GUIDA RAPIDA/3

Bonus edilizi: piattaforme online per favorire l’incontro tra domanda e offerta

I fornitori si scontrano con gli aggravi amministrativi legati all'obbligo di usare il credito solo in compensazione e con il problema della carenza di liquidità.

di Fabio Chiesa , Giampiero Gugliotta


4' di lettura

Per gli interventi di riqualificazione energetica (ecobonus) e di riduzione del rischio sismico (sismabonus) è possibile optare, in luogo dell’utilizzo diretto della detrazione di imposta, per un contributo di pari ammontare, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto, anticipato dal fornitore che ha effettuato gli interventi (Dl 34/2019). Alternativamente allo “sconto in fattura” è anche possibile cedere il corrispondente credito di imposta alle imprese che hanno effettuato i lavori ovvero, a certe condizioni, ad altri soggetti, anche privati. I cessionari hanno, da ultimo, facoltà di successiva cessione del credito, senza però possibilità di ulteriori cessioni dello stesso.

Monetizzare la detrazione

Senza dubbio è da salutare con favore l’azione del legislatore che ha introdotto, per i soggetti beneficiari delle detrazioni, la possibilità di “monetizzare” la detrazione d’imposta correlata all’intervento mediante: (1) la richiesta dello sconto al fornitore ovvero (2) la cessione del credito d’imposta.

Il beneficio ottenuto dal contribuente, però, ha come contropartita un onere difficilmente sostenibile per chi realizza l’intervento (primo cessionario), ovvero per il fornitore di quest’ultimo (secondo cessionario), qualora il credito d’imposta sia stato ulteriormente ceduto.

In via generale, infatti, i crediti d’imposta “scontati” o “ceduti” sono utilizzabili da chi effettua lo sconto o dal cessionario del credito, rispettivamente in cinque o dieci quote annuali di pari importo, a seconda dell’intervento da cui derivano. Inoltre, tali crediti sono utilizzabili solo in compensazione, non potendo essere chiesti a rimborso e possono essere ulteriormente ceduti ai propri fornitori, i quali, tuttavia, non possono a loro volta cedere il credito, bensì solamente utilizzarlo in compensazione sulla base delle rate residue.

    Il quadro appena descritto evidenzia come il beneficio concesso ai contribuenti (“sconto” e “cessione del credito”) comporti per gli operatori del settore la necessità di gestire notevoli criticità finanziarie e amministrative.

    Criticità finanziarie

    L’obbligo di compensare il credito d’imposta in cinque o dieci quote annuali di pari importo, unito all’impossibilità di cessione del medesimo a istituti di credito, richiede una disponibilità di liquidità tale da poter finanziare il rinvio dei 4/5 ovvero dei 9/10 del credito d’imposta (a patto di avere la capienza fiscale per poter assorbire, nell’esercizio d’imposta in cui il credito è utilizzabile, almeno il quinto ovvero il decimo del credito d’imposta compensabile). La quasi totalità degli operatori del settore, riconducibili al mondo delle piccole e medie imprese, concedendo lo sconto o acquistando il credito dal cliente finale beneficiario della detrazione, sarà soggetta al rischio di credito e al rischio di liquidità. Il fatto poi che sui bonifici per le detrazioni, banche e poste operano una ritenuta a titolo d’acconto complica ulteriormente la situazione. Molti operatori potrebbero quindi trovarsi nella condizione di dover rinunciare alla fornitura.

    Le uniche entità presumibilmente in grado di far fronte a tali difficoltà potrebbero essere, come di fatto sono, le cosiddette multiutilities.

    Per limitare l’impatto finanziario, una soluzione può essere ricercata nella possibilità di effettuare l’ulteriore cessione del credito d’imposta a un terzo soggetto, identificabile tra i fornitori dell’esecutore dei lavori. Procedendo in tal senso, quindi, l’onere finanziario sarebbe condiviso tra più operatori economici.

    Problemi amministrativi

    Anche dal punto di vista amministrativo ci sono elementi di criticità da tenere in considerazione. L’ulteriore cessione del credito, da esecutore a fornitore, potrebbe anche trovare uno scoglio nel ricarico applicato sulla fornitura ricevuta.

    È evidente infatti che nella generalità dei casi l’esecutore non si limiterà a rifatturare al cliente il mero costo del bene acquistato senza applicare alcun ricarico. Ad esempio, l’installatore dello scaldacqua a pompa di calore, acquistato per 100, esporrà in fattura al cliente finale il medesimo bene ad un prezzo di 160.

    Potrebbe quindi accadere che l’importo del credito trasferibile (104), considerato il ricarico applicato dall’esecutore sulla fornitura, sia addirittura superiore al valore della fornitura (100).

    In casi come questo, salvo che all’esecutore non sia riconosciuto un corrispettivo per il credito ceduto in eccesso, risulta necessario frammentare la cessione, anche a fornitori indiretti di beni e servizi, con evidente aggravio di attività amministrativa.

    Nella migliore delle ipotesi si potrebbe ritenere che il credito di imposta sia ceduto al valore normale, stante l’interesse del fornitore a finalizzare la vendita. In realtà, la cessione del credito richiederebbe un’ulteriore attività relativa alla determinazione del corrispettivo di cessione, che probabilmente incorporerà uno sconto sul credito d’imposta acquistato. Sconto richiesto dal fornitore all’esecutore in considerazione dell’utilizzabilità dello stesso in cinque o dieci quote annuali di pari importo (criticità finanziaria).

    Domanda e offerta

    Le attività sopra descritte genereranno maggiori costi amministrativi con cui gli operatori del settore dovranno confrontarsi, sia nel caso in cui volessero gestire la procedura di cessione del credito internamente, sia qualora volessero dare in outsourcing l’intera attività.

    Proprio al fine di agevolare l’incontro della domanda e dell’offerta di cessione di credito corrispondente alle detrazioni da ecobonus e sismabonus sono state implementate delle piattaforme telematiche, che dovrebbero garantire sicurezza agli investitori interessati all’acquisto dei crediti d’imposta. E così in parte risolvere il problema di liquidità.

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