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Bonus malus da rivedere Un peso alla gravità dei sinistri

La proposta di Ania lanciata nel corso dell’assemblea annuale. L’attuale classificazione dovrebbe favorire il merito, ma nella prassi non avviene

di Maurizio Hazan

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(AdobeStock)

La proposta di Ania lanciata nel corso dell’assemblea annuale. L’attuale classificazione dovrebbe favorire il merito, ma nella prassi non avviene


4' di lettura

Nella sua relazione annuale del 20 ottobre la presidente dell’Ania, Maria Bianca Farina ha rappresentato l’esigenza di una riforma strutturale dell’assicurazione auto, intervenendo almeno sugli aspetti nevralgici della disciplina di legge.

Tra questi, il sistema del bonus-malus, che consente di modulare il premio in funzione della sinistrosità che potrebbe esser modificato anche in base alla tipologia del sinistro causato e facendo in modo «ad esempio che un piccolo graffio in un parcheggio non conti come un sinistro con lesioni gravi». Considerazioni di buon senso, prima ancora che di diritto, dal momento che proprio i sinistri di più grave entità, oltre che incidere sulla sostenibilità del sistema, sono spesso causati da condotte disdicevoli dalla guida in stato di ebbrezza all’uso dei cellulari. Ed è su questi fenomeni che la leva educativa del malus dovrebbe incidere.

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Il sistema del bonus/malus costituisce uno dei trade mark della disciplina di legge, rivolto a stimolare una più virtuosa gestione del rischio e dunque a controllare la sinistrosità stradale (e la sicurezza della circolazione) attraverso l’incentivazione della guida responsabile. Il Codice delle assicurazioni prevede infatti formule tariffarie (articolo 133) che dovrebbero privilegiare gli assicurati più virtuosi, commisurando il premio in funzione del loro maggiore o minor “merito”. L’attestato di rischio (articolo 134) - completamente digitalizzato e gestito con banca dati – riporta la storia sinistri del singolo interessato e la sua classe “di merito” . Un “patentino” che sarà valutato all’atto della quotazione di una nuova polizza a seconda che l’assicurato abbia commesso o meno sinistri nel periodo di osservazione. La classificazione dovrebbe favorire la più corretta mutualità e la ridistribuzione del premio in funzione dell’effettiva propensione al rischio. Ma ciò non avviene più.

Il sistema del bonus/malus presenta oggi forti limiti strutturali causati dall’effetto di “scivolamento” degli assicurati nelle classi migliori, associate a valori di premio più bassi. Fenomeno favorito dall’introduzione del Bonus “Bersani” e, successivamente, dalla “Classe di merito familiare” (articolo 55-bis, comma 1, lettere a) e b) del Dl n. 124/2019) che consente ai membri di un nucleo familiare di avvalersi, a date condizioni, dell’attestato di rischio migliore in famiglia e dunque di “ripulire”, senza merito , la precedente storia di guida. Questo (ingiusto) appiattimento del merito rischia di assimilare tutte le condotte, parificando bravi e meno bravi. Non è un caso che le imprese, per ridistribuire il fabbisogno tariffario tra assicurati, abbiano valorizzato altre variabili, meno legate all’effettiva condotta di guida e più influenzate da altri parametri oggettivi o legate a fattori di personalizzazione legati a nuove tecnologie (ad esempio, scatola nera). Di fronte alla distorsione dell’originario sistema del bonus/malus si comprendono le ragioni che imporrebbero una revisione delle regole, ridistribuendo le tariffe in funzione degli stili di guida e della loro sinistrosità, valorizzando informazioni ulteriori e diverse rispetto a quelle oggi utilizzate. Così a esempio, una migliore e più corretta profilatura dei rischi individuali potrebbe fondarsi sulla valutazione dell’esperienza di guida del singolo anche su veicoli noleggiati o non di sua proprietà; il tutto considerando anche le sanzioni amministrative subìte e tenendo conto dei sinistri non in modo indiscriminato ma in funzione della loro gravità. In questo senso vanno lette le parole della Presidente Farina, dal momento che aumentare in modo uguale il premio, sia che si commetta un sinistro mortale o che si ammacchi uno specchietto non sembra equo né corretto. Si tratta dunque di comprendere se sia possibile riportare il sistema in condizione di sostenibile equilibrio mutualistico, a beneficio di tutti. E ciò a prescindere dal fatto che già oggi i singoli assicurati possano evitare, in caso di sinistri di modesta entità, lo scatto del malus, rimborsandone in proprio il costo riscattando il sinistro, anche attraverso la Consap. Quanto alle più generali sollecitazioni ad una più trasversale riforma del settore occorre fare un passo indietro. L’assicurazione obbligatoria della rc auto, spesso e impropriamente percepita come una specie di tassa sgradita, costituisce in realtà un sofisticato sistema normativo a spiccata vocazione sociale. Gli obiettivi che persegue sono quelli di regolare e garantire i rischi ricorrenti tipici della circolazione stradale, tutelando tanto il patrimonio dei potenziali responsabili civili (dal rischio “attivo” di cagionare danni) quanto, e forse ancor più, le aspettative risarcitorie dei terzi danneggiati, esposti al rischio “passivo” di subirli. Si tratta di un sistema sovvenzionato da tutti gli automobilisti attraverso il pagamento di un premio la cui misura è stata negli ultimi anni al centro del dibattito legislativo, alla ricerca di un equo contemperamento tra la necessità di consentire ai cittadini di assicurarsi a condizioni di premio sostenibile e le esigenze del libero mercato di pareggiare almeno i conti e non operare in perdita. Un obiettivo che risente a sua volta del controllo di numerosi fattori critici che potrebbero incidere sul costo finale delle coperture; tra questi il costo dei risarcimenti, l’incidenza delle frodi e la propensione degli assicurati a tenere condotte di guida virtuose. Le politiche settoriali di questi ultimi anni, discontinue e non sempre ben coordinate, hanno un poco corrotto l’impianto normativo di partenza, dando vita ad un quadro regolamentare non sempre omogeneo. E’ il momento per un cambio di passo? Forse sì, se si considera che l’avvento delle nuove tecnologie, la diffusione di nuove forme di utilizzo, anche condiviso, dei mezzi e la continua evoluzione del contesto socio economico forniscono il destro per metter ordine alla materia in modo organico, moderno e duraturo.

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