nuovi requisiti

Bonus 600 euro, oltre 400mila professionisti dovranno ripresentare la domanda

Tutto da rifare per gli oltre 400mila professionisti che nei giorni scorsi hanno chiesto alle proprie Casse di previdenza il bonus di 600 euro. Dopo la pubblicazione del decreto liquidità, che ha cambiato i requisiti, le domande dovranno essere ripresentate agli enti

di Federica Micardi

Anedda (Cnpadc): caos 600 euro, rimediamo agli errori dei ministero

Tutto da rifare per gli oltre 400mila professionisti che nei giorni scorsi hanno chiesto alle proprie Casse di previdenza il bonus di 600 euro. Dopo la pubblicazione del decreto liquidità, che ha cambiato i requisiti, le domande dovranno essere ripresentate agli enti


2' di lettura

Tutto da rifare per gli oltre 400mila professionisti che nei giorni scorsi hanno chiesto alle proprie Casse di previdenza il bonus di 600 euro. Le domande dovranno essere ripresentate agli enti, ha detto a Radio 24 Alberto Oliveti, presidente dell’Adepp (l’Associazione delle Casse) dopo che il decreto legge 23 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’8 aprile ha cambiati i requisiti per ottenere l’aiuto per la crisi da coronavirus. Il provvedimento - cosiddetto decreto liquidità - stabilisce infatti che per ottenere il bonus bisogna essere iscritti a una Cassa «in via esclusiva». Un passaggio che mancava nella bozza di decreto circolata nei giorni scorsi e nel Dl 28 marzo che sanciva le regole di erogazione.

Le Casse hanno già ricevuto circa 420mila richieste, ma tra queste ci sono quelle dei professionisti che svolgono anche un’attività da dipendenti, che andranno depennate. Inoltre, l’erogazione del bonus, che per alcuni enti doveva cominciare già dal 10 aprile, risulta sospesa anche se con qualche eccezione. Chi non è riuscita a bloccare gli accrediti in tempo è l’Inpgi2 (giornalisti) per cui qualche bonifico è partito. Anche Enpacl (consulenti del lavoro) ha cominciato ad erogare i bonus (le domande ricevure al 3 aprile erano 8.200) ma non siamo riusciti a sapere se tutti o solo una parte.

Esclusi dal rinvio delle domande gli ingegneri e gli architetti iscritti ad Inarcassa, l’ente infatti per Statuto (articolo 7) preclude l’iscrizione a chi è già iscritto ad altra forma di previdenza. Si tratta di oltre 90mila domande (l’8 aprile erano 92.866).

Alcuni enti stanno cercando di implementare i sistemi informatici per cercare di far aggiornare la domanda senza rifare tutto da capo, e soprattutto per evitare che vengano nuovamente inoltrati i documenti in formato pdf, operazione che rallenta molto l’intera procedura.

Un altro aspetto che sembrava risolto e invece non lo è riguarda la titolarità di una pensione. La bozza del decreto 23/2020 precisava che il bonus era precluso ai soli titolari di pensione diretta (anzianità e vecchiaia); nel testo definitivo questa precisazione manca, l’articolo 34 stabilisce che possono accedere al beneficio i «non titolari di trattamento pensionistico»; quindi chi riceve una pensione indiretta (reversibilità o ai superstiti) è escluso dal beneficio. Restano dubbi sull’assegno e sulla pensione di invalidità.

«Se un avvocato libero professionista ha una docenza, o fa attività da giornalista pubblicista con posizioni previdenziali sia nella Cassa privata,
sia nell’Inps, non può ricevere i 600 euro, perché non ha l’iscrizione esclusiva a un Ente», pur se rientra nei requisiti di reddito (sotto i 35mila euro) del decreto Cura Italia. E, pertanto, considerata la revisione dei criteri d’accesso all’indennizzo (nel decreto imprese, ndr), i potenziali
beneficiari dovranno tutti presentare nuovamente la domanda, perché occorre «un supplemento di autocertificazione», mentre «migliaia di bonifici di pagamento, che sarebbero dovuti partire oggi, li abbiamo
fermati», perché «se erogassimo assegni impropri, potremmo incorrere nella fattispecie del danno erariale». Lo ha spiegato il presidente dell’Adepp (l’Associazione degli enti di previdenza privati) Alberto Oliveti, alla trasmissione «Due di denari» su Radio24.

Per approfondire:
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