra, Arpa, ma non una mia struttura interna. Tant’è che ora si sta vedendo come organizzare il supporto di una struttura stabile. Tuttavia, nonostante le difficoltà, ho ricostituito con Investitalia un assetto operativo».

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Mercato ittico galleggiante, da rimuovere nel Mar Piccolo perchè inutilizzato e semiaffondato, e intervento in alcune aree del cimitero San Brunone di Taranto, che è sotto l’ex Ilva, le priorità affrontate dal commissario. La rimozione del mercato va verso la conclusione. E con l’avvio delle lezioni, termina anche un altro lavoro: gli impianti di ventilazione meccanica nelle scuole del rione Tamburi per fronteggiare l’impatto della vicinanza col polo siderurgico. «Gli impianti – afferma Martino – sono stati montati e funzionano. Abbiamo impiegato le scorse settimane per collaudarli prima di consegnarli stabilmente al Comune di Taranto».

Complesso, invece, il nodo del cimitero. «Il Rup – spiega Martino – mi ha segnalato una serie di incongruenze nell’appalto. Sulla scorta di un parere dell’Anac, stiamo concludendo la fase di contenzioso instaurata con la Cisa, impresa aggiudicataria dell’opera. C’è l’udienza al Tar il 27 novembre. Con la chiusura del contenzioso, rielaboreremo il progetto per mandare in gara i lavori. Il cantiere, attualmente fermo, aveva cominciato l'attività da appena un mese». Spiega Martino: «Gli oneri di smaltimento dei terreni di scavo non erano inseriti nell’appalto e dovevano essere pagati a rendiconto fattura. Poiché esiste un limite massimo previsto dal codice dei contratti e gli stessi oneri non sono soggetti a ribasso, ci siamo trovati davanti allo scavo dei primi terreni inquinati del cimitero senza aver sciolto il nodo dello smaltimento dei materiali. Ovvio che quest’attività va organizzata se non vogliamo trovarci in un imbuto».

«Auspico che il 27 novembre si arrivi alla decisione in modo da chiudere entro fine anno e ripartire col prossimo. Già nominato, intanto, il direttore dei lavori per rielaborare il progetto in fase amministrativa più che in fase tecnica» aggiunge Martino. Altra questione irrisolta, la bonifica del Mar Piccolo. «Non mi ha molto convinto la soluzione proposta, cioè spendere 35 milioni per finalità di carattere scientifico – dichiara Martino –. Ho trovato l'affidamento di un campo prove alle imprese selezionate e incaricate di testare tre metodologie: capping, rimozione selettiva e fitorimedio. A parte il fatto che i punti individuati per la sperimentazione non sono nemmeno i più inquinanti del Mar Piccolo, va considerato che siamo in presenza di un’area di 14 ettari e se non si può bonificare tutto il Mar Piccolo, abbiamo però bisogno di una spesa pubblica che ricostituisce una valenza ambientale. Non mi pare opportuno destinare 20 milioni per una piattaforma multidisciplinare di supporto alle decisioni, di cui 5,6 già spesi tra indagini e studi».

E queste del Mar Piccolo sono anche le risorse ancora da spendere. «Nella prima riunione Cis col ministro Carfagna – aggiunge Martino – queste perplessità sono state condivise dal ministero dell’Ambiente. Per Mar Piccolo è in corso un approfondimento per riprogrammare l’azione. La bonifica deve accompagnare interventi utili alla moltiplicazione degli effetti dell’intervento pubblico. Bisogna occuparsi della ricaduta produttiva ed economica e restituire ai cittadini la percezione che la bonifica ambientale è concreta».

«Da decisore pubblico – rileva – non mi sento tranquillo se utilizzo i fondi destinati alla bonifica per la ricerca quando questa ha risorse specifiche». Da rivedere, infine, anche il caso Statte, dove bisogna intervenire su un milione e mezzo di metri cubi di rifiuti in un invaso profondo 50 metri che si sviluppa per 2 ettari su un'area di 9. «La soluzione proposta non è mai stata usata e non è una tecnica consolidata in grado di offrire garanzie – spiega Martino –. C’è un nuovo progetto con i pareri favorevoli di Ispra ed Arpa. Anche qui dobbiamo puntare non alla messa in sicurezza del sito ma alla effettiva bonifica per avere almeno un uso produttivo di rilievo».

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