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Bonomi: per finanziare il taglio del cuneo fiscale restituite 16 miliardi alle imprese

Il leader degli industriali sul nuovo decreto aiuti: no ad una tantum ma risposte strutturali, ci convince il tentativo di sburocratizzare le pratiche legate alla realizzazione dei nuovi impianti di rinnovabili

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3' di lettura

Un’«ulteriore proposta» su come reperire le risorse per un taglio del cuneo contributivo da 16 miliardi come prospettato da Confindustria è arrivata dal presidente degli industriali, Carlo Bonomi: «Sulla cassa integrazione ordinaria le imprese versano ogni anno 3 miliardi e ricevono prestazioni tra i 500 ed i 600 milioni. Nel periodo 2010-2019 noi abbiamo dato allo Stato 16,7 miliardi in più, nostri soldi che servono per le prestazioni delle nostre imprese. Soldi che versano le imprese. Bene, questi 16,7 miliardi che sono soldi nostri versati allo Stato, potete ridarceli sul cuneo fiscale a favore dei lavoratori?».

Bonomi, intervenuto all’assemblea di Federalimentare in corso alla 21esima edizione di Cibus, ha espresso il parere degli indutriali sul nuovo decreto aiuti varato dal governo: «Non ci convince la parte relativa al fatto che si affrontano i temi più importanti con i bonus e le una tantum. Noi abbiamo proposto degli interventi strutturali perché riteniamo che sia il momento per intervenire in questo modo sui gap decennali del Paese». Ma ha aggiunto: «C’è comunque una parte che ci convince che è il tentativo di sburocratizzare le pratiche legate alla realizzazione dei nuovi impianti di rinnovabili».

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«Contro la crisi strada maestra è taglio del cuneo fiscale»

Secondo il presidente di Confindustria «dall’inizio dell’anno sono stati fatti interventi per 30 miliardi. L’anno scorso la legge di bilancio era di 24, vuol dire che di soldi ne sono stati stanziati e che le risorse ci sono, ma non si vogliono fare interventi strutturali». Bonomi ha sottolineato che «una via d’uscita dalla crisi economica che attanaglia il paese noi l’avevamo proposta ed era il taglio del cuneo fiscale, ma nessuno ci ha voluto seguire. Tutti quelli che adesso si sbracciano a chiedere di rafforzare i salari e il potere d’acquisto dei cittadini dove erano quando noi avanzavamo questa proposta?».

«Aspetto una proposta di Orlando su salari»

Poi Bonomi ha aggiunto: «Noi abbiamo fatto una proposta affinché chi ha un reddito di 35mila euro percepisca 1.223 euro. Si tratta una mensilità in più e di fronte a una proposta del genere mi aspetterei che tutti fossimo d’accordo. Il ministro Orlando la scorsa settimana ha detto che avrebbe fatto una proposta, ma io non l’ho ancora ricevuta. Attendo fiducioso perché immagino sia migliorativa».

Il leader degli industriali ha ricordato: «Era lo scorso autunno quando abbiamo illustrato la nostra road map per arrivare al taglio del cuneo fiscale per riutilizzare i 16 miliardi di extra gettito fiscale. Risorse dei cittadini e che noi proponevamo tornassero ai cittadini. Confindustria è convinta che ci sia una crisi che vada affrontata rafforzando il potere d'acquisto dei cittadini. Non ci siamo limitati ai proclami, lo abbiamo dimostrato con una proposta concreta che nessuno ha voluto appoggiare».

«Un Next generation Ue energia»

Per Bonomi «serve un Next generation Ue Energia. Ne ho parlato con il commissario Breton. Questa è la nostra proposta, adesso servirebbe che gli altri partner Ue l’appoggiassero. C’è un tema di costi dell’energia per il nostro paese ma anche altri partner sono in difficoltà. Bruxelles deve intervenire come fatto dopo la pandemia con strumenti eccezionali». A dirlo questo pomeriggio al Cibus di Parma il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi.

I timori per una recessione tecnica

«Nel primo trimestre avevamo detto, con il Centro Studi Confindustria, che avremmo rallentato con il Pil in zona negativa dello 0,2% e purtroppo abbiamo avuto ragione. Vuol dire che ci stiamo mangiando l’effetto trascinamento del rimbalzo del 2021 e questo è un dato che ci deve preoccupare» ha aggiunto Bonomi. «Il timore - ha detto - è che nel secondo trimestre del 2022 gli effetti della guerra si faranno sentire ancora in maniera più forte» portandoci verso una «recessione tecnica. Stimiamo che la ripresa» ai livelli del «pre pandemia avverrà, a questo punto, solo nel 2023».

Lavoro, esiste già accordo su rappresentanza

«Noi abbiamo firmato un accordo interconfederale nel 2018, il famoso patto per la fabbrica, nel quale ci siamo dati l’impegno per misurarci sulla rappresentatività. Non siamo stati noi a fermare l’accordo» ha detto Bonomi, rispondendo alla “richiesta urgente” della Cgil di una legge sulla rappresentanza. In merito alla possibilità, sottolineata dall’analisi del sindacato, che la proliferazione dei Ccnl destrutturi il sistema negoziale ed eserciti una pressione verso il basso sui salari, Bonomi ha affermato che «al Cnel sono depositati oltre 900 contratti, ma andiamo a vedere chi li ha firmati e non è certo Confindustria. Io vorrei che qualcuno andasse a vedere, per esempio sui metalmeccanici, quanti contratti ci sono e quali sindacati li hanno firmati. Perché poi si scopre qualcosa di interessante».

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