I dossier aperti tra Roma e Bruxelles

Bonus fiscali fermi: manca il sì europeo

di Cristiano Dell'Oste e Giovanni Parente

(magele-picture - stock.adobe.com)

3' di lettura

Non c’è solo il rapporto deficit-Pil. Il via libera di Bruxelles – a un livello solo in apparenza più basso – è decisivo per tante agevolazioni fiscali. In mancanza dell’autorizzazione comunitaria, oggi sono bloccati i nuovi regimi fiscali previsti dalla riforma del Terzo settore. Ma anche i bonus potenziati dalla legge di Bilancio 2019 per chi investe in start up e Pmi innovative. Così come l’esclusione dall’Iva per i professionisti e i lavoratori autonomi con introiti fino a 100mila euro annui, che applicheranno la flat tax dal 2020.

L’ok dell’Europa è quasi sempre indispensabile quando si parla di Iva (tributo comunitario) o si rischia che una misura configuri un aiuto di Stato. E molte volte richiede tempi lunghi. Emblematico il caso della riforma del Terzo settore: è in vigore da quasi due anni, ma poche settimane fa la richiesta era ancora «in corso di predisposizione» (si veda Il Sole 24 Ore del 15 aprile). Anche perché il ministero del Lavoro ha dovuto attendere la conversione dell’ultimo decreto legge attuativo (Dl 119/2018), arrivata sotto Natale. E, comunque, i nuovi regimi entreranno in vigore solo l’anno successivo all’autorizzazione. Quindi, ben che vada nel 2020, con buona pace degli oltre 336mila enti non profit.

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Il vizio italiano di ritoccare continuamente le regole di certo non aiuta. Il 18 dicembre dell’anno scorso il ministero dello Sviluppo economico comunicava il benestare europeo ai bonus per chi investe in Pmi innovative (detrazione Irpef del 30% e deduzione Ires, sempre del 30%). Ma già il 1° gennaio entrava in vigore la legge di Bilancio, che aumenta le percentuali. Una notizia accolta con favore dagli operatori, che però necessita di un altro placet da palazzo Berlaymont, sede della Commissione Ue.

A complicare le cose c’è anche la prassi delle autorizzazioni temporanee, come quella per la fattura elettronica. La decisione del 16 aprile 2018 con cui il Consiglio Ue ha recepito la proposta della Commissione – concedendo una deroga alla direttiva 2006/112/Ce – vale solo fino al 31 dicembre 2021. Perciò il Governo italiano dovrà chiederne una proroga, allegando all’istanza una relazione sui risultati raggiunti.

È a termine anche lo split payment, altra misura di contrasto alle irregolarità Iva. La deroga scade il 30 giugno 2020. Tra l’altro, l’Italia si è impegnata a non chiedere una proroga dello split payment , una volta attuata la e-fattura.

Bisogna poi considerare che l’iter autorizzativo non sempre va a buon fine. Come il 21 giugno dell’anno scorso, quando la Commissione Ue ha dato parere negativo sulla richiesta di applicare il reverse charge ai servizi resi dalle imprese consorziate nei confronti del consorzio di appartenenza. Misura che in molti casi sarebbe andata a favore dei contribuenti e che rimane bloccata pur essendo inserita nel decreto Iva (Dpr 633/1972, articolo 17, comma 7, lettera a-quater).

A volte sono i funzionari europei a fare la prima mossa. Ad esempio, era finita sotto accusa l’aliquota Iva del 4% sugli ebook, ma il contenzioso è poi stato superato dalle nuove regole europee varate lo scorso autunno. Sono ancora aperte, invece, le due procedure d’infrazione avviate l’8 novembre scorso. Secondo la Commissione, l’Italia non ha riscosso correttamente l’Iva sul leasing di yacht e ha esentato illecitamente dall’Iva il carburante per gli yacht a noleggio nelle acque Ue.

L’incrocio Roma-Bruxelles può generare persino effetti paradossali. In autunno il Parlamento europeo ha votato per la semplificazione dell’Iva, prospettando tra l’altro una futura aliquota massima del 25% (risoluzione legislativa del 3 ottobre 2018, emendamento 13, considerando 8). Poco dopo il Parlamento italiano ha deciso l’aumento automatico dell’Iva al 25,2% dal 2020. È un rincaro che tutte le forze politiche dicono di voler evitare. Ma che, se scattasse in questa misura, potrebbe rivelarsi “fuorilegge” agli occhi di Bruxelles. Per una volta, però, c’è da credere che nessuno si lamenterebbe dell’Europa.

LE MISURE

100mila euro

La nuova soglia: È l’importo massimo dei ricavi o compensi che permetterà di entrare nella flat tax al 20% riservata ai titolari di partita Iva e prevista dall’ultima legge di Bilancio a partire dal 1° gennaio 2020. I contribuenti che opteranno per questo regime sostitutivo saranno esclusi dal campo d’applicazione dell’Iva, ma la misura è soggetta all’autorizzazione Ue

50 per cento

Percentuale estesa: La legge di Bilancio 2019 ha aumentato dal 30 al 40% sia la detrazione Irpef sia la deduzione Ires a favore di chi investe in start-up innovative. La percentuale cresce al 50% quando l’investitore acquisisce l’intero capitale sociale dell’impresa (a patto che lo mantenga per tre anni almeno). Anche questa modifica è soggetta all’ok della commissione Ue

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