Legge di Bilancio

Bonus Tv, per il Mise servono 200 milioni. Pressing sulle cartelle

Il limite delle risorse disponibili non lascia troppi spazi di manovra su entrambi i fronti

di Marco Mobili e Marco Rogari

(Igor Kardasov - stock.adobe.com)

2' di lettura

Il rifinanziamento del bonus Tv è sul tavolo del Mef. A chiedere nuovi fondi da inserire in legge di bilancio è stato direttamente il ministero dello Sviluppo Economico con la speranza di superare le ultime resistenze del ministero di Via Venti Settembre. Richiesta recapitata al titolare dei conti pubblici proprio mentre le Lega, M5S e Forza Italia rilanciano la richiesta di una riapertura della rottamazione ter e del saldo stralcio i cui termini sono scaduti il 14 dicembre.

Il limite delle risorse disponibili non lascia troppi spazi di manovra su entrambe i fronti. Il Mise dal canto suo sulle Tv ha lanciato l’alert soprattutto sul fatto che nei primi mesi del prossimo anno le risorse per incentivare il ricambio di televisori o l’acquisto di decoder si esauriranno proprio quando entrerà nel vivo lo swicht off, ossia la necessità di attivarsi per il sostituire quei televisori che non sono in linea con il nuovo digitale terrestre. I 200 milioni richiesti al Mef per rifinanziare gli aiuti saranno destinati in parte anche all’acquisto di decoder di nuova generazione per le fasce più deboli della popolazione.

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Maggioranza divisa sul fronte riscossione

A tenere banco ancora nel confronto tra maggioranza e governo è comunque il tema del fisco e soprattutto della riscossione. Tema che continua ad alimentare le tensioni nella maggioranza. Il centrodestra, a partire da Forza Italia che ha minacciato di non votare il Ddl di bilancio, insiste per ottenere un nuovo rinvio sulle cartelle. Gli “azzurri” hanno strappato una prima apertura. Come anticipato ieri su queste pagine il governo potrebbe consentire anche per le cartelle notificate dal 1° gennaio 2022 la possibilità di pagare entro 180 giorni dalla notifica.

Ma il Pd, pur non essendo contrario ad affrontare il tema, con il vicecapogruppo al Senato, Alan Ferrari, fissa subito un paletto: se l’accordo complessivo raggiunto dalla maggioranza sulla ripartizione gli 8 miliardi per il taglio delle tasse, che non contempla il capitolo delle cartelle, «verrà riaperto, verrà riaperto su tutto».

Cantiere ancora aperto in commissione

In altre parole, i Dem, che hanno dovuto digerire il no di Lega e Fi al contributo di solidarietà sopra i 75mila euro di reddito proposto da Mario Draghi per rafforzare la dote contro il caro bollette, si dichiarano pronti a dare battaglia se dovesse essere fatta un’altra concessione a Fi. E anche a presentare subemendamenti nel caso in cui l’emendamento sul fisco, atteso in commissione, dovesse risultare più “esteso” rispetto all’intesa già raggiunta a Palazzo Chigi. Ma il tema cartelle dovrebbe viaggiare con un correttivo autonomo, evitando così ai ritocchi dell’esecutivo di diventare un terreno di scontro. Che potrebbe aprirsi anche sulla questione delle concessioni balneari, con Forza Italia che ha annunciato nuove proposte di modifica.

Sugli altri capitoli, dal superbonus del 100% alla scuola passando per la proroga della sterilizzazione della Tosap, gli accordi abbozzati nei giorni scorsi dalla maggioranza con il governo sembrano tenere in attesa di trasformarsi in emendamenti riformulati. L’obiettivo è di chiudere l’esame del testo entro lunedì 20 per consentire alla manovra di approdare in Aula il giorno successivo. Mercoledì 22 dovrebbe arrivare il via libera di Palazzo Madama con il voto di fiducia sul maxiemendamento finale del governo.

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