RICERCA UPDA

Boom dell'hospitality per soli adulti anche in Italia

di Gianni Rusconi


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3' di lettura

Sono più di una cinquantina le strutture ricettive italiane, e in tutto il mondo ve ne sono almeno 800, che hanno adottato la “no kids policy”. Agriturismi, ristoranti, alberghi, resort e stabilimenti balneari che personalizzano i loro servizi per offrire massimo comfort a un pubblico di soli adulti sono sempre di più e la tendenza sembra aver attecchito con successo anche nel nostro Paese.

Riposante ma si perde qualcosa
I genitori però che scelgono questa opzione, sottolinea lo psicologo Stefano Benemeglio, fondatore dell'omonima Università Popolare delle Discipline Analogiche, potrebbero perdere qualcosa di fondamentale per la crescita dei propri figli e per loro stessi: “La vacanza in famiglia è un momento formativo per il bambino ed è anche un'esperienza unica per i genitori. Se si parte insieme si creano memorie indelebili e si esce dal guscio in cui ogni giorno ci rifugiamo. La famiglia stessa si espone al cambiamento e si mette alla prova.

Ci può stare che, all'interno di un villaggio vacanze ci sia anche un'area riservata per chi vuole stare un momento in tranquillità, ma il fatto che i bambini siano ghettizzati e vi siano intere strutture solo per adulti è preoccupante”. Secondo gli esperti dell'Upda, viaggiare con i bambini serve inoltre a stimolare il “lateral thinking”, e cioè quella capacità di pensare fuori dall'ordinario, affinando la capacità di improvvisare e di affrontare gli imprevisti senza paure. La realtà, invece, dice diversamente. “Il numero di persone che si lamentano della maleducazione dei bambini è in costante crescita – ha aggiunto in proposito Samuela Stano, presidente di Upda – e dalle nostre analisi emerge che, nel corso degli ultimi 10 anni, la situazione è notevolmente peggiorata. È ormai una moda dire che i bambini sono poco educati ed ancora più spesso che i genitori li lasciano troppo liberi, ma che ci sia una così forte intolleranza verso il bambino non è normale”.

Dove nasce il fenomeno
Il gruppo di ricerca dell'Upda, per osservare da vicino l'applicazione della “no kids policy”, si è basato sull'esperienza maturata sul campo nei viaggi in treno, voli aerei e soggiorni in strutture ricettive. In Europa ne sono state rilevate e studiate oltre 400, più di 200 nelle Americhe, 70 in Africa, 61 in Asia e 32 in Oceania. Il fenomeno, secondo gli esperti, ha avuto inizialmente origine nei Paesi anglosassoni e proprio nel Regno Unito, recenti ricerche dicono che il 37% dei sudditi di Sua Maestà è disposto a pagare un prezzo aggiuntivo per un volo senza minori di 12 anni. L'idea è poi stata attuata dalla Thomas Cook Airlines introducendo una tariffa “children free” per Gran Canaria e Creta un paio di volte a settimana. Vi sono poi aree per “solo adulti” riservate nella prima classe dei Boeing 747 e anche a bordo degli A380 in classe economica da Malaysia Airlines

Anche in volo i bimbi sono poco graditi
Le strutture italiane “child free” In Italia, ha spiegato Stano al Sole24ore.com, stanno attraversando un vero boom: “Ormai non si può più parlare di un vezzo per pochi ma di un fenomeno che è già cresciuto molto e che è destinato ad aumentare ancora nel corso dei prossimi anni”.

Nella top list italiana redatta dagli analisti figurano: l'Hotel Mont Blanc in Valle d'Aosta e l'Alpin Garden in Val Gardena, il Palazzo Hedone a Scicli (in provincia di Ragusa) e l'Antico Casale di San Gimignano in Toscana, la struttura a cinque stelle Scalinatella di Capri e il Borgo Brufa Spa Resort a Brufa di Torgiano in Umbria, Pelican Beach Resort & Spa di Pittulongu e il Costa Rey Wellness & Spa di Muravera in Sardegna, il Medical Spa Villa Eden di Merano e il Florida Beach Club sull'Argentario, l'Hotel Stella Maris Levanto in Liguria e il Club Hotel Li Suari di San Teodoro.

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