IL PREMIER IN ASSOLOMBARDA

Bonomi: serve sostegno a credito e investimenti. Conte: nel secondo semestre si può ripartire

di Luca Orlando


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L’incontro del premier Conte in Assolombarda - ANSA/FILIPPO ATTILI UFFICIO STAMPA PALAZZO CHIGI

4' di lettura

«Diamo per scontata una nuova contrazione del Pil». L'annuncio del premier Giuseppe Conte non è dei più graditi, anche perché presentato ad una platea di imprenditori, che sulla crescita economica costruiscono la propria attività.

«Non dobbiamo girare la testa altrove - ha spiegato davanti al Consiglio generale di Assolombarda - ci sono dati congiunturali non favorevoli. Ma si tratta di fattori esterni, come il rallentamento della Cina e della Germania, in particolare per la frenata del settore auto».

Conte si attende dunque una lettura negativa Istat anche nel quarto trimestre, (il dato ufficiale arriverà solo domani) dopo il segno meno già concretizzato nel terzo, il che tecnicamente si tradurrebbe per l’Italia in una recessione tecnica; due trimestri consecutivi in rosso rispetto al periodo precedente. Si tratta tuttavia del passato - precisa Conte - e l’invito è quello di guardare avanti, ad una seconda parte dell’anno con prospettive migliori. «Se nei primi mesi di quest'anno stenteremo - aggiunge - ci sono tutti gli elementi per sperare in un riscatto, di ripartire con il nostro entusiasmo, soprattutto nel secondo semestre, lo dice anche l'Fmi».

Da Washington sul tema interviene anche il ministro dell’Economia, più prudente soprattutto nell’allontanare il sospetto che il dato sia stato visionato dasl Governo in anticipo. «Confermo che aspettiamo i dati Istat - spiega Giovanni Tria - non drammatizzerei l'attesa. Al di là degli aspetti definitori - aggiunge - non credo che (il dato di domani) cambi molto le cose».

All’interno della lunga giornata milanese iniziata la mattina a Piazza Affari, per il premier la tappa di Assolombarda era certamente la più complessa. È ancora recente, infatti, l’eco delle parole pronunciate dal presidente Carlo Bonomi in occasione dell’ultima assemblea annuale, una bocciatura senza appello delle politiche, allora solo impostate dal Governo. I toni ora sono più distesi, in parte anche per lo scampato pericolo della procedura di infrazione Ue, ma le richieste di fondo così come le distanze rispetto alle scelte di politica economica rimangono. Concetti dunque ribaditi, anche perché di fronte all'invito espresso allora di evitare i tre “azzardi rischiosi” evidenziati (la preferenza della spesa corrente rispetto agli investimenti, lo scontro continuo con la Ue , il depotenziamento degli incentivi per il piano 4.0), a distanza di mesi vi è ora la presa d'atto che il Governo ha agito con priorità diverse.

I problemi restano tutti sul campo, soprattutto alla luce di un evidente rallentamento dell'economia, certificato ieri anche dallo stesso Conte.

Frenata da contrastare per Bonomi sostenendo anzitutto il sistema del credito, consentendo alle banche una pianificazione dei bilanci con maggiori margini per il 2020, evitando che la fine del Qe si traduca in una stretta ai prestiti verso famiglie e imprese.

L'altra priorità riguarda il rilancio degli investimenti in infrastrutture, perno di quella che Bonomi auspica come una sorta di manovra “compensativa”, l'opposto della temuta coerrezione che potrebbe concretizzarsi se il rallentamento dovesse proseguire e approfondirsi.
Avanti dunque con le opere pubbliche (400) già finanziate per 27 miliardi, avanti con la Tav, così come la Pedemontana lombarda, la Gronda in Liguria: «l'elenco è lungo – osserva Bonomi – ma le risorse ci sono e non serve fare deficit aggiuntivo». Ora che quota 100 e reddito di cittadinanza sono stati approvati (misure su cui resta un giudizio negativo, anche per i 53 miliardi di aumenti Iva e accise previsti come copertura dei prossimi anni), Bonomi chiede di guardare oltre, dando un segnale di riscossa che faccia ripartire il Pil.
Sostegno alla candidatura per le Olimpiadi invernali del 2026, vigilanza per l'ottenimento della sede del Tribunale Unificato dei Brevetti e autonomia territoriale rafforzata sono invece le tre priorità indicate da Bonomi su base locale. La richiesta di fondo è comunque quella di cambiare rotta, di guidare il Governo non sulla facile strada del dividendo elettorale ma su quella di un grande progetto Paese a medio-lungo termine, di spezzare l'ostilità verso le imprese e la deriva di violenza e odio che inizia a sfibrare la società italiana, di essere infine custode dell'importanza e della sacralità delle istituzioni repubblicane.

La replica di Conte
Il premier difend le scelte fatte, concentrandosi in particolare sugli sforzi messi in campo per il rilancio delle infrastrutture, sforzo necessario anche alla luce delle difficoltà evidenti del settore delle costruzioni. Una manovra che forse non è quella che avrebbero scritto le imprese e che pure per Conte rappresenta un primo passo del «più ampio disegno riformatore mai concepito in Italia negli ultimi decenni».

Dal lato degli investimenti Conte non cita singole opere, tenendosi distante dalle polemiche sulla Tav che vedono Lega e M5S su posizioni opposte, ribadendo però la volontà di procedere sul fronte della semplificazione delle procedure («la riforma tecnica più complessa che stiamo affrontando»), usando in modo efficace i fondi esistenti, 15 miliardi nel prossimo triennio.

Per metà febbraio inoltre il premier ha annunciato il varo del piano nazionale per la messa in sicurezza del territorio, con «miliardi freschi» che potranno essere spesi attraverso la protezione civile.

Altri 13 miliardi di investimenti in tre anni, ricorda Conte, arriveranno dalle aziende controllate dallo Stato, «che ho convocato per fare squadra, quando mi sono reso conto che il nostro problema era la crescita».

Sempre sul fronte delle opere Conte annuncia la creazione di una task force incardinata nella Presidenza del Consiglio, 30-35 tecnici che vigilino sui singoli cantieri portandone avanti la realizzazione. A cui si aggiungerà un pool di 300 professionisti che a costo zero potrà supportare le singole amministrazioni nella progettazione delle opere, uno dei punti deboli del nostro sistema.

Che ora, come lo stesso premier ha anticipato, deve affrontare un nuovo nodo: anche se per ora è solo “tecnica”, si tratta pur sempre di recessione.

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