analisimobilità

Bonus bici: dal boom di domande al rischio frodi, i punti deboli dell’incentivo per le due ruote

Un bonus mobilità apprezzabile che, tuttavia, da qui alla pubblicazione del decreto attuativo, previsto per la fine di luglio, meriterebbe qualche correttivo

di Alex D'Agosta

Fase 2, bonus mobilita': e' boom di vendite di biciclette

Un bonus mobilità apprezzabile che, tuttavia, da qui alla pubblicazione del decreto attuativo, previsto per la fine di luglio, meriterebbe qualche correttivo


5' di lettura

Ci sono voluti 11 anni di “digiuno”, una pandemia e una conseguente pesante crisi economica per arrivare a un nuovo incentivo dedicato all'acquisto di biciclette (e non solo). Un bonus mobilità molto discusso nelle ultime settimane. Uno sforzo importante e apprezzabile che, tuttavia, da qui alla pubblicazione del decreto interministeriale attuativo, previsto per la fine di luglio, meriterebbe attenzione e possibilmente almeno qualche correttivo.

Il ruolo sociale delle due ruote

Come dice anche Roberto Sgalla, presidente commissione direttori di corsa e sicurezza Federazione ciclistica e storico capo della Polizia Stradale e delle Specialità della Polizia di Stato: «Il bonus riconosce finalmente l'utilità della bicicletta per la mobilità urbana: non è pensato solo per incrementare i consumi. Una scelta strategica, che va favorita e salutata positivamente». L'importante, però, è evitare i possibili effetti collaterali.

Eccesso di domanda

Proviamo a ipotizzare i dubbi degli utenti medi di questo periodo, nonostante sia partita una vera rincorsa all'acquisto che, fra l'altro, vede la filiera commerciale già in affanno sulla disponibilità di prodotto: se da un lato il lockdown ha portato alla consapevolezza di desiderare i mezzi individuali di trasporto più sostenibili, dall'altro la rete commerciale ha sofferto e soffre ancora grossi problemi di approvvigionamento sia di bici sia di componenti. «Non ce n’era forse troppo bisogno» è la prima domanda che si sono fatti perfino molti addetti ai lavori di questi tempi.

Efficacia della misura

I dubbi più popolari partono dalle reali necessità e dalla tempistica: d'altra parte è già il periodo dell'anno dove i mezzi a due ruote si vendono di più e le scorte dei modelli 2020 sono vicine all’esaurimento. Non era meglio programmare gli incentivi per l'autunno? Ora infatti si rischia di accontentare tanti sportivi e non avere poi un reale beneficio sugli spostamenti urbani quando teoricamente ce ne sarà più bisogno, da settembre. Poi ci sono osservazioni sulle modalità di erogazione: al contrario del 2009 non è più l'azienda ma l'utente prima e il negoziante poi che devono farsi carico della procedura. Ma nella prima fase è possibile che si rischi un altro eclatante “click day” che rischia di fare più infelici che contenti.

Ecco allora la domanda principe: “Davvero per creare mobilità serviva spingere sull'acquisto e non sull'uso della bici?”. Il rischio di parcheggiare un nuovo mezzo nel garage senza incidere sugli spostamenti sistematici è davvero alto. D'altra parte non ci sono criteri di reddito o di situazione economica, viene discriminata la provenienza geografica ma non l'età, manca una selezione di virtuosità, come il fatto di poterne beneficiare solo se in regola con il pagamento di tasse, imposte, multe e altri crediti con la Pa. Né si seleziona il beneficiario, privilegiando magari chi effettivamente studia e lavora e a che distanza da casa. Non viene poi chiesto un impegno al mantenimento della proprietà per un determinato arco di tempo, ad esempio fra i 3 e i 5 anni.

Forse era addirittura meglio partire con gli incentivi all'uso e solo in seguito con quelli per l'acquisto di nuovi mezzi. Non certo ultimo per importanza, a corollario di tutto, resta sempre il grande tema della sicurezza e la necessità di offrire al più presto infrastrutture ciclabili con percorsi sicuri e continui, ben indicati e piacevoli da percorrere.

