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Covid, preoccupa la variante Gryphon. Boom di contagi in Cina

Al momento l’attenzione si concentra sulla XBB.1.5, che in Cina sta circolando da ottobre e che è il risultato della ricombinazione di altre due sottovarianti di Omicron: BA.2.1 e BA.2.1

I dati dei vaccinati al 28 dicembre 2022

3' di lettura

Occhi puntati sulla sottovariante XBB.1.5 del virus SarsCoV2, nota anche come “Gryphon”: potrebbe essere questo recente membro dell’ormai numerosissima famiglia Omicron una delle principali cause dell’impennata dell’epidemia di Covid-19 in Cina. Insieme all’allentamento delle restrizioni, la sottovariante in circolazione dall’ottobre scorso giocherebbe un ruolo importante nello spingere sempre più in alto contagi e ricoveri.

Al momento non ci sono certezze, anche perché i dati scientifici forniti dalla Cina sono pochi, come lo sono le sequenze genetiche del virus depositate nella banca internazionale Gisaid. Che a far impennare l’epidemia sia il virus che muta è perciò ancora un’ipotesi, ma gli esperti la stanno considerando molto seriamente. In Cina «sta accadendo qualcosa di molto importante: il numero di decessi per Covid è incontrollabile e finora si è solo accennato alla possibilità che circolino una o più nuove varianti», osserva il virologo Francesco Broccolo, dell’Università del Salento.

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Sotto la lente XBB.1.5

I candidati non mancano, ma al momento l’attenzione si concentra sulla XBB.1.5, che in Cina sta circolando da ottobre e che è il risultato della ricombinazione di altre due sottovarianti di Omicron: BA.2.1 e BA.2.1. «Sta circolando un vero e proprio sciame di varianti, ma la XBB sta rapidamente sostituendo sottovarianti comuni, come BQ.1 e BQ.1.1», dice ancora l’esperto.

Sottovariante diffusa in altri nove Paesi

La stessa sottovariante si è diffusa in tempi rapidi in almeno altri nove Paesi, sei dei quali europei. Oltre che in Italia, dove al 27 dicembre costituiva l’1,82% del virus SarsCoV2 in circolazione, la XBB è stata rilevata in Francia (1,22%), Belgio (4,56%), Germania (2,05%), Spagna (2,61%) e Regno Unito (5,44%) come indica il sito Our World in Data, citando i dati relativi alle sequenze genetiche del virus depositate nella banca dati internazionale Gisaid. La XBB è presente anche in Australia (3,33%), Canada (1,93%) e Stati Uniti (13,42%). Qui, in particolare, sembra collegata al recente aumento del 140% dei ricoveri a New York avvenuto nell’ultimo mese.

Attenzione massima sugli aeroporti

Il virus sta perciò circolando in modo vivace ed è per questo, osserva il genetista Massimo Zollo, coordinatore della Task force Covid-19 del Ceinge di Napoli, che «negli aeroporti sarebbero necessari controlli non soltanto sui voli diretti in arrivo dalla Cina, ma su quelli indiretti» ed è anche «necessaria un’azione più attiva per la diffusione dei farmaci antivirali e continuare a fare ricerca sulle varianti, per capire che cosa potrebbe accadere da oggi a due mesi». La situazione reale dei controlli aeroportuali però varia da Paese a Paese. Per il Regno Unito, il governo britannico ha annunciato di non avere in programma l’introduzione di test Covid obbligatori per chi arriva dalla Cina, come ha detto un portavoce dell’esecutivo. Il portavoce ha aggiunto che la Uk Health Security Agency (Ukhsa) continuerà a monitorare attentamente la prevalenza e la diffusione di varianti dannose, nonché a rivedere i dati internazionali disponibili.

La situazione in Cina

Quanto alla Cina, le sequenze genetiche depositate nella banca internazionale Gisaid, aggiornate al 22 dicembre, indicano che «stanno circolando soprattutto le sottovarianti BA.5.2 e BF.7 e che sono 81 le sequenze della sottovariante XBB depositate al 9 dicembre», dice ancora Zollo, che ha analizzato i dati con Angelo Boccia, del gruppo di Bioinformatica del Ceinge coordinato da Giovanni Paolella. Il fatto che siano state depositate solo 81 sequenze della XBB, rileva, indica che è stata bloccata l’azione di sequenziamento delle varianti, o non è resa pubblica. A permettere alla XBB si diffondersi velocemente sarebbe la mutazione chiamata F486P, che le permetterebbe di sfuggire agli anticorpi generati sia da infezioni da Omicron 5 sia dai vaccini e inoltre rafforzerebbe il legame con il recettore Ace2 che si trova sulle cellule umane. Sono state rilevate anche mutazioni sulla proteina Spike, l’artiglio molecolare che il virus usa per agganciarsi alle cellule umane, più quattro mutazioni sulla nucleoproteina N, che ha la funzione di proteggere il genoma virale, e cinque sull’enzima necessario al virus per riprodurre il suo materiale genetico. «Questo significa - conclude Zollo - che il virus SarsCoV2 sta migliorando anche nella capacità di replicarsi».

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