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Bonus per chi smaltisce le ferie e opzione permessi per il premio: le nuove vie della contrattazione

di Mauro Pizzin


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Afp

4' di lettura

Conciliare lavoro e vita privata, barattando giorni liberi con una busta paga più leggera, a conferma che il tempo è denaro. O portare a casa soldi in più come “premio” per lo smaltimento di ferie e permessi già maturati, voci che pesano sui bilanci di aziende. Queste due opzioni stanno trovando sempre più spazio nei contratti integrativi aziendali in cui la produttività è agganciata al welfare.

«Sono indici di un fenomeno in crescita – sottolinea il direttore dell’area Lavoro e Welfare di Confindustria, Pierangelo Albini – e almeno quando si tratta di scambiare denaro con più tempo libero interessano quelle fasce di reddito che possono valorizzare la qualità della vita. In questo contesto ritengo interessino soprattutto aziende strutturate, in grado di distribuire una retribuzione medio alta. Comunque sia, questa tendenza si innesta in una logica positiva di personalizzazione del rapporto di lavoro, dato che chi si occupa di relazioni industriali sa che queste ultime hanno due gambe, passando tanto attraverso la contrattazione collettiva quanto a livello di relazioni personali. Certo, rappresentano una grande opportunità ma anche una notevole responsabilità per i direttori del personale perché entrano in gioco anche dei ragionamenti di tipo etico».

«Non c’è dubbio - spiega Roberto Benaglia, responsabile dell’osservatorio sulla contrattazione di secondo livello Ocsel della Cisl – che il nuovo welfare abbia con il denaro un rapporto più stretto, mentre in passato questi due elementi viaggiavano su binari paralleli e quando si andava a contrattare l’obiettivo fondamentale era quello di portare a casa degli aumenti. Nel caso dell’incentivo alle ferie pesa anche il fatto che ormai le imprese hanno la necessità di modelli di organizzazione più fluidi e flessibili e, quindi, di utilizzare in maniera più dinamica il proprio personale: l’incentivo serve ad alleggerire il problema».

Alla W&H Sterilization di Brusaporto, in provincia di Bergamo, uno dei criteri di misurazione del premio di risultato triennale è legato all’incremento dell’efficienza e prende in considerazione le ore medie lavorate per autoclave e l’utilizzo medio ferie/rol del lavoratore, valore, quest’ultimo, che contribuisce in positivo o in negativo a fissare l’entità del premio spettante(si veda l’articolo a fianco).

Un altro caso di smaltimento delle ferie incentivato è quello della reggiana Tecomec, realtà della componentistica che nell’accordo aziendale triennale, da poco rinnovato, ha stabilito che una parte del premio verrà calcolata in rapporto alle ferie godute. «In questo caso - precisa Simone Vecchi della Fiom Reggio Emilia - l’azienda mette sul tavolo un gettone ed è da lei che arriva l’esigenza di incentivi individuali». La tesi della necessità delle imprese di meglio utilizzare i lavoratori, secondo Vecchi, pesa poco, almeno quando si tratta di realtà della metalmeccanica: «Secondo la mia esperienza - dice - quando l’azienda si trova alle prese con ferie accumulate il problema riguarda il personale con qualifiche medio-alte e la ragione è sempre di bilancio».

Lo scambio fra permessi e premio di produttività, sperimentato da quest’anno in Unicredit (si veda l’articolo a fianco) potrebbe essere figlia anche dell’aumento dell’età media della forza lavoro. «Sull’impatto della demografia ci stiamo interrogando e riteniamo sia così, anche se non si può generalizzare – sottolinea Benaglia – di certo c’è solo che oggi c’è una forza lavoro la quale si può permettere scelte di questo tipo: rispetto al passato c’è quindi l’esigenza di personalizzare molto anche sul fronte degli orari».

La scelta tra più tempo libero o più soldi è ammessa anche alla Nexion di Correggio, nel Reggiano, dove però questa opzione non è collegata al premio di produttività ma una quota supplementare di salario orario (si veda l’articolo a fianco). «L’accordo è in vigore dallo scorso giugno - evidenzia Davide Mariotti, anche lui della Fiom Reggio Emilia)- e risponde a una doppia richiesta dei lavoratori: più salario, se serve, oppure una riduzione dell’orario di lavoro per questioni personali o di salute. Quindi si coglie anche un pezzo di esigenze dei lavoratori che prediligono il salario: si vuole dare una risposta a tutta la platea dei lavoratori».

Ancora diversa è la scelta fatta in Lamborghini - in cui a determinata condizioni parte della tredicesima può essere “convertita” in permessi speciali (si veda l’articolo a fianco) - dove si è guardato anche ad un accordo stipulato lo scorso febbraio dai metalmeccanici tedeschi di Ig Metall, in cui si è sperimentato l’utilizzo di una parte dell’aumento salariale per incrementare le ferie di agosto: un accordo limitato peraltro ai soli lavoratori rientranti in casistiche particolari. «Il testo firmato a Sant’Agata Bolognese - precisa Michele Bulgarelli, segretario Fiom di Bologna - è una suggestione che ci arriva dal loro accordo. Nel nostro c’è però di più perchè si prevede che possa prendere permessi solo chi è in pari o quasi per l’anno precedente, venendo incontro alle esigenze di un’azienda che ha bisogno costante di forza lavoro, e l’opzione è ammessa per tutti i lavoratori dello stabilimento. Si va, peraltro, in continuità con l’accordo del 2015 in cui si era concordato che per i lavoratori Lamborghini con 25 anni di anzianità il premio fosse di una settimana di ferie consecutiva retroattiva».

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