Il presidente di Confindustria

Bonomi: è il momento della responsabilità al di là dei ruoli, guardare all’interesse del Paese

«Il gioco delle bandierine non metta a rischio le riforme», dice il numero uno degli industriali. «Abbiamo un’occasione storica»

di Nicola Barone

(Imagoeconomica)

3' di lettura

«Il nostro intento è mettiamoci insieme per costruire qualcosa di positivo. È il momento della responsabilità al di là dei ruoli». Così il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, a “Mezz’ora in più”, su Rai3, tornando sul Patto della crescita lanciato all’assemblea generale degli industriali. Per Bonomi bisogna «guardare all’interesse superiore che è il Paese, ragionare di futuro». Perché siamo davanti a «una occasione storica», quelle riforme troppo a lungo accantonate ora non più rinviabili.

Il Patto? Draghi ha lanciato il cuore oltre l’ostacolo

Il patto tra sindacati e Confindustria proposto dal premier Mario Draghi? «È nata una chimica in quel momento, non conoscevo i contenuti dell’intervento del presidente così come lui non sapeva che cosa avrei detto io. Non sono sorpreso, il presidente Draghi ha lanciato il cuore oltre l’ostacolo», spiega il numero uno degli industriali.

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Positiva la risposta dei sindacati alla proposta

La risposta dei sindacati alla proposta di un Patto appare «positiva» a Bonomi. «Ho letto comunque la voglia di esplorare questa possibilità perché alcune cose sono demandate alla politica, altre alle parti sociali, quindi abbiamo noi e i sindacati la responsabilità di dare delle risposte». Un motivo per aspettarsi da Palazzo Chigi «il meglio dall’incontro tra il presidente Draghi e i sindacati». Il punto rimane «rispondere ai divari di questo Paese, che sono di genere, generazionale, di competenze e di territorio. Quelli sono gli obiettivi. Nelle grandi crisi italiane chi ha pagato sempre il prezzo sono stati donne, giovani e lavoratori a tempo determinato. A queste tre categorie in particolar modo, noi dobbiamo dare delle risposte».

Confindustria non si candida a fare un partito

In ogni caso Confindustria «non si candida a fare un partito». «No», ribadisce il concetto Bonomi, Confindustria «non si candida insieme a Draghi a coprire questo vuoto di politica». La sollecitazione che arriva dal presidente di Confindustria è a lavorare in una logica produttiva. «Se avete sentito la mia relazione, c’è un passaggio in cui dico abbiamo rispetto dei partiti e delle istituzioni. Quello che abbiamo messo in evidenza è che il governo Draghi su tre punti essenziali ha fatto le cose che servivano al Paese: il piano vaccinale, ha riscritto le prime ottanta pagine del Pnrr e riportato quella credibilità internazionale dell’Italia in Europa, G20 e Nato».

Non rallentare il percorso delle riforme

«Noi non ce la siamo presa con i partiti. Causa periodo elettorale, in vista delle amministrative, è iniziato il gioco delle bandierine. Non vogliamo che questo gioco metta a rischio quello che aspetta. Non possiamo permettere che ci sia un rallentamento in questo percorso. Abbiamo preso degli impegni con l’Europa», insiste Bonomi intervistato da Lucia Annunziata. «C’è un processo di consenso sulle riforme che è complesso. Se vogliamo litigare, ci mettiamo un minuto. Dobbiamo guardare alla responsabilità nei confronti del Paese. Non è il volemose bene, ma bisogna sederci attorno a un tavolo. Non possiamo rimanere ancorati nella difesa della propria bandierina, bisogna andare oltre».

Salario minimo, siamo per rafforzare i contratti

«Abbiamo la stessa posizione dei sindacati, siamo per rafforzare la contrattazione perché garantisce tutti, e l’esempio ci viene da Ita». Nei Paesi dove è stato inserito il salario minimo, aggiunge Bonomi, «la tendenza delle imprese è uscire dalla contrattazione collettiva e questo non è nell’interesse dei lavoratori. Dobbiamo andare a colpire i contratti pirata, che vengono fatti da chi non ha rappresentanza e fanno dumping salariale. Lì dobbiamo lavorare insieme». In un passaggio il presidente rivendica i risultati raggiunti sotto la sua presidenza, laddove in piena pandemia è stato possibile il rinnovo di 22 contratti per complessivi 3,5 milioni di persone.

Delocalizzazioni, vincoli ma no a norme punitive

Quanto alle delocalizzazioni, «più che fare un provvedimento punitivo - suggerisce il presidente di Confindustria - facciamo un provvedimento di attrattività» all’interno del quale inserire «delle clausole che vincolano seriamente le imprese per evitare eventuali mordi e fuggi», una pratica che «nessun imprenditore vuole».

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