La ripresa

Bonus e Pnrr spingono l’edilizia ma mancano operai e tecnici

di Raoul de Forcade e Filomena Greco

 Bonus e Pnrr hanno fatto aumentare i lavori sia nell’edilizia pubblica che privata. Nella foto le opere di messa in sicurezza del torrente Bisagno a Genova

3' di lettura

Una vera e propria rincorsa registrata in un settore, quello delle costruzioni, reduce da un decennio di crisi profonda. Tanto che il problema per le imprese del NordOvest è riuscire a stare dietro alla dinamica del mercato. A mettere il turbo all’intero comparto sono stati i bonus edilizi, il meccanismo dello sconto in fattura e le semplificazioni introdotte dalla legge 108. Nel solo mese di ottobre in Piemonte, come rivela il monitoraggio dell’Ance, gli interventi per il Superbonus 110% sono aumentati del 27,3%, sopra la media nazionale pari al 24%, mentre gli importi sono cresciuti del 38%rispetto al mese precedente. Il momento è positivo come emerge dall’ultima indagine previsionale realizzata sul sentiment delle aziende piemontesi e valdostane dalla quale emerge un dato storico: «Le previsioni su fatturato, occupazione e ricorso a manodopera esterna tornano su livelli positivi dopo anni in cui ha prevalso il segno meno» racconta il Presidente dell’Ance Piemonte e Valle d’Aosta Paola Malabaila. Se confrontate con la fase pre-covid il numero di ore lavorate è aumentato di circa il 20%, segno di una ripresa strutturale. Questo però non basta a rassicurare gli operatori alle prese con variabili pesanti, a cominciare dal caro materiali. «Servono interventi di stabilizzazione normativa che ci permettano di fare una programmazione di lungo periodo così da assorbire la mole di lavori in campo, che si sono accumulati nella seconda metà dell’anno». Dal punto di vista normativo peserà in Decreto Antifrodi come evidenzia Antonio Mattio, presidente di Ance Torino. «Si tratta di un appesantimento del lavoro delle imprese e di un cambio in corsa delle regole che mette in difficoltà gli operatori e i lavori in corso. Va benissimo lavorare sul tema della congruità dei prezzi, aggiornare i prezziari, ma servirebbero controlli ex post». Il caro materiali minaccia l’intera filiera dell’edilizia e la tempistica di esecuzione delle opere tanto che in Piemonte si pensa ad un prezziario regionale per mettere in sicurezza i cantieri. Mancano poi gli operai edili, sia i generici – per il 33,3% delle imprese – che i profili specializzati, per oltre il 60%. «Al corso di laurea in Ingegneri edile del Politecnico di Torino ad esempio ci sono 20 iscritti – aggiunge Malabalia – serve restituire appeal a un settore in crescita».
In Liguria, spiega Giulio Musso, presidente di Ance Genova, «il boom dell’edilizia c’è, è già partito. Tanto che siamo stati presi un po’ in contropiede. Siamo contenti: i numeri sono ottimi, grazie al bonus del 90% e al superbonus del 110% voluti dal Governo, ma anche per i finanziamenti relativi all’attuazione del Pnrr. Il boom ci ha addirittura colti di sorpresa perché venivamo da 10 anni di crisi con migliaia di posti di lavoro persi e aziende che chiudevano i battenti. Ora registriamo una crescita del mercato che si scontra, proprio per questo, con due questioni operative non facili da risolvere in poco tempo: la difficoltà nel reperire manodopera formata e il forte rincaro dei materiali».
Per quanto riguarda la prima, prosegue Musso, «il comparto, dal 2008 a oggi, a Genova ha perso 5mila addetti. E poiché il capoluogo rappresenta il 50% del business della regione, possiamo stimare, nello stesso periodo, circa 10mila addetti persi in tutta la Liguria. Questo ha fatto sì che anche i giovani si allontanassero dai lavori edili. Ora c’è una forte richiesta di manodopera ma non solo: occorrono tecnici, geometri e ingegneri. Grazie ai bonus ma soprattutto al Pnrr, i cui effetti sulle infrastrutture si sentiranno presto, abbiamo una prospettiva di lavoro di almeno 5-6 anni. Dobbiamo quindi recuperare le professionalità di persone che a 45-50 anni si sono trovate senza lavoro e ora possono rientrare ma anche reclutare nuove leve, per garantire il ricambio generazionale». In tema di rincaro dei materiali, Musso sottolinea che i prezzi sono saliti vertiginosamente: «un ponteggio costava 15 euro al metro; ora ne costa 30. Tubi e materie plastiche, poi, registrano aumenti dal 40 al 60%, il legname addirittura del 100% e l’acciaio del 43%. Per non parlare degli isolanti, ricercatissimi».

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