ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùL’indagine

Bonus edilizi, maxi sequestro da 1,3 miliardi. Centinaia di cantieri a rischio

Alla base dell’operazione, il sospetto di emissione di fatture per operazioni inesistenti e truffa ai danni dello Stato per l’eco-sismabonus. Ma ci sono indicazioni in senso contrario

di Saverio Fossati

Tutti i bonus della manovra

3' di lettura

Crediti fiscali sotto tiro, 1,3 miliardi, centinaia di cantieri e migliaia di lavoratori a rischio. Ma forse è un abbaglio. A complicare l’ingarbugliata situazione dei bonus edilizi è un sequestro di urgenza della Procura di Roma, dichiaratasi al contempo incompetente, e poi girato a Foggia che lo ha confermato. L’imputazione è: emissione di fatture per operazioni inesistenti e truffa ai danni dello Stato. Ma di quei 1,3 miliardi, circa 280 milioni sono monetizzati e in parte spesi per cantieri reali. Molti altri erano già amministrativamente bloccati dall’Agenzia al primo sospetto e la parte residua concerne importi di fatture che non sono ancora divenuti crediti d’imposta.

L’accusa è costruita su presunzioni nate da incroci di risultanze delle banche dati dell’agenzia delle Entrate. Non ci sono state verifiche e ispezioni sul campo, anche se vengono ipotizzate operazioni inesistenti gestite da società “cartiere” e di crediti fiscali indebiti, incassati senza eseguire le opere.

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Ma molti elementi di realtà sembrano dire il contrario: operazioni, cantieri, progetti, autorizzazioni, lavori e operai ci sono (con foto e documentazione).

Il sospetto si incentra su cessioni di crediti triangolate su persone fisiche prive di capacità patrimoniale che hanno acquistato e subito rivenduto i crediti a Poste Italiane. La triangolazione sembra il prototipo della frode. Ma forse i fatti vanno letti secondo le regole speciali dell’eco-sismabonus (detrazione all’85%), che è un sistema ad anticipazione finanziaria – non un pagamento a piè di lista come il superbonus 110%- e in base all’articolo 121 del Dl 34/20 che ha reso il credito d’imposta cedibile a chiunque e monetizzabile.

La differenza tra i bonus

In sostanza, per l’eco-sismabonus occorrono dei presupposti non particolarmente complessi: la delibera dell’assemblea di condominio, il contratto di appalto, il pagamento del 15% dell’importo dell’appalto con il bonifico parlante, oltre alla documentazione tecnica e ai permessi edilizi. L’appaltatore quindi emette una fattura in acconto e ha l’opzione di monetizzarla o cederla. Tutt’altro discorso per il superbonus del 110%, per il quale procedura e documentazione sono assai più complesse e opera con una logica “a consuntivo”. Ma le Entrate, nella segnalazione alla Procura, non hanno distinto i tipi bonus e non sembrano considerare l’articolo 121 del Dl 34/2020 che ha liberalizzato le cessioni.

Con l’eco-sismabonus l’appaltatore emette una fattura in acconto e dal suo cassetto fiscale questa viene caricata sulla piattaforma dell’Agenzia. Solo dopo si genera il credito d’imposta. I lavori vanno eseguiti ma sono previsti controlli e verifiche che nel caso di specie non sembra che siano stati fatti.

Le cessioni a Poste

Uno degli aspetti che ha acceso i sospetti dell’Agenzia è quello delle cessioni a Poste Italiane: tutti i correntisti titolari di partita Iva (senza distinzione) hanno avuto a disposizione da Poste un plafond (in alcuni periodi fino a 5 milioni) per le cessioni. Inoltre, Poste è stato l’operatore di mercato che applicava le condizioni più favorevoli (8% contro il 15-20% medio del mercato).

Le imprese, una volta esaurito il plafond ma non i crediti, hanno ingaggiato dei titolari di partita Iva (anche pescandoli nella loro compagine sociale o tra i collaboratori) e con una banale cessione “a sbalzo” del credito a terzi, questi titolari di partita Iva hanno venduto a Poste e poi pagato le imprese con la retrocessione dell’incasso. Queste tipologie di cessioni a Poste possono non piacere ma non c’è nulla di illecito e sono previste dall’articolo 121 del Dl 34/20. Ma la considerazione di base è che di fatto queste forme di aiuti di Stato hanno creato un nuovo mercato: Poste Italiane ha infatti dato semplicemente attuazione all’articolo 121.

Le conseguenze del sequestro, però, sono gravi e possono mettere a repentaglio parecchie imprese che non hanno neppure avuto a che fare con il superbonus e le sue regole ma solo con l’eco-sismabonus. Per non parlare delle conseguenze sui condòmini che si sono fidati degli aiuti di Stato.

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