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Bonomi: subito taglio del cuneo e riforme strutturali per il Paese

Il presidente di Confindustria: il taglio del cuneo «metterebbe nelle tasche degli italiani 1.223 euro all’anno in più» e va fatto subito

di Nicoletta Picchio

Bonomi: sosteniamo il governo, serve tetto Ue al prezzo del gas

3' di lettura

«Tutti qui hanno affermato che sono d’accordo sul taglio del cuneo fiscale, sono contento. Lunedì mi aspetto che questa cosa venga fatta». Carlo Bonomi ha ascoltato i leader dei partiti parlare sul palco del convegno dei Giovani imprenditori a Rapallo, venerdì Giorgia Meloni e Antonio Tajani, ieri Enrico Letta, Giuseppe Conte, Matteo Salvini e Matteo Renzi. Da tutti è arrivato il via libera ad un intervento sul cuneo fiscale nella prossima legge di bilancio. Una misura che «metterebbe nelle tasche degli italiani 1.223 euro all’anno in più» ha detto il presidente di Confindustria, da destinare per due terzi a favore dei lavoratori.

Numeri preoccupanti

«È l’ora della verità, della trasparenza, della coerenza», ha esordito. Anche perché i numeri preoccupano: «quando il Centro studi Confindustria ha rivisto al ribasso, dal 4 al 2%, la crescita di quest’anno ci hanno definito catastrofisti. Ora le stime del Def, della Banca d’Italia, del Fmi, sono allineate alle nostre. Senza le riforme, il Paese è fermo». C’è un rallentamento mondiale, certo, ma «è asimmetrico. Gli Usa rallentano meno dell’Europa e nella Ue Italia e Germania rallentano di più». I segnali già c’erano dall’autunno scorso, ha ricordato Bonomi, dopo «l’ottimo rimbalzo» seguito alla perdita di pil del 2020. «La stella polare della legge di bilancio sarebbe dovuta essere la crescita, ma non è stato così». Il reddito di cittadinanza, costato 20 miliardi e che ne costerà altri 10, per Bonomi va bene come strumento di lotta alla povertà ma non funziona come politica attiva del lavoro; quota 100, che costerà 30 miliardi da qui al 2028, che non ha avuto nemmeno un effetto sostitutivo tra pensionati e nuovi assunti «siamo a 0,4». E poi i bonus edilizi «gli effetti distorti sono sui giornali, truffe». Misure che hanno tolto risorse a interventi per rendere più competitive le imprese, come Industria 4.0 e il patent box.

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Serve un Paese più moderno e inclusivo

È per «serietà» per «stare accanto al proprio governo» ma anche per avere un «riformismo competitivo» che Confindustria, ha detto Bonomi, ha «tenuto la barra ferma sulle sanzioni, a differenza dei nostri colleghi in Germania». Il paese va reso più moderno e inclusivo, vanno date risposte alle disuguaglianze. Con il Pnrr «le risorse ci sono per fare le riforme, non esistono più scuse. Il Governo deve andare avanti, serve stabilità e non essere ostaggio di bandierine elettorali». Di crescita, taglio del cuneo fiscale, contenimento del prezzo dell’energia, dal price cap ad una piattaforma regolamentata a livello europeo, Bonomi ha parlato singolarmente a tu per tu con i leader politici, con incontri riservati (Conte era in videocollegamento). Problemi aggravati dalla guerra. Il presidente di Confindustria lunedì e martedì scorso è stato in Ucraina, primo e unico non politico ad avere incontrato il premier Volodymyr Zelensky e i principali ministri del suo governo. «Non sta a Confindustria decidere il sostegno militare all’Ucraina o le sanzioni alla Russia, è compito della politica. Noi abbiamo il compito di dire in maniera concreta agli ucraini che le imprese italiane ci sono. È il nostro contributo alla pace che verrà, perché condividiamo i valori per cui combattono, libertà e democrazia», ha detto Bonomi che ha annunciato l’impegno a costruire una scuola a Borodjanka per i bambini sfollati e ha ringraziato Mario Draghi e Sergio Mattarella per le «parole chiare e alte che hanno speso».

Il problema del debito pubblico e dei bonus “a pioggia”

Bisogna reagire agli errori del passato, che hanno portato ad un aumento di 800 miliardi del debito pubblico dal 2010 al 2021. La spesa pubblica è raddoppiata ma, ha detto Bonomi, i poveri sono saliti dai 2,1 milioni del 2008 a 5,6 milioni del 2021. Motivo? I bonus, le una tantum a pioggia, che si possono anche sommare: «vanno al 50% della popolazione, invece che concentrarsi su quel 10% che ha bisogno». Sul salario minimo, i contratti di Confindustria sono ben superiori ai 9 euro indicati nelle proposte in Parlamento. E non è Confindustria che non rinnova i contratti: li aspettano 242.420 persone, a fronte dei 3,4 dei servizi e i 2,8 della Pa. A tenere banco ieri anche la proposta del presidente dei Giovani Riccardo Di Stefano, di una quota riservata agli under 40 nei cda: «dobbiamo fortemente sostenerla, se non ci sono i provvedimenti la testa in questo paese non cambia. Noi per primi, come Confindustria, nel rinnovo del cda del Sole 24 Ore abbiamo inserito un under 40» ha concluso Bonomi.

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