crisi e agevolazioni

Bonus professionisti: perché anche i notai sono in fila per i 600 euro

Alla Cassa del Notariato sono giunte più di 350 richieste di indennità. Ma sono oltre mille i potenziali beneficiari, con redditi fino a 50mila euro

di Dario Aquaro

Bonus da 600 euro, scontato un rifinanziamento

Alla Cassa del Notariato sono giunte più di 350 richieste di indennità. Ma sono oltre mille i potenziali beneficiari, con redditi fino a 50mila euro


4' di lettura

In fila con la ricevuta per l’indennità Covid-19 ci sono anche 353 notai. Trecentocinquantatré professionisti (finora) che hanno chiesto alla Cassa nazionale del Notariato il bonus di 600 euro per il mese di marzo. Anche i notai piangono? Non esageriamo. Però è un fatto che si contino più di mille potenziali beneficiari del “reddito di ultima istanza”: 1.012 per la precisione, oltre il 20% degli iscritti alla Cassa.

Il Fondo istituito dal “cura Italia” all’articolo 44 include anche loro, in quanto «lavoratori danneggiati dal virus Covid-19», come dice il decreto (confondendo il virus con la malattia). Ad approfittarne – al pari di altri professionisti «iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria» – potrebbero essere i 703 notai che nel 2018 hanno percepito redditi fino a 35mila euro. E i 309 che nello stesso anno d’imposta non hanno superato i 50mila.

I primi devono aver subìto limitazioni all’attività a causa dei provvedimenti restrittivi: e possono quindi rientrare tutti nel bonus, vista la serrata generale. I secondi, con redditi tra 35mila e 50mila euro, devono invece dimostrare di aver cessato, sospeso o ridotto l’attività. Dove la riduzione comprovata, trimestre su trimestre, 2020 su 2019, è di almeno il 33% del fatturato, in base al Dm Lavoro-Economia del 28 marzo scorso.

Nuovi ingressi, nuovi estremi
La stima dei potenziali 1.012 arriva direttamente dalla Cassa del Notariato, che ha fatto un po’ di calcoli per Il Sole24Ore. Calcoli necessari perché «la contribuzione segue il parametro del repertorio, cioè dell’onorario: un dato collegato all’atto e che prevede un massimale per i versamenti previdenziali. Altra cosa è il parametro reddituale, di cui non abbiamo un quadro completo e puntuale», spiega il presidente della Cassa, Giambattista Nardone.

Le statistiche sugli (ex) studi di settore pubblicate dal Dipartimento delle Finanze, e relative alle dichiarazioni 2017, parlano invece di una media reddituale di 293.200 euro. Primo posto tra i professionisti italiani: al secondo, per dire, ci sono i farmacisti con circa 120mila euro. Ma è appunto una media di categoria, calcolata su 3.793 notai rispetto ai 4.938 (allora) complessivi. Un valore che esclude 965 forfettari (non tenuti agli studi di settore), quindi in realtà inferiore; ma che d’altra parte comprende anche 146 soggetti che hanno dichiarato ricavi fino a 30mila euro.

Questi numeri rendono già l’idea degli estremi. «I redditi più bassi sono attribuibili soprattutto ai giovani colleghi. Negli ultimi quattro anni – commenta Nardone – sono entrati in esercizio 856 nuovi notai, di cui 406 nel solo 2019. Sono questi ultimi a chiedere ora il bonus di 600 euro: anzi, le 353 domande non coprono ancora tutta la platea sotto i 35mila euro, anche se c’è tempo fino al 30 aprile». Secondo il presidente della Cassa notarile, «è più difficile che tra i richiedenti ci siano colleghi con redditi da 35mila a 50mila euro, perché più complicato dimostrare il calo di fatturato».

Le ragioni del divario
Oltre la “maturità” del professionista, a fare la differenza sono però altri fattori, a loro volta intrecciati: l’andamento dell’economia, il numero di clienti e l’ubicazione dello studio. In altre parole, la mole di lavoro, su cui incidono molto le peculiarità territoriali: «un conto è esercitare in grandi città, da Milano a Roma, o distretti industriali, dove si registrano più vendite immobiliari e operazioni societarie o patrimoniali; un altro esercitare in paesi di pochi abitanti e in zone meno ricche», dice il notaio Nardone. Tenendo sempre presente che è vietata la pubblicità promozionale.

«Anche in ambito forense ci sono evidenti differenze», sottolinea Nardone. C’è il grande avvocato d’affari che insegue un deal dietro l’altro, e c’è il piccolo legale di provincia alle prese con cause minori. «Ma loro sono molti di più di noi (quasi 230mila, ndr) e quindi la media reddituale si abbassa più facilmente» (54.900 euro esclusi i forfettari, che sono altrettanto numerosi, oltre 112mila, e a 18.990 euro annui).

Il calo dell’attività
I notai sono oggi invece 5.148. E nonostante restino primi tra i professionisti, negli ultimi anni hanno comunque vissuto un calo generale dell’attività. Il reddito medio è sceso di oltre il 30% dal 2005: 15 anni fa gli studi di settore registravano 436.200 euro. Rallenta l’economia, rallentano i servizi notarili.

«A ridursi è stata la quantità di lavoro: dalla crisi del 2007 abbiamo registrato un calo degli atti intorno al 35-40 per cento. Una relazione del Notariato del 2016 aveva già messo in evidenza come il reddito netto mensile fosse inferiore a 2mila euro per l’11% e pari a circa 5mila euro per il 75%», ricorda Giambattista Nardone. Seguendo questi numeri, resterebbe un 14% della categoria, circa 600-700 notai, a tirare la volata. Con guadagni molto alti.

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