Frodi

Bonus casa, la cessione di crediti fittizi finisce sotto la lente delle Procure

Fascicoli aperti in tutta Italia La comunicazione dell’Uif sul rischio riciclaggio

di Ivan Cimmarusti

(IMAGOECONOMICA)

2' di lettura

Sull’acquisto e la cessione dei crediti per gli interventi edilizi la magistratura accende un faro. All’ombra dei bonus varati dal Governo si è sviluppato un presunto «meccanismo» di frode su cui ora stanno facendo luce i nuclei territoriali della Guardia di finanza, delegati a indagare su forme di riciclaggio di denaro sporco e truffe aggravate ai danni dello Stato.

L’innesco sono le segnalazioni dell’agenzia delle Entrate, mentre le informative di polizia giudiziaria stanno arricchendo una serie di fascicoli aperti in diverse procure della Repubblica italiane.

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Lo stesso direttore dell’Agenzia, Ernesto Maria Ruffini, in un’intervista al Sole 24 Ore ha fatto riferimento a frodi già accertate per oltre 800 milioni di euro sui 12,7 miliardi di euro di detrazioni per cessione e sconto dei lavori edilizi ordinari, quali il bonus facciate, colonnine di ricarica, ecobonus, ristrutturazioni e sismabonus. Ma già pochi giorni dopo, in occasione del varo del Dl Antifrodi (in vigore dal 12 novembre), Ruffini ha aggiornato la cifra a 950 milioni.

Le frodi

Stando ai risultati preliminari, ci sarebbero numerose cessioni di crediti inesistenti, riferite a interventi edilizi che, nei fatti, non sono mai stati compiuti.

Non solo: nei report dell’Agenzia sono annotate cessioni di crediti ritenuti inesistenti, per lavori mai realizzati, addirittura in favore di persone inconsapevoli, che poi si sono ritrovate nel cassetto fiscale le fatture. È emerso un «sistema» raffinato, che per essere portato a termine richiede competenze organizzative in grado di aggirare le norme.

Il riciclaggio

A ciò si aggiunga un altro aspetto di non poco conto. I crediti fittizi possono essere oggetto di successiva cessione, allo scopo di monetizzarli.

Il fenomeno è anche al centro delle valutazioni dell’Uif, l’ente antiriciclaggio della Banca d’Italia. Stando alle comunicazioni diramate, «nell’ambito delle misure previste per contenere gli effetti della pandemia, il riconoscimento di detrazioni fiscali a fronte dell’esecuzione di specifici interventi si accompagna alla possibilità di cedere in maniera generalizzata i relativi crediti di imposta, al fine di agevolarne la monetizzazione».

Il rischio è che ci sia «la presenza di cessionari dei crediti che pagano il prezzo della cessione con capitali di possibile origine illecita». La comunicazione ha riguardato, in particolare, il decreto Rilancio con tutte le disposizioni che hanno affiancato le già vigenti detrazioni per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio, inclusi quelli del sismabonus e dell’ecobonus.

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