ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùMatera 2019, parla il ministro della cultura

Bonisoli: ecco come il “modello” Matera può servire per lo sviluppo di tutto il Sud

di Eliana Di Caro

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Il ministro della Cultura, Alberto Bonisoli, saluta il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sotto lo sguardo del presidente del Consiglio Giuseppe Conte alla cerimonia di inaugurazione di Matera Capitale europea della Cultura, il 19 gennaio scorso (ANSA/PAOLO GIANDOTTI/UFFICIO STAMPA QUIRINALE)


2' di lettura

Matera può far da traino a tutto il Mezzogiorno, l’ha sottolineato anche il premier Giuseppe Conte, parlando della città dei Sassi come simbolo di riscatto dell’intero Meridione. Già, ma in che modo? Il ministro della Cultura, Alberto Bonisoli, con pragmatismo tutto mantovano, sostiene che possono esserci due effetti e che bisogna lavorare perché si concretizzino: uno, di indotto, e l’altro di modello. «Il primo riguarda la capacità di Matera di diventare un polo attrattivo dal punto di vista culturale, generando produzione di cultura e sviluppando imprese del settore. Un esempio: l’iniziativa “Capitale per un giorno”, che partendo da Matera 2019 coinvolge tutti i paesi lucani (chiamati a essere “capitale” in un momento del calendario propizio per le attività e la cultura di ciascun centro, ndr), è molto efficace perché mette in rete i Comuni della Basilicata favorendone la conoscenza e la valorizzazione».

Il secondo riguarda la fiducia che può instillare negli altri luoghi la vittoria di Matera «che, nonostante la storia che conosciamo, che per anni l’ha condannata all’isolamento al punto di non lasciarle crescere l’autostima, beh è riuscita a risollevarsi e a conquistare questo obiettivo. “Ce l’ha fatta Matera, possiamo farcela anche noi”: questa è la dinamica che potrebbe scattare. Un meccanismo che non va sottovalutato e che, se si mette in moto, vale un paio di finanziarie». Bonisoli, lo scorso settembre, era stato severo nei confronti della città dei Sassi, affermando che il successo di un titolo come quello di Capitale europea della Cultura si misura a suo avviso di qui a 30 anni e che c'era ancora molto da fare.

Quando gli chiediamo se è rimasto della stessa opinione, rispetto all’avanzamento dei lavori, dice di no, benché ovviamente non ci si debba fermare: «Allora c’era un chiaro ritardo nei programmi, cose non fatte o non finite. Oggi, per esempio, c’è il complesso della Cava del Sole (da cui un tempo si estraeva il tufo per costruire case e monumenti, risistemata e dotata di un auditorium da 700 posti, ndr): cinque mesi fa era un tappeto verde e mi avevano mostrato un plastico garantendo che sarebbe stato tutto pronto per il 19 gennaio. È andata così. Altre cose potevano essere fatte meglio e ce ne occuperemo. La questione viabilità e infrastrutture riguarda non solo Matera ma tutto il Sud, da Taranto all’hinterland di Napoli fino alla Sicilia: il tema è come le persone possano muoversi, in quali tempi e modalità, potendo scegliere un mezzo piuttosto che altri. Ne riparleremo a gennaio 2020, ora è il momento di godersi questo riconoscimento».

Sul contratto di sviluppo annunciato dal presidente del Consiglio, però, non ci sono ancora né numeri né tempistica, ma il ministro insiste sul senso e la consapevolezza necessari a realizzare davvero un progetto: «I soldi in passato ci sono stati, venivano allocati. E i risultati? Ora c'è l’occasione di rovesciare un karma negativo».

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