AMBIENTE

Bonifiche Taranto, avanzano i lavori

di Domenico Palmiotti

3' di lettura

Tra discarica Cemerad, area del Mar Piccolo e stabilimento Ilva, il giro compiuto a Taranto è positivo. Sul fronte delle bonifiche tutto si sta muovendo. Non si è fermi, tante cose sono state fatte, non è che si sia finito, certo, ma siamo senz’altro ad un inizio avanzato». Così Alessandro Bratti, del Pd, presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e sugli illeciti ambientali correlati, sintetizza i due giorni di sopralluoghi e audizioni compiuti a Taranto insieme ad alcuni componenti della stessa commissione.

«L’auspicio che esprimiamo - commenta Bratti - è che tutto adesso proceda con rapidità. D’altra parte a Taranto si sta aggredendo un problema ambientale che non è mica da poco. Non è che ci siano tante situazioni di questo genere. Si stanno quindi sperimentando delle soluzioni e degli interventi attraverso un lavoro non banale. Anzi, è un lavoro che andrà attenzionato perchè, una volta finiti gli studi sul Mar Piccolo e attivate le prescrizioni sui lavori da fare, si dovranno anche bandire degli appalti, si dovranno spendere delle risorse, e questo è un tema che si incrocia con quello della legalità e della trasparenza. Se non si verifica la conduzione degli appalti e se la gestione non viene fatta in modo oculato - osserva Bratti -, c’è sempre il rischio che si infili qualcuno poco gradito eppoi che si blocchino i lavori e questo a Taranto non possiamo permettercelo».

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Cemerad, la discarica con oltre 16mila fusti di rifiuti, di cui oltre 3mila radioattivi - tutto materiale lì abbandonato da anni - è stata la prima tappa della commissione. «Abbiamo riscontrato la qualità del lavoro compiuto - commenta Bratti -. Da fuori sembra facile, ma vedendo poi l’interno ci si rende conto della difficoltà nel bonificare quell’area. È positivo quindi il giudizio sul lavoro visto, che è stato effettuato a regola d’arte e con personale professionale e di qualità. Adesso bisogna mantenere il calendario che il commissario alla bonifica ha previsto, sapendo però che i primi 86 fusti radioattivi, quelli più pericolosi, sono stati portati via nei giorni scorsi. Hanno agito bene il prefetto di Taranto, il commissario Vera Corbelli, la Sogin e l’Ispra».

Bratti ricorda quindi di aver posto nel 2015, per la prima volta, il caso Cemerad. «Dopo un sopralluogo - rammenta -, scrissi all’allora premier Renzi e feci un question time alla Camera: dissi che la Camerad non poteva più restare in quelle condizioni perchè era un grande pericolo. Devo dire che ho trovato ascolto in Galletti e De Vincenti e così sono stati reperiti i finanziamenti. Poi - prosegue il presidente Bratti - in alcuni decreti Ilva abbiamo definito degli aspetti procedurali e così l’intervento è potuto cominciare. Se vediamo i tempi, dal 2000 al 2015 non s’è fatto nulla mentre dal 2015 ad oggi le cose si sono mosse». Per Bratti, l’accelerata su Cemerad è stata positiva: «Se avessimo subordinato tutto alla realizzazione del deposito unico nazionale dei rifiuti a media e bassa radioattività, cosa di cui stiamo ancora discutendo, certamente sarebbero trascorsi altri anni nel nulla».

Per Mar Piccolo, invece, il commissario Corbelli ha illustrato ai parlamentari il lavoro effettuato. «Che può sembrare un palliativo - osserva Bratti - ma in realtà è utilissimo per capire le dinamiche se non vogliamo spendere soldi senza risolvere il problema. Oggi su Mar Piccolo abbiamo un quadro conoscitivo importante: sappiamo che ci sono zone preziose, zone inquinate e altre meno. Ma questo lo capisci solo studiando».

Nella tappa all’Ilva, infine, la commissione ha visto la discarica rifiuti «Mater Gratiae»: «Sono stati fatti lavori molto imponenti, tecnicamente non c'è niente da dire, la discarica è ben fatta - osserva Bratti -. E anche per i vecchi pneumatici depositati, ne sono state portate via qualche centinaia di tonnellate. Per i parchi minerali la situazione è rimasta quella che conoscevamo, ma qui si tratterà di vedere cosa stabiliranno le nuove prescrizioni ambientali per l’Ilva sapendo che si tratterà di costruire un’opera imponente».

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