Sicurezza e rischi di frode

Su tutti, elenchiamo i problemi più grandi che incorrono nello spingere all'acquisto della bici allo stato attuale in Italia. Ne parliamo ancora con Sgalla, che critica uno scenario tutt'altro che rassicurante per l'utente: «La bicicletta resta un bene non registrato, non assicurato (difficilmente si potrà rendere obbligatorio, ma in tema di incidenti resta la perplessità dei danni causati dai ciclisti), che si presta a essere facilmente ricettato sia perché non è riconducibile al proprietario sia per il valore intrinseco che può essere anche molto elevato. In quanto agli incentivi, ora il rischio di furto sale per una semplice “legge” del mercato criminale.

Rischio furto

Con più beni a disposizioni, c'è più possibilità di impossessarsene. Non dimentichiamo - continua Sgalla - che sono spesso facilmente fruibili in un luogo pubblico. Ovunque mancano parcheggi ben attrezzati per le bici ma l’Italia si distingue per averli particolarmente insicuri. È un problema a carico principalmente degli enti locali: oltre all'identificazione, è molto urgente creare delle infrastrutture di parcheggio valide, centrali e convenienti».

Il fatto è che i problemi non finiscono ancora qui, anzi. Questo bonus mobilità, almeno per come è stato congegnato nella prima stesura dell'articolo 229 del Decreto Rilancio e in relazione ai meccanismi previsti così̀ come indicati nelle Faq del Ministero dell'Ambiente, nonché nelle conferenze divulgative ad opera di Ancma e Fiab, potrebbe avere aspetti che vanno a erodere la sua efficacia nel creare un vero guadagno di mobilità, in quanto il meccanismo per il suo ottenimento sembra facilmente aggirabile da individui senza scrupoli che pensano più al bonus come a un valore economico da intascare anziché come credito per acquistare un mezzo di trasporto (o un servizio) effettivamente utile per se stessi.

“Rischio mani sbagliate”

Se già insomma potrebbe non accontentare tanti avventori per pure considerazioni aritmetiche (con il budget stanziato a oggi si potrebbe accontentare non più di poche centinaia di migliaia di persone, supponendo un contributo richiesto non sempre massimo, a fronte però di un potenziale target di diversi milioni di cittadini), il bonus mobilità rischia di finire nelle mani sbagliate e non tramutarsi in quel ricercato “mezzo di trasporto sostenibile” in più sulle strade, capace di sostituire un veicoli privato o un servizio pubblico almeno per spostamenti di distanza contenuta.

Ci sono quindi numerosi profili di rischio. A seguito di quanto accennato, infatti, evitando volutamente di descrivere possibili operazioni di “creatività” nella fatturazione di singoli operatori economici spregiudicati, si parte dalla possibilità di incentivare lo smercio di bici rubate ma anche singoli cittadini ad aggirare i commercianti simulando una vendita e un successivo riacquisto della propria stessa bici o o attuare altri meccanismi non leciti grazie a persone o allo stesso negozio compiacenti. Ancora peggio con le vendite online e in generale gli acquisti dall'estero: finché, nella prima fase, come annunciato, basta la fattura, è ipotizzabile che alcuni possano intascare i soldi dallo Stato pur esercitando parallelamente il diritto di recesso. Visti poi i lunghi tempi di attesa del momento, tanti potrebbero chiedere la fattura con saldo alla consegna, passare all'incasso, ma non perfezionare mai l'acquisto.

Per contenere lo sviluppo dei casi precedenti occorrono quindi dei correttivi urgenti, ad esempio sarebbe necessario negare il bonus sull'usato, negare il bonus su acquisti fuori dall’Italia specie se extra Ue e online, far operare dai negozianti il caricamento dei dati con obbligo di segnalazione sulla piattaforma ministeriale di eventuali restituzioni di bici con parallela emissione di nota di credito che andrebbero ad annullare il diritto al bonus in capo al richiedente.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti