Storie

Bonverre, così il gusto made in Italy in vetro sta conquistando il mondo

I piani di sviluppo della creatura di Morgan Babsia che coniuga sapori tradizionali, innovazioni e digitale

di Gianni Rusconi

3' di lettura

Lui, il fondatore, Morgan Babsia, è di lontane origini albanesi, con avi trapiantati in Basilicata. Chi lo conosce bene lo descrive come un vero personaggio, una persona colta e appassionata di cose belle. Il suo rapporto con il mondo del food and beverage è su due livelli: il primo rimanda all'agenzia di consulenza e comunicazione (Aromi) che gestisce con il socio Mattia Cinacchi e ha come clienti consorzi, operatori dell'hospitality e tutto il mondo horeca; il secondo porta a Bonverre, l'avventura imprenditoriale nata nel 2017 da un premio ricevuto per il packaging di un panettone in vasocottura nell'ambito della prima guida della pasticceria italiana del Gambero Rosso. Avventura che, quasi per caso, prende corpo nei due anni successivi nell'arcipelago del Sulcis, il regno della cucina tabarkina, una miscellanea di cultura alimentare ligure, sarda e africana.

Lì, nel Sud Ovest della Sardegna, matura in Babsia l'idea di valorizzare le ricette della cucina tradizionale dentro un barattolo di vetro e di portare i sughi creati dai più grandi chef italiani direttamente a casa dei buongustai. Il primo prodotto “trattato” rimanda per l’appunto all’isola di Carloforte e al piatto di pasta a base di tonno, pesto e pomodorini, l’ultimo è il Lampredotto in Zimino dello chef Paolo Burde, dell'omonima e storica trattoria di Firenze.

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Nel mezzo tanta sperimentazione di piatti in grado di raccontare la storia di un territorio attraverso le sue ricette autentiche, come per esempio l'Aggiadda (l'agliata), un sugo acido tipico del ricettario tabarkino fatto con pomodoro, aceto, capperi, alloro e aglio e utilizzato anche come “dressing”.

Bonverre ha quindi intuito la possibilità di coniugare sapori, tradizioni e innovazione, scommettendo sul packaging in vetro per le sue doti di conservazione e di riutilizzo. Oggi è una realtà affermata che vende sia online (box di vari prodotti abbinati, mentre il singolo vaso è proposto sull'e-commerce di Atmosfera Italiana) sia attraverso una cinquantina di punti vendita fisici fra enoteche, gastronomie, serre, luoghi dedicati all'arte e department store sparsi fra una ventina di province italiane (soprattutto al Nord).

Morgan Babsia, creatore di Bonverre

Dopo essere sbarcata a Madrid (con l'insegna Casa Base), Vienna (Hans Reh), Eindhoven, Oldenburg (Garda Gourmet, in Germania) e nelle Baleari (Ibiza e Maiorca), la prossima tappa segnata sulla mappa è sempre in terra tedesca, e precisamente Amburgo. Capitali, note località vacanziere ma anche città lontane dalle rotte turistiche di massa.

«Per noi – spiega Babsia al Sole24ore – la selezione dei luoghi dove operare dipende molto dal rapporto che instauriamo con i retailer e con chi possa raccontare il prodotto come solo l'autore della ricetta è in grado di fare. Parliamo cioè di persone competenti che si appassionano ai racconti delle tradizioni e del territorio e crediamo che, se li supportiamo a dovere dando loro contenuti di valore, le nostre vendite possano avere maggiore successo, anche se non siamo nei centri più commerciali».

Non ci sono preclusioni di sorta, in ogni caso, e quando verranno meno le restrizioni imposte dalla pandemia di Covid-19 potrebbero aprirsi per Bonverre anche le porte del mercato extra europeo, a cominciare da Singapore per proseguire negli Stati Uniti, dove la startup ha in corso diverse trattative.Le idee, al fondatore di Bonverre, certo non mancano e trovano sponda nell'importanza strategica attribuita alla componente digital, dal sito all'ampia batteria di strumenti online che costituiscono, al pari degli spazi fisici, «un ambiente fondamentale per costruire un ecosistema che ruoti intorno al proprio brand».

Sul tavolo di Babsia ci sono infatti progetti di co-branding per creare dei veri e propri flagship e realizzare delle botteghe dove si potrà andare a degustare i nostri sapori abbinati a prodotti come pane, piadina, polenta, pasta fresca, alimenti senza glutine e altro ancora. «Prima di tutto, però, lanceremo la prima linea di sughi solo vegetali, e nel frattempo stiamo pensando anche alle bevande, con la stessa filosofia di sempre».

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